Le banche cinesi fanno piu’ profitto di quelle americane ed europee

Certo pero’ che bisogna veere quanti di questi profitti sono gonfiati artificiosamente e surrettiziamente sostenuto dall’industria statale. Poi noi sosteniamo sempre che assisteremo nei prossimi sei mesi ad un crollo anche in Cina, quindi e’ tutto da vedere cosa accadrà.

Le banche cinesi assistono a un rallentamento della crescita dei loro profitti anche sotto il peso delle nuove imposizioni governative sui livelli minimi di patrimonializzazione. Ma la loro situazione resta decisamente invidiabile nel confronto con gli istituti di Europa e Stati uniti, sempre più distanti, ormai, dai colleghi di Pechino nella classifica di rendimento su scala mondiale. Lo rende noto il Wall Street Journal.

Le cinque principali banche cinesi, segnala il quotidiano statunitense, hanno registrato nel corso del primo semestre 2011 profitti totali superiori a quelli ottenuti dai primi 14 rivali europei e americani “evidenziando – commenta lo stesso WSj – il potere finanziario della nazione asiatica di fronte al vacillare delle altre economie”. Nella giornata di ieri, l’istituto bancario Industrial & Commercial Bank of China (ICBC) ha annunciato una crescita del 29% del suo profitto che ha portato la somma totale degli utili delle principali banche cinesi a quota 57 miliardi. Contemporaneamente, istituti occidentali come Bank of America e Royal Bank of Scotland hanno annunciato alcune perdite.

Le performance delle top 5 cinesi (ICBC, China Construction Bank, Agricultural Bank of China, Bank of China e Bank of Communications), come detto, si sono ridotte quest’anno del 18% ottenendo comunque un risultato migliore rispetto alle rivali occidentali. Trascinate dai risultati negativi di Bank of America (meno 43%), le principali banche Usa hanno registrato un preoccupante -28% nel corso del medesimo periodo di osservazione. Ancora peggio sono andati i principali istituti europei, la cui performance complessiva si è assestata a quota meno 36%, ipotizzando una cura dimagrante che si tradurrà in una drastica riduzione dei posti di lavoro attraverso un totale di circa 40 mila licenziamenti nei prossimi mesi.

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