Le aziende estere comprano il settore agroalimentare in Italia

La dieta mediterranea fa sempre più gola ai gruppi stranieri: in appena 12 mesi sono infatti passati di mano tre grandi marchi del made in Italy alimentare: l’ultimo “scippo” è toccato al re dei pelati “Ar Alimentari”, accaparrato dagli aglonipponici Princes, società controllata del gigante Mitsubishi.
Dopo essersi aperto con lo shopping dei francesi di Lactalis sul latte Parmalat, il 2011 si è chiuso con il passaggio-choc della storica casa torinese dei Gancia nelle mani dell’oligarca russo della vodka, Roustam Tariko. Pomodoro, latte, pasta: ci sono tutti gli ingredienti-base della dieta mediterranea che ha il suo cuore nel Bel Paese, ma che rischia sempre più di avere il cervello altrove.
Per il presidente della Coldiretti Sergio Marini l’allarme è altissimo e occorre andare quanto prima ai ripari: «Bisogna costituire una task force per difendere il made in Italy alimentare» dice Marini. In effetti negli ultimi anni, è lunga la lista dei grandi marchi dell’Italia a tavola in fuga.
Più indietro nel tempo già la Buitoni, altra storica azienda familiare della pasta, aveva preso il volo per approdare nel portafoglio della multinazionale Nestlè, così come al sapore di Nestlè sono ormai i baci Perugina dopo l’acquisizione da parte del gruppo svizzero del mitico cilindretto di cioccolato fondente con cuore morbido di gianduia e granella di nocciola.
Sull’olio extravergine si sono invece buttati gli spagnoli di Deoleo, acquisendo dalla multinazionale Unilever la Bertolli per completare così un pacchetto completo di olio tricolore: Carapelli, Sasso, Minerva oli. Agli anglo-olandesi di Unilever sono piaciuti anche i nostri gelati Algida mentre la Nestlè dagli scaffali si è accaparrata l’Antica Gelateria del Corso.
Se il food made in Italy è sempre più appetibile terra di conquista per gli stranieri, lo si deve proprio agli agricoltori capaci di garantire quel legame con il territorio che ha consentito ai grandi marchi di raggiungere traguardi prestigiosi, dice la Coldiretti, per questo occorre rinforzare la filiera.
Articolo ripreso da gazzettadelsud.it