Le aziende dei servizi non contribuiscono alla cosiddetta ripresa economica

settore_serviziIl settore dei servizi non sta fornendo un grande contributo alla cosiddetta ripresina di qusto autunno.

Il settore terziario non è riuscito a consolidare lo slancio avuto in febbraio poiché l’attività ha subìto una leggera contrazione alla fine del primo trimestre. Intanto, l’aumento dei nuovi ordini ha riportato un rallentamento e, sul fronte dell’occupazione, non c’è stato alcun cambiamento rispetto ai valori occupazionali riscontrati lo scorso mese. Ad ogni modo migliorano al valore maggiore in quasi tre anni i sentimenti di ottimismo circa l’attività del prossimo anno.

Phil Smith, Economista della Markit, ed autore del report Markit/ADACI PMI™ Settore Terziario in Italia, ha detto:
“La contrazione delle attività del mese di marzo, insieme a quella di gennaio, smentisce la crescita avuta a febbraio e denota un settore terziario che ha contribuito solo di poco alla crescita del PIL del primo trimestre.
“A differenza del manifatturiero, settore in cui la ripresa è al momento in pieno slancio, il terziario ha difficoltà a ripartire con una debole domanda interna che ancora pesa sull’andamento delle attività. Tuttavia, la fiducia tra i consumatori così come tra le aziende si è finalmente ripresa, fattore questo che potrà aiutare a stimolare la crescita.

I numeri sono implacabili, quest’anno più che lo scorso: l’Information Technology italiana è nel pieno della recessione. Quasi 4 miliardi persi dal 2008 ad oggi, ci assesteremo a fine 2013 a 18.215 milioni di euro, con un calo del -4% rispetto al già negativo 2012. Tutti e tre i segmenti sono in calo: Hardware -9,5%, Software -3,2%, Servizi IT -4,3%.
E lo sono tutti i mercati verticali: PA e Sanità oltre il -11%, Commercio, Distribuzione e Servizi a – 5,4%, Industria – 4,7%, Trasporti e Logistica – 4,8%, Telecomunicazioni -2%, le stesse Banche (il maggior spender IT) – 2,1%. Unica piccola luce il Consumer, con un modesto ma incoraggiante +1%.

Eppure siamo diventati onnivori digitali, tablet al +42%, 28 milioni di smartphone che crescono a vista d’occhio, e con essi l’accesso al web, il cloud, e in definitiva l’economia digitale. Il nuovo mondo ancora non colma la crisi del vecchio, ma si espande velocemente con i dieci trend per noi più significativi: Mobile Internet, Social media, Big Data, Internet of Things, Cloud Computing, Automazione della conoscenza, Robotica, 3D Printing, Digital Marketing, E-commerce. L’economia digitale in senso ampio cresce bene, il PIL digitale è qualcosa come il 3,1% dell’intero PIL nazionale, l’e-commerce cresce del +18% e il Mobile Commerce del +160%. Ma se ci confrontiamo con il resto d’Europa, questi valori sono sempre sotto la media.

E questo il commento del presidente di Assintel, l’associazione nazionale delle imprese ICT di Confcommercio – Imprese per l’Italia.  “Non siamo più nel tempo del dire ma in quello del fare, semplicemente perché non c’è più tempo”, questo lo sfogo di Giorgio Rapari, presidente di Assintel e della Commissione Innovazione e Servizi di Confcommercio.

“Le parole della politica ormai sono miraggi dissolti a cui nessuno crede più,come l’agenda digitale che aspetta ancora i decreti attuativi, come la strategia nazionale per l’Innovazione che non arriva, come il credito alle piccole imprese e il sostegno agli investimenti digitali inesistente, o infine il sostegno all’occupazione attraverso la vera riduzione del costo del lavoro. Non per nulla nel Global Competitivenessindex del World Economic Forum, l’Italia è quest’anno scesa al 50° posto: ma è addirittura al 118° posto per l’importanza dell’IT nella visione del Governo e al 130° per la sua promozione fatta – anzi non fatta – dal Governo.

Un perimetro diverso per un mercato diverso: questa è la grande novità del 2013; l’economia digitale ha stravolto il mercato e le vecchie categorie devono essere integrate. Ecco perché il nuovo mercato IT deve comprendere gli Smartphone, che sono a tutti gli effetti dei PC portatili, le applicazioni Mobile, il Digital Marketing, il Cloud come abilitatore “as a service”: questo mercato allargato vale oggi 24.134 milioni di Euro.
Tuttavia la spesa IT nelle aziende è tutta in contrazione, soprattutto per quelle piccole: -19,7% per le micro imprese, -14,8% per le piccole, -11% per le medio-piccole, -7,4% per le medie imprese. Galleggiano solo quelle medio grandi (-0,5%) e quelle top (-0,3%).

Un’altra evidenza che la dimensione troppo piccola delle nostre imprese è per molti aspetti un ostacolo al raggiungimento di standard qualitativi che si stanno alzando sui mercati nel confine tra chi ha potenziale di crescita e chi è condannato al declino.

 

Articolo di Bolognini F- – fonte: linkerblog.biz