Le aziende Bitcoin si ritrovano a Berlino ecco il resoconto

aziende-bitcoin-a-berlino-un-resoconto-della-manifestazione-2015Si e’ svolta a Berlino l’edizione 2015 di Inside Bitcoins, la manifestazione internazionale interamente dedicata al mondo Bitcoin in tutte le sue sfaccettature. Giornate ricche di personalità, novità, dibattiti interessanti e temi importanti.

Pochi ma buoni i partecipanti

I visitatori sono stati numericamente pari a quelli dell’anno scorso. Secondo molti osservatori la mancata crescita è dovuta all’andamento negativo del presso del Bitcoin durante l’ultimo anno. Per quanto molti ripetano (e a ragione veduta) che l’andamento del prezzo della commodity sintetica bitcoin non è necessariamente collegato all’interesse per la tecnologia alla base del fenomeno Bitcoin nel suo complesso, non si può negare che si tratti di una variabile fondamentale, in grado di influenzare a cascata tutte le altre.

Il 2014 è stato un anno di discesa inesorabile del prezzo ma anche, allo stesso tempo, un anno di aumento delle transazioni, degli utenti stimati, della considerazione del fenomeno da parte delle principali istituzioni, delle iniziative imprenditoriali sull’ecosistema e degli investimenti Venture Capital sulle stesse.

Senza salite del prezzo viene meno un potente elemento di curiosità ed interesse da parte dei nuovi arrivati (uno dei motivi per cui Bitcoin si è diffuso con una forza ed una velocità sconosciute ad altri progetti open source è proprio l’incentivo economico a prendervi parte), e con un prezzo in discesa gli early adopter della tecnologia, che sono il vero motore alla base della community, sono un po’ “più poveri” e un po’ meno propensi a girare il mondo e a spendere soldi (l’ingresso agli eventi Inside Bitcoins non è certo economico).

Il resoconto di Giovedì 5 Marzo

La giornata di giovedì si è aperta con il primo Keynote Speech, incentrato sul fatto che, anche se una completa eliminazione del rischio non è realistica, una sua distribuzione pratica è comunque realizzabile. Chris Odom, l’ideatore del progetto Open-Transactions, nonché co-fondatore e CTO di Monetas, ha argomentato la proposta delle “voting pool” e ha presentato l’idea di “portafoglio intelligente” come epicentro di una distribuzione del rischio variabile e personalizzabile a seconda delle necessità.

Il secondo speech è stato uno di quelli a mio parere più interessanti. Tenuto dal creatore di Coinprism e di Predictious Flavien Charlon, verteva su uno dei concetti più promettenti nel panorama cosiddetto “Bitcoin 2.0”, ovvero quello di “Colored Coin”. Flavien ha spiegato la teoria dietro questo concetto ed ha mostrato nella pratica, usando Coinprism (basato sullo standard aperto “Open Assets”), come sia già oggi possibile e persino semplice emettere, distribuire, vendere e comprare i corrispettivi “crypto” di azioni, obbligazioni, titoli in valute o materie prime, il tutto utilizzando la blockchain di Bitcoin.

Ovviamente ci sono molte idee su come far funzionare gli “asset su blockchain”: dai protocolli alternativi a Bitcoin come Etherium, BitShares, Nxt, a quelli costruiti su Bitcoin come Counterparty, Omnilayer (il nuovo nome di Mastercoin), fino alle Side-chain e allo stesso Open Assets. Ma il vero potenziale dietro all’idea di Open Assets e di Colored Coin è l’agilità con cui questa si può adattare e appoggiare ad ogni evoluzione del protocollo Bitcoin stesso. Questa agilità è dimostrata in maniera evidente da alcune domande rivolte a Flavien: “Il vostro protocollo supporterà il payment protocol e i micropagamenti? Il vostro protocollo supporterà il multi-sig? Il vostro protocollo supporterà gli indirizzi gerarchici deterministici? Il vostro protocollo supporterà gli hardware wallet”. La risposta era sempre la stessa: tutta l’innovazione prodotta su Bitcoin è immediatamente disponibile, a costo zero e al tempo zero, anche per gli asset creati come Colored Coin, che è un protocollo minimale che fa solo lo stretto necessario, lasciando tutto il resto al protocollo Bitcoin su cui si appoggia.

Anche il terzo speech della giornata, fatto da un italiano, si è dimostrato all’altezza del precedente, quanto a interesse suscitato e a carica innovativa. Ferdinando Ametrano, promotore del progetto “Hayek Money”, creatore di QuantLib, dirigente in Banca IMI e professore in Bicocca (nonché membro fondatore di AssoB.IT), ha parlato della possibilità e della necessità di costruire una moneta dal potere d’acquisto già immediatamente stabile sulla base della tecnologia Bitcoin. La chiave di questo risultato sta, per Ametrano, nello sviluppo di un “politica monetaria elastica ma automatizzata e non discrezionale”, implementata su un asset su blockchain da utilizzare come moneta, in accoppiata con i bitcoin veri e propri visti come riserva “aurea”. Una “(de)central bank”, insomma.

Degna di nota, tra i numerosi interventi nel pomeriggio, è stata la presentazione del progetto cinematografico “Satoshi’s Last Will” da parte di Aaron Koenig. Le premesse di Aaron sono le seguenti: si può scrivere quanti articoli, trattati, whitepaper e blogpost si desidera, ma il canale ideale per spiegare un fenomeno al grande pubblico oggi è quello della comunicazione video; si può realizzare quanti video-documentari si vuole (su Bitcoin ne sono stati realizzati già molti), ma il vero metodo per raggiungere tutti è la fiction. Il progetto, molto ambizioso, consiste nella realizzazione di un lungometraggio indipendente ma di alto livello, ambientato in un mondo futuro dominato da Bitcoin e tecnologia blockchain, grazie al quale, pur seguendo una classica trama thriller, gli spettatori possano imparare molto sulla rivoluzione tecnologica in corso. I fondi per la realizzazione saranno cercati sia presso i canali di produzione tradizionali sia tramite il crowdfunding, tanto in dollari quanto in bitcoin (anche usando qualche sistema avanzato come Lighthouse).

Interessante anche la presentazione di Stanislav Wolf: “Chi ha bisogno dei Bitcoin Exchanges?”. La sorprendente risposta di Stanislav, che lavora proprio ad un exchange di nome Yakuna, è: nessuno! L’ipotesi di Stanislav, che personalmente trovo molto convincente, è che presto la logica del “gateway” tra moneta statale e titoli su blockchain rappresentativi della stessa diventerà il business dominante nello spazio attualmente occupato dagli exchange, mentre la gran parte delle operazioni di scambio avverrà tra bitcoin e questi crypto-asset, su piattaforme più decentralizzate e meno intermediate.

Il resoconto di Venerdi’ 6 Marzo

La seconda giornata si è aperta con un approfondito Keynote Speech di Brian Fabian Crain sulle basi economiche del fenomeno Bitcoin. Un panel molto seguito è stato quello sulla situazione legale delle tecnologie blockchain in Europa, a cui ha preso parte un pool di esperti avvocati.

Hanno reagito in modo molto costruttivo a una mia provocazione su questo tono: “invece di consigliare agli innovatori del settore in che modo tutelare la propria azienda dalle innumerevoli insidie legali, fiscali, normative e forse anche penali che si pongono, il tutto a costi notevoli e con grandi investimenti di tempo ed energie, non dovreste consigliare loro in che modo sfruttare la vera natura rivoluzionaria di queste nuove tecnologie per creare, invece che classiche start-up legalmente costituite, soluzioni open source e decentralizzate da “monetizzare” in modi alternativi, come Bitcoin stesso, e fornire consulenze sui modi migliori per dissociarsi legalmente dai prodotti creati, pur godendone in qualche misura i guadagni?”.

Altri interventi degni di nota sono stati quello di Eric Lombrozo sulla sicurezza dei wallet Bitcoin, la proposta presentata da Lombrozo come “Sacro Graal” della sicurezza era quella di un wallet che integrasse le tecniche multi-sig con una struttura gerarchica deterministica (come ad esempio GreenAddress); quello di Pavlo Tanasyuk sul progetto SpaceBit; quello di Joey Krug sulla piattaforma Augur; quello di Adam Shapiro su “come rendere Bitcoin piacevole per i governi, senza rovinare Bitcoin nel processo” .

Molto interessante la sua argomentazione di risposta ad una mia provocazione: perché utilizzare la strategia di mostrare alle istituzioni il fenomeno Bitcoin come meno destabilizzante di quanto non sia in realtà, invece che usare proprio le possibili applicazioni più “pericolose” per i regolatori come contraltare inevitabile nel caso in cui gli stessi non decidano di facilitare al massimo la vita agli innovatori più “moderati”?.

Conclusioni

Un solo, vero, peccato, alla fine di queste giornate berlinesi: non è stato possibile commentare con tanti esperti ed appassionati due notizie molto rilevanti, uscite proprio in contemporanea con la manifestazione: l’approvazione del fondo OTC su sottostante bitcoin che ha dato un piccolo scossone al prezzo a inizio settimana (non è ancora l’ETF regolamentato che tanta attesa sta suscitando negli analisti, ma è comunque un piccolo passo interessante); la presentazione di quello che molti già definiscono “l’Uber dei servizi di money transfert”, ovvero la mobile app Abra, che utilizza la tecnologia Bitcoin per creare un mercato semi-decentralizzato di operatori di rimesse internazionali.

 

Articolo di Giacomo Zucco, ripreso dal sito giacomozucco.com