La vera storia di Silk Road il mercato decentralizzato che vendeva di tutto e di piu’

Ergastolo. Così si è conclusa la saga di Silk Road e del suo fondatore, il fantomatico Dread Pirate Roberts, il pirata libertario che aveva creato nel 2011 una eBay delle droghe online, nascosta nelle darknet. Lui era una sorta di leader spirituale del mondo sommerso della Rete, spazio anonimo e sfuggente, deregolamentato e libero.

Ma era anche il gestore di un mercato in crescita esponenziale che ha attirato l’interesse di truffatori e forze dell’ordine. Per i giudici quel pirata altri non era che il trentenne texano Ross Ulbricht. E delle sue molte sfaccettature hanno considerato solo l’anima commerciale.

A febbraio, da un tribunale di New York, l’uomo, che era stato arrestato nell’ottobre 2013 a San Francisco, era già stato giudicato colpevole di sette capi d’imputazione legati al traffico internazionale di stupefacenti e al riciclaggio. E ora è arrivata la sentenza su quanto debba effettivamente scontare.

Contro di lui alla fine erano state raccolte molte prove. La tesi difensiva era che avesse sì fondato Silk Road, ma che non ne fosse più il deus ex machina. E soprattutto che non fosse quello zar del commercio di droga dipinto dagli inquirenti. L’ultima disperata carta Ulbricht se l’era giocata con una lettera al giudice, in cui si mostrava per la prima volta pentito e invocava clemenza e compassione.

Pur non rinnegando le sue idee libertarie, il giovane prendeva le distanze dal modo in cui aveva provato a concretizzarle. “A quel tempo pensavo che le persone avessero il diritto di comprare e vendere quello che volevano almeno finché non facevano del male ad altri. Tuttavia ho imparato da allora che agire sulla base delle proprie convinzioni, senza prendersi il tempo necessario per pensare a fondo a quello che si fa, può avere conseguenze disastrose. Silk Road si è rivelata un’idea molto ingenua e dannosa di cui mi pento profondamente. Doveva essere qualcosa per dare alle persone la libertà di fare le loro scelte, di seguire la loro felicità comunque la intendessero. Quello che divenne poi, in parte, fu un modo comodo di soddisfare la propria dipendenza da sostanze”.

L’ultima battaglia di Ulbricht infatti era delimitata da un campo asfittico: venti anni o ergastolo. Uscire a 50 anni o fine pena mai. “Ho avuto la mia giovinezza, dovete prendervi i miei anni di mezzo, ma per favore lasciatemi la vecchiaia. Lasciate una piccola luce in fondo al tunnel”, erano le ultime accorate frasi della lettera. Quel lumicino oggi è stato spento con una secchiata gelida.

Ergastolo. Che le cose si sarebbero messe male lo si era capito anche dalla lettera pre-sentenza inviata al giudice dalla pubblica accusa. Nella missiva si chiedeva esplicitamente una pena lunga, oltre il minimo previsto (che era 20 anni), e tra le motivazioni erano indicate anche sei morti per overdose di cui l’accusa incolpava indirettamente Silk Road.

Secondo il pm, infatti, il sito fondato e gestito da Ulbricht avrebbe alimentato nuovi consumatori di sostanze che in strada non avrebbero saputo dove sbattere la testa. Affermazione che lascia perplessi molti addetti ai lavori, soprattutto chi si occupa di consumo di droga e di tossicodipendenza. C’è ad esempio chi pensa l’esatto contrario: che Silk Road fosse un ambiente più sicuro per i consumatori di sostanze rispetto alla strada.

Per altro ci sono testimonianze che mostrano l’interesse di Dread Pirate Roberts per la cosiddetta politica di “riduzione del rischio”. Come quella, acquisiti agli atti, del dottore spagnolo Fernando Caudevilla, che dispensava consigli ai consumatori di droga sul forum di Silk Road. Il medico forniva questo servizio su base volontaria, ma come mi spiega via mail – e come ha scritto in una dichiarazione giurata inviata al giudice americano – a un certo punto fu pagato da Dread Pirate Roberts 500 dollari (in bitcoin) a settimana per continuare a dare consigli agli utenti del sito su un consumo consapevole e moderato, sugli effetti collaterali, le interazioni con altre sostanze o medicine e via dicendo.

Ma per l’accusa tutto ciò conta poco ovviamente. La sentenza – lo diceva esplicitamente la lettera del pm – doveva avere un effetto deterrente. Insomma, c’era la volontà di fare di Ulbricht un caso simbolo. Anche in questo caso non c’è bisogno di citare le grida di manzoniana memoria per avere perplessità. Come notano alcuni osservatori, basta considerare il numero dei mercati neri (vedi sezione sui dati delle darknet di questo speciale) che sono comunque proliferati dall’arresto di Ulbricht: tra quelli andati e venuti se ne contano una settantina nel giro di pochi anni.

Ma chi è Ulbricht? Ross, 31 anni, cresce ad Austin, in Texas. Vive l’infanzia fra gli Eagle Scout e la natura del Costa Rica, dove i suoi genitori hanno costruito delle casette in bambù e a energia solare. Ama il surf e campeggiare in campagna. È un ragazzo socievole, libero, spensierato, molto intelligente. Eccelle negli studi pur senza essere uno sgobbone: scienze dei materiali, fisica. Pubblica degli articoli scientifici sulle celle solari. Ma a un certo appunto appare insoddisfatto della carriera accademica che pure potrebbe perseguire. Si interessa all’economia e in particolare alle teorie della cosiddetta scuola austriaca, che ruotano attorno al pensiero dell’economista Ludwig von Mises. Siamo nel terreno del “libertarianesimo” americano: semplificando, un pensiero libertario che sposa però il capitalismo, la proprietà privata e il libero mercato. Tra i suoi principi fondanti c’è l’idea che ogni persona abbia pieno diritto su se stessa e sul proprio corpo e possa decidere liberamente se usare droghe o altro.

Ma Ulbricht è colpito anche da una variante specifica di questo pensiero, l’agorismo, sviluppato da Samuel Edward Konkin III, che formula l’idea di una controeconomia fatta di mercati liberi e volontari, come forma di resistenza al potere statale (qui un articolo sugli aspetti filosofici della questione che cita anche Silk Road).

Così, a inizio 2011, Ulbricht, libertario convinto, crea da solo un sito che dovrebbe incarnare la visione appena tratteggiata. E che infatti, diversamente da molti siti oggi esistenti, si dà delle regole: no pedopornografia, no a cose che possono danneggiare altri, no a merci rubate, e anche le armi sono limitate in base ad alcuni criteri (autodifesa).

La prima cosa che ci vende è una partita di funghetti allucinogeni che da bravo ex scout si è coltivato in campagna. Diffonde il link al sito su alcuni forum, commettendo i primi errori, e lasciando delle tracce di sé che poi saranno utili agli investigatori. Ma allora Silk Road era solo un esperimento sconosciuto. Nel giro di pochi mesi però prende quota, arrivano compratori e venditori. Soprattutto, raccoglie una massa critica di libertari entusiasti, programmatori, bitcoiner.

E a un certo punto Ulbricht decide di darsi una identità online: da anodino amministratore del sito diventa Dread Pirate Roberts, riprendendo la figura leggendaria di un pirata, tratta dal libro e film La storia fantastica. Leggendaria perché l’identità del pirata, oltre che misteriosa, viene passata di mano in mano. Diventa quasi una identità collettiva. E tale apparirà essere anche quella del gestore di Silk Road: fino al processo e ancora oggi molti addetti ai lavori ritenevano e ritengono che Dread Pirate Roberts fosse più di una persona.

DPR, come viene abbreviato, diventa una sorta di guru spirituale. Fonda anche, sul forum di Silk Road, una sorta di circolo culturale dei lettori, che suscita commenti entusiasti. Arriva a rilasciare ai media interviste da rivoluzionario: “abbiamo vinto la Guerra alle Droghe”, dice a Forbes. Ma, specifica, quello che facciamo non ha a che fare con le sostanze. Ha invece ha che fare col “rivendicare i nostri diritti come esseri umani e col rifiuto di sottomettersi quando non facciamo niente di male”. Era l’agosto 2013. Il primo ottobre dello stesso anno, Ross Ulbricht viene arrestato in una biblioteca di San Francisco, mentre è collegato al pannello di amministrazione di Silk Road. Che viene sequestrato dall’Fbi.

Secondo gli atti d’accusa, nei suoi tre anni di vita Silk Road avrebbe visto passare 1,5 milioni di transazioni per un valore complessivo di 214 milioni di dollari (stima che è cambiata rispetto alle prime cifre, più elevate). Il 95 per cento di queste operazioni avevano a che fare con sostanze stupefacenti (si sono raggiunte le 13mila inserzioni), prevalentemente cannabis e Lsd, anche se non mancavano eroina, cocaina, metanfetamine. Il sito prendeva fino al 10 per cento di commissione per le transazioni e gli investigatori hanno tracciato l’equivalente di 13 milioni di dollari (in bitcoin) che sarebbero stati intascati da Ulbricht. Ma come è stato individuato Dread Pirate Roberts? E come è stato trovato il server che ospitava Silk Road?

L’operazione Marco Polo – questo il nome dell’indagine, durata anni – ha raccolto agenti dell’Fbi, del Dipartimento per la sicurezza nazionale, dell’Agenzia delle entrate e della polizia postale americana, oltre al dipartimento antidroga di Baltimora che avrà un ruolo, come vedremo, speciale… Alla guida delle indagini un astro nascente delle investigazioni digitali, l’agente Chris Tarbell, divenuto famoso nell’ambiente per aver incastrato l’hacker Hector Xavier Monsegur, noto online come Sabu, figura di spicco di Anonymous/Lulzsec. Monsegur sarebbe poi divenuto prezioso informatore dell’Fbi continuando a infiltrare e manipolare il movimento di hacktivisti, portando a numerosi arresti. La spiegazione ufficiale – che non ha convinto alcuni esperti e che resta un aspetto centrale perché una acquisizione diversa da quella raccontata, e quindi presumibilmente illegale, avrebbe invalidato le indagini – è la seguente: Tarbell e la sua squadra avrebbero ottenuto l’indirizzo IP di Silk Road, normalmente nascosto attraverso Tor, quasi per caso, sfruttando errori di configurazione del sito. E ne hanno poi individuato il server in Islanda. Una volta ottenuto una copia dello stesso, dall’analisi dei log, dal registro dell’attività, sono risaliti a un indirizzo IP usato dall’amministratore del sito, cioè da DPR, per collegarsi. L’IP non era della rete Tor, ma di un servizio di una VPN (Virtual Private Network).

A quel punto hanno ottenuto dal fornitore della stessa l’indirizzo IP effettivo da cui si connetteva l’amministratore, che riconduceva a un café di San Francisco. Quasi in contemporanea, in una sorta di manovra a tenaglia, era iniziata una indagine su fonti aperte, che cercava le prime occorrenze online del sito di Silk Road. Tra queste una menzione su un forum risalente al 27 gennaio 2011, pochi giorni dopo il lancio del bazar. Un utente di nome Altoid citava questo interessante servizio online per vendere e comprare in modo anonimo. Ma frugando su Google, un omonimo Altoid, nel marzo 2013, in un altro forum chiedeva informazioni tecniche sui siti nascosti su Tor. In questo secondo caso c’era una mail anche: ross.ulbricht@gmail.com. Per di più il nome Altoid era stato poi cambiato dall’utente in frosty, nick usato anche nel pannello di amministrazione di Silk Road, come ormai potevano vedere gli investigatori.

Una ricerca sul nome di Ulbricht avrebbe poi fatto saltare fuori non solo i suoi profili social in cui il giovane mostrava idee politiche non dissimili da Dread Pirate Roberts; ma anche una segnalazione del Dipartimento di sicurezza nazionale, che aveva intercettato dei documenti falsi inviati all’indirizzo di Ulbricht. Agli agenti all’epoca il giovane aveva detto di non saperne niente. Aveva però detto – e suona quasi incredibile – che chiunque avrebbe potuto ordinare documenti falsi su siti come Silk Road e inviarli a casa sua…. Intanto Tarbell vede che il principale sospettato abita pura nelle vicinanze di quel cafè di San Francisco. A quel punto l’obiettivo è sequestrargli il computer acceso per superare il muro della cifratura. Iniziano a sorvegliarlo sia nella vita reale che nei suoi collegamenti online. Possono infatti vedere quando DPR si collega a Silk Road. Il piano è saltargli addosso mentre un infiltrato lo tiene collegato online.

E così avverrà. Sul pc di Ulbricht si troverà anche un diario personale in cui il giovane parla delle sue attività nel bazar della droga. Sugli infiltrati però si apre un altro inquietante capitolo. Gli agenti infiltrati L’operazione Marco Polo aveva diversi agenti sotto copertura dentro Silk Road. Uno di questi, l’agente delle Dea di Baltimora, Carl Mark Force IV, online era noto come Nob, ed era diventato sodale, intimo e collaboratore di Dread Pirate Roberts. Force-Nob riesce a convincere a un certo punto un altro dei collaboratori online di Dread Pirate Roberts, anzi proprio un suo dipendente a libro paga, conosciuto online come Flush, a ricevere a casa una partita di droga. L’uomo, che si rivelerà essere Curtis Clark Green, un mormone dell’Utah di 47 anni, con moglie, due figli, e un nipote, e con problemi di dipendenza da antidolorifici e altre sostanze (il suo primo nickname usato su Silk Road, Chronicpain, dolore cronico, allude a quello), cade nella trappola.

Viene arrestato appena riceve a casa sua il pacco con un chilo di cocaina. E inizia a collaborare. Anche perché viene fuori che Dread Pirate Roberts conosce il suo nome reale. Infatti dai suoi collaboratori il “pirata” si faceva mandare una carta d’identità, come forma di assicurazione contro loro eventuali tradimenti. Proprio uno di questi documenti, fra l’altro, successivamente trovato sul pc di Ulbricht, ha procurato a un altro amministratore australiano del forum di Silk Road molti mesi di prigione. Sta di fatto che a questo punto la storia prende una piega sempre più surreale – se già non lo era abbastanza. Dread Pirate Roberts viene a sapere dai giornali che il suo ex-impiegato Flush, ovvero Green, è stato arrestato in Utah. Pensa che possa dare informazioni su Silk Road; pensa anche, sbagliandosi, che abbia rubato dei soldi.

Incarica e paga quindi Nob, l’agente infiltrato, di punirlo e minacciarlo. Ma, dopo ulteriori consultazioni, non ben chiare, con altri online, sembra cambiare idea e decide per un’esecuzione. E la commissiona allo stesso Nob, ovvero l’agente Force. Il quale insieme ad altri e con la collaborazione dell’indagato Green orchestra quindi una finta morte con tanto di waterboarding nel lavandino e spruzzo di succo di pomodoro finale. Manda le foto a DPR, e DPR paga, senza sapere che i suoi soldi stanno andando al governo americano. Il problema è che Force, insieme anche a un altro agente infiltrato su Silk Road, sta facendo il triplo gioco. Con altre identità nascoste ai suoi superiori da un lato tenta di ricattare Ulbricht ed estorcergli del denaro, fingendosi un ricattatore e facendogli credere di essere al corrente dell’uccisione di Green. Dall’altro, riesce a convincere di nascosto Ulbricht a farsi trasferire 100mila dollari (in bitcoin) in cambio di informazioni sulla stessa indagine, dicendo di avere una talpa nella polizia. Force, insieme all’altro agente, alla fine è stato indagato per vari reati, fra cui frode e riciclaggio.

I due sono anche accusati di aver rubato circa 1 milione di dollari in bitcoin, a partire dalla stessa Silk Road, inclusi i soldi che Ulbricht pensava fossero stati rubati da Green (qui avevamo già scritto della vicenda e ci sono altri dettagli). Gli investigatori avrebbero poi trovato traccia di altri omicidi commissionati da Ulbricht contro un suo presunto ricattatore e contro chi viveva con lui. Gli omicidi non sono mai stati commessi, non risultano a nessuno, l’ipotesi degli inquirenti è che, anche in quel caso come con l’ex-dipendente Green, l’uomo volesse veramente fare fuori delle persone, ma sia stato truffato da qualcuno che è scappato con i soldi (Quindi Ulbricht sarebbe stato ingannato due volte sulla storia dei killer in affitto: una prima volta dal governo americano, e una seconda da un qualche truffatore).

Quest’ultima vicenda resta però ancora molto confusa. Per chi sostiene Ulbricht, le storie dei vari omicidi ordinati e mai avvenuti sarebbe solo funzionale ad offuscare l’immagine del giovane idealista, campione di idee libertarie e non violente. Invano, dopo che la storia degli infiltrati e delle loro manipolazioni è emersa nel marzo scorso, ovvero un mese dopo la sentenza di colpevolezza di Ulbricht, la difesa dal giovane ha chiesto di rivedere il processo. E anche se probabilmente la difesa proverà a chiedere ancora un nuovo processo, anche se restano ancora molti dubbi e punti oscuri sull’intera indagine, così come su questi ultimi sviluppi, la strada di Silk Road e del suo fondatore sembra essersi fermata qua. In una prigione americana.

 

Articolo di C. Frediani ripreso da lastampa.it

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