La truffa ai danni di UBS potrebbe non essere la sola nelle banche svizzere

La maxi-truffa perpetrata ai danni dell’istituto di credito svizzero UBS ha fatto scalpore in tutto il mondo. Ma si tratta davvero di un caso isolato? A questa domanda il Wall Street Journal dà una risposta per nulla confortante.

A partire dal 2009, almeno otto individui o società sono stati sanzionati dalla Financial Services Authority britannica per aver compiuto transazioni non autorizzate o per aver alterato i documenti allo scopo di nascondere le perdite dovute a investimenti sbagliati. E al momento attuale – rivelano alcune fonti che preferiscono rimanere anonime – la FSA avrebbe in cantiere altre azioni legali di questo genere. Si parla di almeno quattro casi. Non sono ancora stati diffusi nomi né altri dettagli: probabilmente ci vorranno mesi per arrivare a una conclusione.

La lente dei regolatori non sarebbe puntata soltanto su singoli dipendenti. L’authority britannica potrebbe anche prendere posizione contro le banche che non si sono adoperate a sufficienza per scongiurare circostanze del genere. Secondo le indiscrezioni, almeno tre dei casi su cui si indaga riguarderebbero ex dipendenti del “back office”: vale a dire figure dal percorso professionale simile a quello del trader di UBS. Chi lavora in queste divisioni, infatti, potrebbe acquisire conoscenze che facilitano l’elusione delle regole interne. In poche parole, denunciano i critici, i punti deboli esistono. Il problema sta anche nel fatto che i sistemi di controllo interni siano strutture complicate e molto costose: un fattore cruciale, in un periodo di crisi che affossa gli utili degli istituti di tutto il mondo, obbligandoli a tagliare le spese.

Nemmeno le autorità di controllo sono immuni da critiche. Sono in molti ad accusarle di non essere state sufficientemente pronte a prevenire scandali colossali come quello di UBS. E fonti vicine all’authority britannica rivelano che, in realtà, non sarebbe in possesso dei mezzi necessari a monitorare le transazioni compiute da singoli dipendenti all’interno di enormi società finanziarie.

Articolo ripreso da valori.it

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