La Svizzera vuole colpire gli strumenti finanziari piu’ rischiosi

La Svizzera sta pensando di regolamentare più duramente i Contingent convertible capital bond, o Cocos. Questi strumenti finanziari, delle obbligazioni convertibili in azioni allo scattare di un dato evento, sono stati largamente utilizzati nel corso degli ultimi due anni. Ciò nonostante la Banca dei regolamenti internazionali (Bis) li consideri «troppo imprevedibili e rischiosi» per essere usati. E dire che la European banking authority (Eba), l’organismo di vigilanza bancaria europea, ne ha incentivato l’emissione per far fronte al maxi piano di ricapitalizzazione degli istituti di credito europei. Ma il vento sta cambiando.

Nello scorso dicembre è stata l’Eba a raccomandare l’uso dei Cocos. Non li ha chiamati con questo nome, bensì Buffer convertible capital securities (Bccs), ma il concetto non cambia. Si tratta di bond ibridi perpetui che vanno in modo diretto a impattare sul capitale Tier 1, la prima riserva di base degli istituti bancari. L’evento che farebbe scattare la conversione da obbligazione ad azione è fissato al 7%, una quota che rientra nei parametri contabili dettati dalle normative di Basilea III.

Non è però d’accordo l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse). In una lunga lettera che l’istituzione parigina ha inviato alla Banca nazionale svizzera si raccomandava di essere molto cauti con questi strumenti finanziari. Emessi in prima battuta da Ubs e Credit Suisse, i Cocos «potrebbero mettere a rischio la stabilità del sistema interno». I timori vertono sulle ricadute che potrebbe avere un evento capace di innescare la conversione dei Cocos. In particolare, l’Ocse fa riferimento al sistema assicurativo elvetico, dove Zurich e Swiss Re sono i maggiori esponenti del mercato, esposti in modo considerevole sia su Ubs sia sul Credit Suisse. Il dossier ora è sul tavolo della Finma (Swiss Financial market supervisory authority), la Consob svizzera, e della Banca nazionale elvetica, che nelle prossime settimane daranno il loro parere.

L’Eba, dopo aver dato il via libera all’uso dei Bccs, potrebbe regolamentare in modo più stringente l’emissione di questi strumenti. Come anticipato dall’agenzia di stampa Bloomberg, i Bccs potrebbero essere largamente usati per le esigenze di liquidità delle banche tedesche. Ma considerata la rischiosità di questi strumenti, non sono pochi i timori per la tenuta strutturale in caso di stress su una o più entità finanziaria. Data l’interconnessione fra il sistema bancario e quello assicurativo in Europa, sia l’Ocse che la Bis hanno invitato alla prudenza. In realtà lo ha fatto anche la Finma, che nel giugno 2011 ha spiegato che «l’uso dei Cocos deve essere fortemente limitato». Questo sia in caso di conversione a un basso trigger del Tier 1, circa il 5%, sia nell’evenienza di un trigger più alto, al 7 per cento. Eppure, negli ultimi mesi c’è stato un largo ricorso a obbligazioni di questo genere, complice il lasciapassare dell’Eba.

Se il regolatore elvetico e la Banca nazionale svizzera decidessero di compiere un giro di vite sui Cocos, gli effetti potrebbero essere incisivi sul mercato bancario europeo. Si creerebbe un precedente in uno dei sistemi economici più importanti, ma non solo. In caso di nuove esigenze di capitale per far fronte all’eventuale fallimento della Grecia, gli istituti di credito elvetici non potrebbero avere il supporto dei Cocos. Secondo i dati dello scorso dicembre, diramati dalla Bis, le banche europee sono esposte sulla Grecia per 144,457 miliardi di dollari. Questa cifra comprende infatti anche tutti i contratti di strumenti finanziari derivati nel portafoglio delle banche Ue. Il Paese più esposto è la Francia, con 64,219 miliardi di dollari. A ruota c’è la Germania, i cui istituti di credito sono esposti per 25,790 miliardi di dollari. L’Italia, invece, ha posizione aperte per 5,343 miliardi di dollari, circa la stessa esposizione della Svizzera.

Se le trattative sul debito greco saltassero definitivamente, per Atene si aprirebbe la porta del fallimento disordinato. In quel caso, potrebbero mutare le esigenze di capitale delle banche europee, ben oltre i 115 miliardi di euro raccomandati dall’Eba pochi mesi fa. Senza l’apporto dei Cocos, potrebbe essere una missione ancora più complicata del previsto.

 

Articolo ripreso da linkiesta.it