La storia delle banche svizzere

La storia del successo della piazza finanziaria svizzera è legata in una certa misura a quella dell’Associazione svizzera dei banchieri, che festeggia nel 2012 i suoi 100 anni di esistenza. Il suo potere e il suo influsso non sono apprezzati ovunque in Svizzera.

“La piazza finanziaria è il settore più importante per il benessere della Svizzera. Contribuisce in misura del 12% al Prodotto interno lordo e offre 195’000 posti di lavoro altamente qualificati”, indica l’Associazione svizzera dei banchieri (ASB) sul suo sito internet.

L’organizzazione, creata nel 1912 a Basilea per rappresentare gli interessi del settore bancario, si fa chiamare da alcuni anni anche “SwissBanking”, per profilarsi in veste moderna sulla scena finanziaria internazionale.

Per commemorare il suo 100esimo anniversario di esistenza, l’ASB ha pubblicato giovedì un volume curato dallo storico basilese Robert U. Vogler, ex responsabile dal 2003 al 2009 delle ricerche storiche presso l’UBS.

Ruolo ancora marginale

Come ricorda Vogler in questa pubblicazione, tra gli avvenimenti che hanno segnato la storia dell’ASB vi è stata l’entrata in vigore nel 1935 della legge sulle banche. Inizialmente, la stessa ASB si era opposta con veemenza contro le nuove disposizioni legali, che miravano tra l’altro a rafforzare la vigilanza sul settore bancario.

L’introduzione della legge aveva infatti fatto seguito alla crisi della Banca popolare svizzera, che si era impegnata in operazioni di credito a rischio in Germania e aveva dovuto essere salvata con l’aiuto del governo.

La nuova legge fissava per la prima volta un quadro legale anche per il segreto bancario, che fino ad allora corrispondeva soltanto ad una regola non scritta. Vogler rammenta che, a quei tempi, il segreto bancario occupava soltanto un ruolo marginale nelle discussioni politiche – un fatto che potrebbe apparire oggi piuttosto sorprendente.

Filo rosso

Il segreto bancario ha però rappresentato una sorta di “filo rosso” attraverso la storia dell’ASB. Già allora, come nei decenni successivi, la lobby bancaria doveva continuamente difendersi contro gli attacchi lanciati sia in Svizzera che dall’estero. Diverse vertenze con le autorità fiscali di Francia e Stati Uniti avevano, ad esempio, occupato per molti anni l’ASB, seppure piuttosto in sottofondo.

Nella pubblicazione per il 100esimo anniversario si rievoca tra l’altro la cosiddetta “vicenda parigina”. “Due rappresentanti della Handelsbank di Basilea erano stati arrestati in Francia, sotto l’accusa di aver aiutato dei cittadini francesi ad aggirare il fisco del loro paese.

Già in quegli anni il Tesoro americano aveva sollecitato le banche svizzere a compilare dichiarazioni fiscali non inoltrate tra il 1929 e il 1933, esigendo informazioni sulle transazioni compiute. Poco dopo la Seconda guerra mondiale, gli Stati uniti avevano inoltre tentato di far abolire il segreto bancario in Svizzera.

Cambiamento di rotta

Vogler dedica un capitolo anche all’iniziativa “contro l’abuso del segreto bancario” lanciata nel 1978. La sinistra e diverse organizzazioni di aiuto ai paesi poveri volevano ridimensionare il segreto bancario, accusando le banche elvetiche di accogliere nei loro forzieri miliardi di franchi trafugati illegalmente da paesi in via di sviluppo. L’iniziativa “era stata però combattuta con successo, sotto la guida professionale dell’ASB”, ricorda ancora Vogler.

Nel 2007, prima ancora di diversi altri attori importanti della piazza finanziaria, l’ASB aveva però riconosciuto che “solo la gestione di fondi regolarmente dichiarati al fisco sarebbe lungimirante”.

Da allora, gli istituti bancari svizzeri preferiscono concludere accordi con paesi interessati, che prevedono il versamento di un’imposta liberatoria sui fondi depositati dai loro cittadini in Svizzera. Questi accordi garantiscono la protezione dei dati personali dei detentori di conti in Svizzera.

Buona base

“I fatti storici, compresi quelli sul segreto bancario, sono riportati correttamente nella pubblicazione dell’ASB”, dichiara lo storico Hans Ulrich Jost a swissinfo.ch.

“Se la piazza finanziaria ha potuto crescere in questo modo nel 20esimo secolo, ciò è dovuto in larga misura anche al fatto che la Svizzera è riuscita a fornire una buona base per permettere a molti evasori fiscali di trasferire all’estero i loro patrimoni”, afferma il professore dell’Università di Losanna. Il segreto bancario vi ha svoto dagli anni ’30 un ruolo molto importante. Perfino il nuovo amministratore delegato di UBS Sergio Ermotti ha dichiarato in una recente intervista che la Svizzera è diventata ricca grazie anche denaro sporco.

Per questo motivo il segreto bancario è stato difeso con tanta veemenza, ritiene Jost. “L’ex ministro delle finanze Kaspar Villiger aveva continuato a dire che il segreto bancario ‘non era negoziabile’, anche quando diverse persone ragionevoli si erano accorte che non si poteva più proseguire in questo modo”. “E il suo successore, Hans-Rudolf Merz, lo ha ripetuto negli anni seguenti”.

Influsso politico

Lo storico di Losanna rivolge alcune critiche a Vogler, per il fatto che quest’ultimo non fa nessun riferimento al potere e alle pressioni politiche esercitate dall’ASB. Documenti storici dimostrerebbero infatti che l’associazione dei banchieri è intervenuta massicciamente nella politica dalla Seconda guerra mondiale.

I rappresentanti del settore bancario sono sempre intervenuti anche nella politica estera e in quella commerciale, sostiene Jost, affidandosi a fonti di cui è venuto a conoscenza quale presidente della commissione dei Documenti diplomatici svizzeri (DDS). “È inquietante notare come i banchieri e l’amministrazione abbiano lavorato mano nella mano per definire la politica estera della Svizzera”.

Lo storico ritiene intelligente la strategia delle banche svizzere di concentrarsi in futuro sui fondi regolarmente tassati. “Da un lato si istaura così una pratica commerciale che spinge i clienti a pagare le tasse sui loro depositi e dall’altro si creano nuovi prodotti per clienti stranieri, che permettono di attirare soldi in Svizzera, senza rivelare i nomi dei loro detentori alle autorità fiscali straniere”.

 

Articolo ripreso da swissinfo.ch