La robotica come chiave del nuovo Rinascimento Italiano

Immaginate un operaio (chiamiamolo Mario, per comodità) che nel 2015 lavora in una fabbrica di scarpe con un normalissimo orario di 8 ore al giorno. Il suo costo per il datore di lavoro è di circa 30.000 euro all’anno e il suo lavoro è semplice e molto ripetitivo.

Ora immaginate di essere nel 2020. Vi sembrerà impossibile, ma dopo soli 5 anni il suo stesso lavoro viene svolto per un costo irrisorio, con orari di lavoro ben più estesi delle 8 ore, senza ferie e con pochissimi giorni di “malattia”. Ma soprattutto tutto questo accade in Europa all’interno della stessa fabbrica dove lavorava quell’operaio 5 anni fa.

Eh sì, perché in questo possibile futuro, Mario, non è stato sostituito da una forza lavoro sottopagata delocalizzata in un paese dove i diritti del lavoratore non sono minimamente paragonabili a quelli europei. Il suo lavoro viene svolto da un robot, che è costato al datore di lavoro circa 20.000 euro e il cui costo giornaliero è essenzialmente rappresentato dall’energia elettrica che serve a farlo funzionare e che può essere ammortizzato in 5/10 anni nel bilancio dell’azienda. Bastano alcuni, preparati, supervisori per far funzionare decine di questi robot che potenzialmente possono lavorare senza sosta.

Ora, non scandalizzatevi, perché tra perdere completamente la sede produttiva di un’azienda italiana a favore di un paese asiatico dove il costo del lavoro è irrisorio, e automatizzare completamente un processo produttivo mantenendolo nel nostro paese, certamente è preferibile la seconda e i motivi sono moltissimi.

Intanto si mantiene l’azienda al 100% in Italia o in Europa, i prodotti non devono attraversare tutto il mondo in container per arrivare fino a noi, tra il risparmio nel trasporto e le regole produttive europee che tutelano l’ambiente, l’inquinamento diminuisce drasticamente, probabilmente viene risparmiata qualche vita a quegli operai che troppo spesso finisco con il suicidarsi o morire sul lavoro per incidenti laddove gli standard qualitativi dell’ambiente di lavoro non sono all’altezza e il tutto è possibile mantenendo i costi del prodotto molto più bassi di 5 anni fa e una qualità eccellente.

Certo, l’operaio in entrambi i casi è restato senza lavoro, ma suo figlio, che ha studiato informatica e di lavoro programma i robot, ha un brillante futuro lavorativo di fronte a sé e ce l’ha proprio qui in Italia, in uno dei paesi più avanzati in termini di ricerca e sviluppo nell’ambito della robotica.

E il bello è che non solo il fatto che l’Italia sia all’avanguardia in questo ambito, è una buona notizia per le fabbriche italiane che possono automatizzare i propri processi produttivi, ma lo è anche per tutte quelle aziende che venderanno questi robot in tutta Europa e in tutto il mondo e per coloro che vorranno investire in tempo nello studio dell’informatica, dell’elettronica e della robotica.

Se avete una fabbrica cominciate a informarvi sui nuovi robot che arriveranno a lavorare al nostro fianco entro pochi anni, se siete operai iniziate a studiare per specializzarvi nella supervisione e nella manutenzione dei robot, se siete studenti approfondite il più possibile questi temi, perché, se saremo bravi a sfruttare le nostre straordinarie potenzialità, l’Italia potrebbe vivere un nuovo Rinascimento proprio grazie a questo settore.

 

Articolo di C_Pozzi, ripreso dal sito imnoguru.com

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