La remunerazione dei promotori impegnati nella consulenza finanziaria

promotori-finanziariI paletti imposti dalla Banca d’Italia in tema di incentivi non sono piaciuti al mondo delle reti. L’imposizione di criteri rigidi nella determinazione della remunerazione dei promotori finanziari, con l’introduzione di logiche più simili al mondo dei dipendenti bancari (fisso e variabile) vengono bocciate a piena voce dall’industria che ha inviato, tramite Assoreti, le sue considerazione in Via Nazionale.

Nel mirino di Palazzo Koch (Bankitalia mette il tetto agli incentivi dei promotori) era finita in particolare la componente variabile delle remunerazioni dei dipendenti e anche dei soggetti con un contratto di lavoro autonomo, come appunto i promotori finanziari. In pratica, secondo quando indicato nel documento messo in consultazione da Bankitalia, è necessario sempre distinguere tra una componente  “ricorrente”, che rappresenta la parte più stabile e ordinaria (equiparabile quindi alla parte fissa dei dipendenti bancari); e una “non ricorrente”, che ha invece una valenza incentivante e soggetta a determinati “presidi prudenziali” che la mandante può applicare anche per la parte ricorrente. E il rapporto tra queste due voci deve essere 1:1.

Proprio questa decisione non è andata giù al mondo delle reti che, secondo quanto risulta ad AdvisorOnline, hanno apprezzato il lavoro svolto dalla Banca d’Italia al fine di recepire le novità della CRD 4 nel corpo delle Disposizioni di vigilanza in materia di politiche e prassi di remunerazione, ma meno la scelta di non fare le adeguate distinzioni quando si parla di promotori finanziari. In particolare, nelle osservazioni inviate da Assoreti alla Banca d’Italia, e che la redazione di Advisor ha avuto modo di visionare, si invitano le autorità a valutare con attenzione la decisione di stabilire un rapporto 1:1 tra fisso e variabile anche per i promotori finanziari “il cui lavoro è autonomo e caratterizzato da una produzione di tipo imprenditoriale” che si riflette sulla modalità provvigionale della remunarazione.

“La fissazione di un tetto alla remunerazione variabile, per cui questa non può eccedere in via di principio l’ammontare della remunerazione fissa (rapporto di base pari a 1:1)”, secondo Assoreti non è applicabile alla remunerazione provvigionale del promotore finanziario. Anzi. L’idea stessa di una proporzione fra le due componenti, fissa e variabile, “perde di significato se riferita ad una remunerazione in cui non soltanto la componente incentivante, ma anche quella ordinaria, è determinata in modo variabile, al punto che verrebbe snaturata la causa dell’agenzia” spiega Assoreti.

Ecco perché, continua l’associazione che riunisce le reti di promozione finanziaria, è necessario individuare una disciplina ad hoc per i promotori finanziari. Possibilmente evitando formule che portino l’intermediario a “comprimere artificiosamente” la parte non ricorrente.

Una visione, quella di Assoreti, condivisa anche dall’ESMA (European Securities and Markets Authority) che nell’interpretare il termine “appropriately balanced” utilizzato nella direttiva CRD 4 con specifico riferimento ai tied agent (quindi ai promotori finanziari) ha affermato che il termine remunerazione “adeguatamente equilibrata” non dovrebbe essere inteso nel senso di una  scissione tra fisso e variabile della remunerazione per gli agenti pari a 1:1. Né tanto meno con l’ipotesi di una remunerazione variabile al 100%. Il giusto equilibrio tra fisso e variabile  deve essere trovato “nell’interesse dei clienti delle imprese”. In una parola: no ai rapporti di remunerazione imposti per legge; no al trattamento da dipendenti anche per i promotori finanziari.

Un trattamento che, purtroppo, emerge anche in un altro punto della consultazione avviata da Bankitalia: quello relativo all’individuazione delle figure rilevanti di risk takers. Secondo quanto si legge nel documento di Palazzo Koch l’individuazione del personale “più rilevante” non è più lasciata alla discrezionalità e all’auto-valutazione degli intermediari, ma è stabilito per legge applicando regole valide per il mondo dei dipendenti bancari e degli esponenti aziendali.

Un’equiparazione che non è andata giù al mondo delle reti che tramite Assoreti ha reso noto che non è corretto “il rinvio tout court per gli agenti ai criteri che la Commissione europea sta prevedendo, conformemente alle indicazioni dell’EBA, con esclusivo riferimento alle figure dei dipendenti e degli esponenti aziendali” si legge nelle considerazioni di Assoreti. “Si ritiene, invece, che debba essere conservata anche in tale ambito una disciplina speciale nella quale vengano individuati criteri ad hoc, non ulteriori rispetto a quelli previsti dai dipendenti e che rimarrebbero così comunque applicabili”.

 

Articolo ripreso dal sito advisoronline.it – autore: Francesco D’Arco