La recessione non esiste in Australia

L’Asia è il continente meno colpito dalla recessione mondiale, ma è a Perth, considerata la capitale occidentale più isolata al mondo, che la parola recessione è sconosciuta. Grazie alle miniere dello stato dell’Australia Occidentale, di cui Perth è la capitale, da cinque anni l’economia cresce a ritmi da capogiro. Questa è la città con la più bassa percentuale di disoccupazione in Australia ed il più alto tasso di crescita del reddito, che negli ultimi cinque anni è salito del 35%.

Ogni settimana mille persone in cerca di lavoro si trasferiscono a Perth, non solo dall’Australia ma da tutto il mondo. Ed infatti in cinque anni la popolazione è cresciuta del 14,3%. Naturalmente la maggior parte della nuova forza lavoro viene assorbita dall’industria mineraria, che soddisfa l’insaziabile domanda cinese di materie prime. Perth è l’equivalente australiano di Shanghai ai tempi dell’esplosione urbana: ci sono cantieri dovunque e le infrastrutture esistenti sono costantemente al collasso.

Naturalmente i salari offerti agli emigrati sono molto competitivi: un camionista, ad esempio, guadagna tra il 150 e di 200 mila dollari l’anno contro i 60 mila offerti dalle imprese dei trasporti europee nel vecchio continente.
Anche il costo della vita è aumentato. Secondo uno studio dell’Economist questo è ormai più alto a Perth che a Londra o New York. Dal prezzo di un caffè o di una pinta di birra (circa il 30% in più rispetto a Sydney) fino a quello del biglietto del cinema o agli affitti settimanali (aumentati dell’80% in cinque anni), vivere in questa città diventa sempre più caro.

Ormai anche nei sobborghi è diventato difficile trovare un appartamento o una casa a meno di 600 o 700 dollari la settimana a causa dell’eccezionale domanda di abitazioni. I residenti di Wanneroo, ad esempio, un sobborgo di Perth sull’Oceano indiano, sono cresciuti in cinque anni del 40% arrivando a quota 150 mila.

Molti professionisti e operai di recente immigrazione si stabiliscono con le famiglie a Bali dove la vita costa molto meno. Sono i nuovi frontalieri della globalizzazione, gente che viaggia in aereo per lavorare tre o quattro settimane nelle regioni più remote dell’Australia Occidentale e tornarsene a casa, in riva all’oceano indiano, per una decina di giorni. Uno stile di vita ben diverso dai nostri frontalieri, ma si sà la globalizzazione sta cambiando proprio tutto.
Fonte: http://www.caffe.ch