La nuova disciplina delle societa’ tra professionisti

La normativa per costituire le Società tra professionisti resta piena di incognite. E chi sperava che il regolamento modificato, con tanto di relazione accompagnatoria che ItaliaOggi ha potuto visionare, avrebbe sciolto ogni dubbio in materia di previdenza e di fiscalità rimarrà deluso. Perché anche se il provvedimento non è tenuto a prendere posizioni in materia per assenza, come precisa la relazione, «di riferimenti nella normativa primaria», la soluzione prospettata presta comunque il fianco a numerose interpretazioni.

Uno dei nodi principali da risolvere e che aveva bloccato più volte l’iter del provvedimento era infatti relativo al collegamento fra redditi prodotti nelle Stp e contribuzione alle casse di categoria. Senza un preciso collegamento, infatti, si aprono le porte a forme di elusione contributiva in grado di danneggiare nel lungo periodo la stabilità degli enti previdenziali. Ora, la sola interpretazione che ne dà il ministero della giustizia, è che i profili fiscali e previdenziali «trovano adeguata regolamentazione legislativa per talune professioni (ingegneri e architetti), mentre per quanto riguarda gli avvocati, sono stati di recente esplicitamente trattati dalla citata riforma ordinamentale».

Dunque per alcune professioni tecniche si fa più o meno implicito riferimento alle già esistenti società per l’ingegneria senza entrare comunque nel dettaglio della norma; si poi escludono gli avvocati che le loro società le hanno disciplinate con la normativa appena approvata e si tagliano fuori anche i notai, perché «lo svolgimento di pubbliche funzioni, quale quella notarile, non può costituire oggetto di attività in forma societaria».

In ogni caso tra un tira e un molla il testo, salvo sorprese d’ultima ora dovrebbe essere in dirittura d’arrivo, in queste ore all’attenzione del ministro dello sviluppo economico Corrado Passera che dovrà firmarlo. La disciplina, rivisitata anche secondo le indicazioni del Consiglio di stato (si veda ItaliaOggi dell’11/10/2012), prevede modelli societari improntati su criteri di massima trasparenza per i soci (professioni e non), un preciso regime di incompatibilità per la partecipazione a più società e un regime disciplinare direttamente correlato al settori di attività dei soci.

L’ultima bozza di regolamento precisa infatti che la società risponde delle violazioni delle norme deontologiche dell’ordine al quale è iscritta. E le mutidisciplinari, tiene a precisare ancora la relazione, saranno iscritte presso l’albo o il registro dell’ordine individuato «dai soci come principale nello statuto o nell’atto costitutivo», salvo i casi in cui i professionisti «non connotino un’attività dell’ente in misura prevalente», giacché in questi casi «resta aperta l’opzione di una plurima iscrizione con conseguenti regimi concorrenti».

 

Articolo ripreso dal sito italiaoggi.com