La nostalgia per i bei tempi dei BOT

Molti risparmiatori oggi  ricordano con nostalgia  i bei tempi dei Bot con i tassi di interesse a due cifre e la facilità con la quale portavano a casa laute cedole da investimenti molto semplici e alla portata di tutti.

Per loro, tra l’altro, non contava quale fosse all’epoca il tasso di inflazione che, per dirla con Ugo Tognazzi, è quella cosa che ti rende povero nonostante tu abbia un sacco di soldi. A loro piacevano tanto gli interessi nominali, la quantità di denaro che si riversava periodicamente sui conti e non sottilizzavano molto sui rendimenti reali. A dire il vero questa predilezione non si è modificata di molto.

Eh sì, piace e dà soddisfazione vedere il proprio capitale (nominale) crescere e moltiplicarsi su conti correnti rigogliosi di cedole appena incassate. Purtroppo, ai giorni nostri, torta di riso finita. D’altra parte, fortunatamente, è finita anche la distorsione monetaria dovuta all’inflazione, che oggi è praticamente zero e che quindi fa coincidere interessi nominali e reali.

Almeno non ci si confonde. Ma questa non è una consolazione per i nostalgici dei bei tempi andati, quelli che, tra l’altro, investivano a mani basse anche nel mattone, perché “non ci si rimette mai”.

Gli ex Bot People stanno facendo ancora oggi molta fatica psicologica ad abituarsi ai tempi della repressione finanziaria e dei tassi zero/negativi, perchè considerano, di solito, solo un aspetto del problema, quello nominale appunto. Ma in realtà, anche per loro, non tutto il “male” viene per nuocere.

bei tempi dei bot quelli in cui lo stato regalava interessi a destra e a manca
I bei tempi dei bot quando davano anche il 20% di interesse

L’inflazione è, per i risparmiatori, un nemico strisciante e invisibile. I suoi effetti, dopo alcuni anni, sono devastanti: a un tasso di inflazione del 3% sono sufficienti 12 anni per ridurre di un terzo il potere di acquisto dei risparmi; dopo 23 anni il potere d’acquisto è dimezzato.

Oggi, ragionando in termini di rendimenti reali (rendimento nominale netto meno inflazione), questo nemico è sconfitto, annientato. Oggi tenere i soldi sul conto corrente a tasso zero o sotto il materasso, costa, in termine di perdita del potere di acquisto, molto molto meno di qualche anno fa.

Lasciare i soldi sotto la piastrella negli anni 80 poteva costare anche 17,8 punti percentuali sul capitale, investendo nello stesso anno in Bot al 20% lordo,(il tasso era quello), meno tassazione del 12.5%, il rendimento reale risultava -0,3%, quindi comunque negativo.

Investire in borsa, all’epoca, era conveniente solo in caso di ritorno dell’investimento superiore al 20%, altrimenti era un suicidio. Una bella scommessa no?

Anche recentemente abbiamo avuto anni a rendimenti reali pesantemente negativi sui Bot annuali: nel 2012, con inflazione al 3% e tassi all’1,35% e nel 2013 con tassi allo 0,75% e inflazione all’ 1,2%. Chi è rimasto fedele agli strumenti consueti, ha perso potere di acquisto per due anni di fila.

Per portare a casa risultati reali positivi oggi basta molto meno. È vero che bisogna accompagnare i clienti su strumenti finanziari a loro meno conosciuti, è vero anche che l’alternativa è “materasso o rischio”, ma non è necessario spingere poi così tanto l’acceleratore.

Oggi il cliente è sempre più in difficoltà a far da solo, per questo mai come ora si affida a noi consulenti. Proprio per questo il consulente che serve oggi non è il piccolo chimico creativo, che aumenta la dose di rischio alla ricerca dell’exploit di portafoglio, ma quello con i piedi per terra e ben conscio del fatto che ogni performance negativa generata di questi tempi potrebbe venire recuperata, in termini reali, solo dopo molti anni, se le borse dovessero, per qualsiasi motivo, smettere di correre.

È vero che il rendimento odierno del Bot annuale è negativo e ulteriormente appesantito fiscalmente dallo 0,2% dell’imposta di bollo sul patrimonio. Ma ricordate (per chi c’era) quando i clienti confrontavano le nostre performance con quelle dei Bot? Non era scorretto? Eppure lo facevano.

Oggi questo ragionamento non tiene più, il risk free è (artificialmente) negativo. Ma questo non significa che il rischio non esista più. Non possiamo essere noi, ora, a riproporre quel confronto ai clienti: anche se probabilmente ci toglieremmo più di una soddisfazione, saremmo scorretti.

Oggi il benchmark per noi e per il cliente è il materasso. Facile? Dipende. Batterlo, con un’adeguata diversificazione di strategie, non dovrebbe essere un problema nemmeno nel 2016. Meglio però non fare gli eroi e non andare in overconfidence, perchè venire battuti dal materasso sarebbe veramente imperdonabile.

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