La necessita’ di risparmiare fara’ migliorare il clima nei prossimi anni

La Bourquin SA produce imballaggi di cartone da oltre un secolo. Le confezioni per la frutta, la cioccolata o le bottiglie di vino sono presenti in ogni negozio del paese. L’utilizzo di materiale riciclato non è l’unico segreto del successo dell’azienda di Couvet (Neuchâtel).

Da quando è stato adottato un nuovo concetto energetico, le uscite contabili hanno infatti registrato un cospicuo calo. Grazie a una serie di interventi nella linea di produzione e nel trattamento degli scarti, il consumo energetico è stato ridotto dell’85%, per un risparmio netto di 100’000 franchi all’anno.

Evoluzione simile alla fabbrica Nestlé di Konolfingen, nel canton Berna. L’introduzione di tecnologie pulite e il miglioramento dei processi produttivi hanno permesso di economizzare 7’610 tonnellate di CO2 (-58% in cinque anni) e 140 milioni di litri di acqua (-34%).

Le tendenze osservate presso Bourquin e Nestlé non sono casuali. Le due aziende collaborano in effetti con l’Agenzia dell’energia per l’economia (AEnEC), il cui compito è di proporre dei modelli “su misura” di gestione energetica.

«Nel 2010 le oltre 2200 aziende partner hanno ridotto le emissioni di CO2 di 1,3 milioni di tonnellate e il consumo di elettricità di 1’000 GWh, un quantitativo che corrisponde a un terzo della produzione della centrale atomica di Mühleberg», spiega Pascal Gentinetta, presidente dell’AEnEC.

La maggior parte delle imprese, prosegue Gentinetta, ha ridotto le emissioni su base volontaria. Le altre hanno invece fissato degli obiettivi vincolanti con la Confederazione al fine di essere esentate dalla tassa federale sul CO2.

Investire 500 franchi per risparmiarne il triplo

Riducendo le loro emissioni di oltre il 20% rispetto ai valori del 1990, sottolinea l’AEnEC, le imprese svizzere forniscono un contributo enorme al raggiungimento degli obiettivi di Kyoto. «Le misure dell’AEnEC adottate dalle aziende hanno due vantaggi: hanno effetti positivi sul clima e sono redditizie, anche in situazione di crisi», ci spiega Pascal Gentinetta.

Nel 2010, le aziende che fanno capo all’AEnEC hanno investito oltre 150 milioni di franchi nella protezione del clima. In media, gli investimenti saranno ammortizzati in tre anni. In diversi casi sono bastati piccoli interventi per migliorare il bilancio (energetico e contabile).

Abbassando di un solo grado il limite di temperatura, il fabbricante di tele metalliche Bopp ha ad esempio ridotto il consumo di elettricità annuale di 22’230 kWh. Investendo 500 franchi, indica l’azienda, si risparmiano ogni anno 1’729 franchi.

Un modello da esportazione

Il partenariato pubblico-privato dell’AEnEC rappresenta un «modello di successo» non soltanto per la ministra dell’ambiente e dell’energia Doris Leuthard, ma pure per il WWF.

«Negli ultimi dieci anni le imprese hanno contribuito in modo preponderante alla riduzione del CO2 e al risparmio di elettricità. Hanno pure risparmiato molto denaro, e questo in un periodo in cui il prezzo del petrolio è passato da 35 a 100 franchi per 100 litri», afferma a swissinfo.ch Patrick Hofstetter, responsabile della politica climatica presso il WWF Svizzera.

«Purtroppo – puntualizza – soltanto il 40% delle aziende fa parte dell’AEnEC».

Nell’attesa che altri imprenditori aderiscano alla piattaforma (sono stati 160 nel 2010), il sistema elvetico sta suscitando interesse anche all’estero. «Nel settore industriale e dei servizi – rileva Pascal Gentinetta – disponiamo di uno strumento pionieristico a livello internazionale. Ad interessarsi al modello dell’AEnEC sono soprattutto la Germania, il Lussemburgo e la Cina».

Tecnologia efficiente, ma costosa

Secondo gli esperti, l’efficienza energetica dell’economia elvetica può essere ulteriormente migliorata. Di parecchio. «Numerose aziende non sono consapevoli che si possono ridurre gli scarti termici o ottimizzare il funzionamento dei macchinari», rileva Charles Weinmann della ditta di consulenza energetica Weinmann-Energies.

«In un caso abbiamo ad esempio notato che si iniziava a climatizzare i locali quando la temperatura esterna superava i 10 gradi e si continuava a riscaldare fino ai 15 gradi. Un controsenso!».

Per raggiungere la massima efficienza energetica nelle industrie, osserva dal canto suo il consulente energetico Thomas Bürki, è indispensabile considerare il consumo di elettricità e la dispersione di calore nel loro insieme.

I sistemi ORC (Organic Rankine Cycle), spiega, consentono di utilizzare il calore residuo per produrre vapore e quindi elettricità. «L’eco-bilancio di questa tecnologia è estremamente positivo, più dell’energia solare. In Svizzera si potrebbero produrre 150 milioni di kWh, ossia il fabbisogno della città di Lucerna».

Altri sviluppi tecnologici vanno nella direzione degli edifici intelligenti (smart-building), in cui l’accensione delle luci e degli impianti di ventilazione e di riscaldamento è controllata da sensori. Il locale diventa così funzionale soltanto quando è effettivamente utilizzato.

Le soluzioni sono dunque a portata di mano. O quasi. L’introduzione di tecnologie simili richiede grossi investimenti e i tempi di ammortamento sono lunghi. «Le misure di miglioramento con un pay-back di dieci anni stanno diventando sempre più interessanti, anche considerato l’aumento quasi certo dei costi delle energie fossili e dell’elettricità», osserva Thomas Bürki.

Se però le aziende non saranno sufficientemente sostenute, avverte, non sarà possibile sfruttare l’enorme potenziale.

 

Articolo ripreso da swissinfo.ch