La Guida Galattica per i Bitcoin

guida-galattica-per-i-bitcoinRipresa al Gavrilo’s Blog, uno dei punti principali di riferimento per la comunita’ Bitcoin, Vi proponiamo una semplice guida ai Bitcoin. Con un omaggio nel titolo che molti lettori speriamo gradiranno.

Un sito che tratta di Bitcoin deve descrivere cosa sia il Bitcoin.  Dopo tutto è anche uno dei nostri obiettivi quello di aiutare la gente che non ha idea di cosa il Bitcoin sia, a capire il fenomeno, cominciando dalle basi. Anche per chi legge ed ha una buona conoscenza dell’oggetto potrà godere di una breve rinfrescata ai concetti basilari di questa tecnologia. Il punto è che il Bitcoin è un fenomeno estremamente complesso, a cominciare proprio dai meccanismi che lo regolano.

Dietro ad essi, c’è infatti un algoritmo straordinario, e spiegarlo in maniera dettagliata richiederebbe un alto livello di conoscenza e competenza matematica, crittografica ed informatica che non tutti possiedono. Io stesso sono un imprenditore con un background inadeguato per guidarvi attraverso le insidie strettamente tecniche dell’argomento. Fortunatamente ciò non significa che non si possa comprendere il protocollo Bitcoin lo stesso. Al contrario, mantenendo le cose abbastanza in maniera semplice ed intuitiva, riusciremo ad avere una comprensione, necessaria per poter formare pareri nostri e, soprattutto, una consapevole e autonoma idea sull’argomento. Prima di procedere ulteriormente con la spiegazione, vorrei chiarire alcune notazioni: quando scrivo Bitcoin, con la lettera ‘b’ maiuscola si intende il progetto, il protocollo, l’intero fenomeno; quando scrivo bitcoin con una piccola ‘b’, mi riferisco alle monete che spendiamo in particolare.

Prima di tutto, il Bitcoin è una valuta virtuale che non ha una corrispondenza fisica se non in edizione limitata per collezionisti: ogni moneta è in realtà una stringa alfanumerica generata all’interno di un computer. Più specificatamente , come avrete sentito, il Bitcoin è una criptovaluta (cryptocurrency) . Ciò significa che tutto il suo meccanismo si basa sulla crittografia per poter funzionare in maniera appropriata. Il protocollo Bitcoin fu creato da Satoshi Nakamoto. Nessuno sa chi realmente sia costui, nei mesi scorsi alcuni giornalisti sostennero di averlo trovato a Temple City in California: un certo Dorian Satoshi Nakamoto, fisico matematico di 64 anni, ma poi la sua estraneità alle vicende della criptovaluta fu acclarata e l’opinione più accreditata rimane che quel nome sia solo uno pseudonimo per nascondere la vera identità del padre del Bitcoin, o più probabilmente i padri, vista la grandissima complessità dell’algoritmo Bitcoin. Dopo aver pubblicato un documento introduttorio su Bitcoin nel 2008 – Bitcoin: A Peer-to-Peer Electronic Cash System (Bitcoin: un sistema di denaro elettronico condiviso) – e lanciato il protocollo in Rete all’inizio 2009, Nakamoto letteralmente svanì nell’aria. La sua figura misteriosa e la sua possibile identità è ancora oggetto di fervide discussioni.

Il documento di Nakamoto è perciò un eccellente punto di partenza per definire il Bitcoin. Nel documento l’autore lo presenta come ” Una versione pura di denaro elettronico peer to peer che permetterebbe di eseguire pagamenti online direttamente da una parte ad un’altra senza utilizzare istituzioni finanziarie”. Nelle intenzioni di Nakamoto, Bitcoin “rappresenta un’ alternativa  di sistema elettronico di pagamento basato sulla crittografia anzichè sulla fiducia, che permette due parti che lo vogliano, di transare direttamente tra loro senza il bisogno di una terza parte fiduciaria, che faccia cioè da garante. Nakamoto, pubblicò inoltre il suo protocollo sulla Cryptography Mailing List, sul sito metzdowd.com,  mostrando così una connessione con l’ideologia Cypherpunk. Essendo una rete  peer-to-peer , il sistema Bitcoin è decentralizzato, senza una Banca Centrale o un’ Autorità che lo controllino. Infatti nella rete peer to peer , tutti i nodi hanno una gerarchia equivalente, lavorando sia come server che come client tra di loro. Ogni volta che un programma Bitcoin è istallato su un computer, si aggiunge un nuovo nodo al sistema e in solo 5 anni la rete Bitcoin si è rapidamente estesa diventando un fenomeno rivoluzionario.  Una delle sue caratteristiche principali è l’anonimato delle transazioni. Come spiegarò meglio più tardi, l’utilizzo delle bitcoin permette alle parti coinvolte nella transazione di rimanere anonime, rendendo estremamente difficile la tracciabilità. E questo aspetto, insieme a molti altri, è fonte eccezionale di libertà e di molte preoccupazioni per le autorità costituite che tutto vorrebbero tenere sotto controllo. Con i concetti generali esplicati, possiamo concentrarci  su come funziona questo sistema con ulteriori dettagli.

Come ho appena spiegato, per poter diventare un nodo della rete Bitcoin, un ipotetico utente deve istallare il software Bitcoin sul proprio computer. Essenzialmente si tratta di un bitcoin wallet (portafogli), che assegna un identità all’interno del sistema Bitcoin e due chiavi digitali, una pubblica ed una privata, necessarie per poter compiere le transazioni. l’identità digitale non è in alcun modo collegata con la reale identità dell’utente. E’ uno pseudonimo numerico, che nasconde la vera identità dietro ad esso. Le due chiavi, sempre alfanumeriche, possono essere viste come password e vengono utilizzate per firmare digitalmente ogni transazione bitcoin: ciò collega un documento o un messaggio al posto dell’identità di chi lo firma. Invece di utilizzare una penna, il processo di firma digitale si poggia sulla matematica e sulla crittografia.

Ci sono tre modi per procurarsi le bitcoin:

  1. Comprare bitcoi con moneta corrente (fiat) da un bitcoin exchange;
  2. Accettare bitcoin come pagamento di un bene o un servizio;
  3. Mining – minare (poi spiegherò cosa sia)

Focalizziamoci sulle transazioni, ora. Supponiamo che l’utente A voglia inviare 10bitcoins all’utente B. Apre il suo bitcoin wallet, e digita la sua transazione includendo tutte le informazioni rilevanti: la sua identità (sulla rete Bitcoin non quella reale), il numero dei bitcoin coinvolti nella transazione, l’eventuale commissione (irrisoria), e l’identità bitcoin del ricevente (stringa/chiave alfanumerica pubblica).  Prima di inviare la transazione alla rete, l’utente la firma con la sua chiave privata, ottenendo così un stringa alfanumerica a lunghezza fissa, che ora risulterà criptata. Quando questa transazione raggiunge la sua destinazione , l’utente B usa la chiave pubblica di A per verificare che la transazione provenga proprio da A e, in questo caso, la accetta.

La transazione è pubblica, ciò significa che ogni nodo all’interno della rete P2P Bitcoin può vederla. Questa pubblica evidenza è esattamente ciò che permette al sistema di prevenire il problema molto comune dei pagamenti online che è la doppia spesa. la doppia spesa si verifica quando l’utente che sta inviando il pagamento in bitcoin usa gli stessi esatti bitcoin in un’altra transazione, un po’ come dire che duplica e falsifica il denaro digitale per spenderlo più volte. In un sistema con un così alto grado di anonimità, come è il bitcoin, sarebbe estremamente facile farlo impunemente. Questo al contrario non avviene.

La ragione risiede nella prova del ” protocollo di lavoro” , che regola l’intero sistema. La prova del protocollo di  lavoro è un meccanismo, che permette di dimostrare la quantità di sforzo che un certo utente ha messo in un compito specifico. Di solito consiste in un complesso puzzle matematico che l’utente deve risolvere, consumando una considerevole quantità di tempo e di energia computazionale. Il sistema Bitcoin lavora in questo modo. Tra i vari nodi della rete Bitcoin, alcuni vengono chiamati miners, minatori. Questi nodi hanno l’importante compito di raccogliere tutte le transazioni avvenute in un certo intervallo di tempo e, risolvendo la prova di lavoro , le validano. Così, per tornare all’esempio di prima se A manda 10 bitcoins a B, come può B fidarsi che quei bitcoin non siano già stati spesi? Ecoo come i minatori entrano in gioco.

Chiunque può vedere qualsiasi transazione su un pubblico registro (blockchain). Come A produce la sua transazione, anche i miners possono vederla, assieme a tutte le altre transazioni prodotte nello stesso intervallo di tempo. Così ogni miner cerca di raccogliere queste transazioni in un blocco ed attaccarle a quella che viene chiamata catena dei blocchi delle transazioni. Questa catena è fatta da tutte le transazioni avvenute, dall’inizio del protocollo Bitcoin. Se un blocco si aggiunge alla catena, le transazioni all’interno sono approvate ed acquisite dall’intero network Bitcoin,  e nel caso di una biforcazione, viene considerato solo la catena con il maggior numero di sforzo/lavoro prodotto. In termini più concreti, se il pagamento ricevuto da B è agganciato alla catena pubblica , B ha la garanzia che i bitcoins ricevuti sono autentici ed ancora non spesi.

I miners possono quindi attaccare un nuovo blocco risolvendo la prova di lavoro successiva. Il primo che ce la fa a risolvere è ricompensato da tutte le commissioni che appartengono a quel blocco specifico e con le nuove monete coniate in quel momento. Essenzialmente il bitcoin mining è ciò che controlla la produzione di bitcoin. Il protocollo decide la difficoltà del compito che così, di media ci mette circa 10 minuti per aggiungere un nuovo blocco alla catena. Questa difficoltà è costantemente calibrata con le dimensioni della rete e la sua forza computazionale . Dopo appena 5 anni, oggi la complessità della prova di lavoro è tale che si può fare mining solo con hardware specifici molto potenti. Dal 2013, si parla appunto di ASIC mining hardware.

Un  application-specific integrated circuit (ASIC) è un microchip disegnato per uno specifico proposito.  Al giorno d’oggi , dato il potere di consumo di queste tecnologie e comparato con altre tecnologie di mining, l’ASIC hardware è il modo più veloce ed efficiente per minare. L’ammontare dei bitcoin emessi è fisso e si dimezza ogni 4 anni. E’ cominciato con 50 bitcoins ogni nuovo blocco ed ora i minatori ne ottengono solo 25 . Questo tasso fisso decrescente di produzione, insieme alla calibrazione della complessità della prova di lavoro porta alla conclusione che nell’anno 2140 il numero di bitcoin in circolazione raggiongerà la cifra di 21 milioni. Dopo di che non saranno coniati altri bitcoin e i miners verranno pagati solo con le commissioni di transazione ci si aspetta che la rete Bitcoin abbia raggiunto una dimensione considerevole e che le commissioni non siano più opzionali come ora, ma che il loro volume sarà tale da soddisfare adeguatamente i minatori senza dover alzare il costo).

Il meccanismo descritto qui sopra è il cuore della decentralizzazione del sistema bitcoin e probabilmente la sua caratteristica più interessante ed innovativa. Il prezzo del Bitcoin ( cioè il suo tasso di cambio contro le valute correnti) ha mostrato altissimi tassi di crescita, attraendo inizialmente molti investitori ed entusiasti. Ovviamente scetticismo e preoccupazioni non possono essere evitate. Ciò che alcuni sottolineano è che il Bitcoin non è stato creato per sostituire la moneta reale. Anche se fosse questo il caso , in questo momento è troppo presto per parlarne e troppo lontani dal rispondere a quesiti ancora sconosciuti. la tassazione è uno di questi, solo per fare un esempio.

Come si dovrebbe tassare il bitcoin? Le Autorità hanno dimostrato durante questo 2014 di non aver ancora la più pallida idea e molto probabilmente sarà impossibile convincere chi lo usa a pagare una tassa a meno che non lo voglia. Tutto ciò comunque non significa gettarsi nel panico, anzi. Il Bitcoin e le altre cryptocurrencies hanno un elevatissimo potenziale di cambiamento dell’economia e della finanza mondiale, una autentica rivoluzione che va oltre il Bitcoin stesso.

Il Bitcoin oggi è solo la dimostrazione più eclatante di qualcosa di ben più rivoluzionario che si sta affacciando e che è collegato al suo protocollo, la Blockchain. Applicato al denaro, il concetto di blockchain rende ognuno libero di poter gestire il proprio patrionio e la propria ricchezza senza che essa sia controllata da soggetti terzi come banche o governi. Pensate quando questa tecnologia potrà essere applicata ad altre forme di contratto o addirittura all’identità personale che non abbisogni più di Stati nazionali che la certifichino, ma che sia validata dalla rete e valida per tutto il pianeta (niente più passaporti o carte di identità).

 

Articolo ripreso dal Gavrilo’s Blog su WordPress.com

Testo originale in inglese a cura di Annalaura Ianniro della rubrica “Discover Bitcoin” dell’unversità Luiss Guido Carli.