La Germania non accetta piu’ di pagare per il resto dell’Europa

Solo cosi’ si puo’ leggere la decisione di Juergen Stark di abbandonare la BCE e assestare un colpo quasi mortale all’Euro o, meglio, al debito pubblico di diversi paesi che saranno a questo punto al default..

Ma soprattutto, l’addio a sorpresa dell’ultimo falco stile Bundesbank al vertice delle istituzioni monetarie europee ha il valore di un pericolosissimo siluro alla continuità del potere della Merkel ed al futuro dell’intesa francotedesca e del suo principio strategico base: l’unità a tutti i costi per salvare la moneta unica e chi ne fa parte in nome della scelta di salvare l’unità europea in generale.

Il 63enne venuto dalla Renania-Palatinato, e con alle spalle una gloriosa carriera tutta Bundesbank, era considerato l’ultimo delfino ed epigono di Hans Tietmeyer, appunto quel mitico governatore della Bundesbank  che in nome dell’ortodossia e del rigore monetario a tutti i costi non esitò, dopo il 1990, a contestare persino la più grande vittoria politica geopolitica e strategica postbellica dei tedeschi: la riunificazione.

Tietmeyer non era d’accordo con la scelta del padre dell’unità nazionale, Helmut Kohl, di concedere la parità tra marco federale e marco dell’est (che in realtà valeva 10 pfennig, centesimi) e di avviare un gigantesco trasferimento di risorse ovest-est, al valore attuale 100 miliardi di euro ogni anno. Tietmeyer e la Bundesbank reagirono con una politica di rialzi dei tassi e quindi di aumento del costo del denaro che mandarono sul lastrico l’Europa intera e spinsero nel 1993 la stessa Germania unita in una grave recessione.

Ortodossia sopra ogni cosa, è il credo cui Stark ha voluto restare fedele. Quando si negoziava negli anni Novanta quali paesi avrebbero potuto entrare nell’euro, lui si studiò a fondo bilanci pubblici e finanziarie italiane, e non era tra i più teneri e aperturisti verso un’entrata di Roma nell’euro. Adesso non gli è andata giù l’ultima, decisiva scelta d’intesa politica tra la cancelliera Merkel e il presidente francese Nicolas Sarkozy. Quella, uscita dal loro ultimo vertice, di spingere in sostanza la Bce ad aiutare i paesi dell’eurozona in difficoltà per l’eccessivo debito sovrano acquistando sui mercati secondari i loro bond, cioè titoli sovrani.

Guai a violare il dogma che una banca centrale non deve trasformarsi in un esercito della salvezza monetario né in una bad bank, meglio il rigore a ogni costo. Appena l’altro ieri, parlando al Bundestag, il Parlamento federale, Angela Merkel aveva detto che non si può far fallire l’euro, altrimenti crollerà l’Europa. Il brusco addio di Stark è una contestazione senza appello del tentativo della Merkel e di Sarkozy di assumersi ogni rischio pur di salvare l’euro e la composizione attuale del club dei paesi che vi aderiscono. Le conseguenze dello schiaffo di Stark ad ‘Angie’, come si è visto con i crolli nelle Borse e la caduta in picchiata dell’euro, possono essere devastanti per la moneta unica e per le economie reali europee.

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