La Francia e’ il primo candidato a scatenare la crisi che distruggera’ l’Unione Europea

vive-la-franceNel castello di carte dell’Eurozona, l’interrogativo ricorrente è chi sarà il candidato tra i paesi appartenenti all’unione monetaria a scatenare una crisi di apparato che porterà alla frattura del sistema e alla conseguente uscita di tutti gli altri membri dell’Eurozona. La candidatura della Francia si rafforza, viste le frequenti crisi politiche che indeboliscono ogni giorno di più la precaria posizione di François Hollande.

Il Capo dello Stato ha dato il via a una serie di rimpasti e rimpastini a partire dal marzo scorso, quando, dopo i disastrosi risultati delle municipali ottenuti dal Partito Socialista, decise di dare il benservito a Jean-Marc Ayrault affidando l’incarico all’ex-ministro dell’interno Manuel Valls, fino ad arrivare alle recenti dimissioni di tre esponenti del governo tra i quali il ministro dell’Economia Montebourg, colui che si è sfilato criticando apertamente le politiche di austerity imposte da Bruxelles: “Le politiche di austerità, l’aumento delle tasse e la riduzione eccessiva della spesa pubblica decisi dal governo sono la causa dell’inutile prolungamento e dell’aggravamento della crisi economica. È un’assurdità economica perché frena la crescita e impedisce alle attività produttive di raggiungere i propri obiettivi”, ha detto Arnaud Montebourg, reclamando una maggiore flessibilità di spesa e uno stop alla politica di tagli, politiche economiche ancora una volta che Berlino sta difendendo strenuamente.

Sembrano ormai un lontano ricordo i tempi in cui Angela Merkel e François Sarkozy stringevano l’alleanza franco-tedesca a suon di politiche di austerity e di bacchettate nei confronti dell’Italia, dandosi di gomito con risatine di scherno nei confronti di Silvio Berlusconi, considerato un ingombro verso il cammino del rigore e poi prontamente silurato su ordini delle tecnocrazie europee eseguiti da Giorgio Napolitano. Un abbraccio quello tedesco che si è rivelato letale per l’economia francese, inchiodata su livelli di crescita zero da inizio anno con una disoccupazione arrivata al 10.2% e con l’ultimo scandalo che domina le pagine dei giornali francesi che ha travolto il sottosegretario all’Economia, Thomas Thévenoud, accusato di evasione fiscale poi allontanato dal Governo.

E’ in questo clima che il primo ministro uscente Valls è chiamato domani a chiedere la fiducia al Parlamento e le previsioni lo danno appeso a pochissimi voti, che nel migliore dei casi lo vedrebbero conquistare la fiducia con un margine ristrettissimo che non gli consentirebbe di governare in tranquillità, viste anche le prove che attendono la Francia in autunno dove sono stati già annunciati tagli alla spesa nel nome del rigore. Il giro di boa è stretto, e se Valls non dovesse farcela, Hollande sarebbe costretto a indire elezioni anticipate e lo scenario più probabile sarebbe una vittoria del Front National di Marine Le Pen, data ampiamente in testa dai sondaggi, che porterebbe a una coabitazione forzata tra il Capo dello Stato socialista Hollande e il Primo Ministro Marine Le Pen, ripetendo l’esperienza degli anni’90 a parti invertite con Jacques Chirac all’Eliseo e il socialista Lionel Jospin incaricato primo ministro dal Capo dello Stato che non poté fare altro che ratificare la volontà del Parlamento. Resta da capire se uno scenario del genere in questo particolare contesto storico ed economico che vede i due schieramenti su posizioni antitetiche sia possibile e immaginabile, dato che notoriamente la posizione ufficiale del Front National è l’uscita immediata dall’Eurozona e la rottura dei parametri economici di Maastricht, e il fronte europeista capitanato dalla gauche socialista che è stata ed è tra gli alfieri dell’europeismo e strenui difensori del Euro.

Chirac definì la precedente coabitazione una situazione di “paralisi” che vide il suo potere di influenza notevolmente ridotto. E’ questa una delle caratteristiche peculiari del semipresidenzialismo francese, dove il margine di influenza del Capo dello Stato si riduce non poco in caso di una maggioranza parlamentare di differente colore politico, avvicinando le funzioni dell’inquilino dell’Eliseo a quelle di un presidente di garanzia. Hollande appare senz’altro indebolito dagli scandali passati, come la vicenda Gayet, e dalle continue lacerazioni presenti nel suo partito, con il suo indice di popolarità che ha fatto registrare i minimi storici al 16%. Nonostante gli annunciati cambi di rotta, la linea direttrice che sta seguendo la Francia pare avviata verso un avvitamento ulteriore delle politiche economiche e per sapere se essa sarà il primo anello della catena che porterà alla dissoluzione dell’Euro sarà necessario capire se il Governo Valls riuscirà ad ottenere domani i  numeri in Parlamento per poter governare e al quale forse la stessa vita politica di Hollande è legato, perché il Presidente potrebbe non sopravvivere a un’eventuale caduta del governo uscente perché a quanto pare il 62% dei francesi, secondo un sondaggio pubblicato da Le Figaro, non vuole che completi il mandato e reclama le sue dimissioni.

Di certo Hollande non dorme sonni tranquilli, perché il destino politico ed economico del suo Paese grava interamente sulle sue spalle e corre il rischio di essere ricordato come il Presidente che ha accompagnato la Francia verso il baratro trascinandola in una politica masochistica di tagli e aumenti della pressione fiscale.

 

Articolo ripreso da lantidiplomatico.it – Autore: Cesare Sacchetti

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