La finanza comportamentale e le decisioni di investimento dei risparmiatori

Il raggiungimento di risultati soddisfacenti da parte dei risparmiatori è minato da due fattori tra loro collegati: l’offerta di prodotti da parte degli operatori istituzionali e la finanza comportamentale.

E’ ormai noto a tutti che il sistema bancario e quello della promozione finanziaria offrono prodotti rischiosi, in genere legati ai mercati azionari, in prossimità del raggiungimento dei picchi degli indici borsistici, mentre offrono prodotti “garantiti”  dopo i crolli dei mercati. Questo significa che quando le azioni sono alle stelle e gli investitori hanno una bassa percezione del rischio (che però in quel momento è enorme), le banche propongono prodotti ad alto contenuto azionario, in quanto vengono ovviamente accettati di buon grado.

Viceversa, quando interviene il panico, i prezzi sono crollati ed il rischio è minimo, ma la percezione dello stesso da parte dei risparmiatori è massima, vengono proposti strumenti del tutto inadeguati alla fase di mercato. In genere si tratta di polizze Unit Linked o fondi a capitale garantito;  il risultato in questi casi è che le perdite pregresse non verranno mai più recuperate, anche per la struttura elevata dei costi. Quindi dopo il danno la beffa.

Tutti ormai sanno bene che le banche, più che essere interessate al soddisfacimento dei bisogni e degli obiettivi dei clienti, sono molto più interessate a “fare il budget”.

L’offerta prociclica delle banche asseconda sentimenti dei risparmiatori quali l’avidità e la paura. Daniel Kahneman, psicologo, vincitore del premio Nobel per l’economia nel 2002, sovvertendo le teorie classiche in voga fino a quel momento, ha rilevato che la maggior parte degli investitori prende sistematicamente decisioni in modo irrazionale, senza conoscere bene rischi e benefici.

Gli investitori, impegnati a scegliere tra diverse strategie di investimento, si comportano con una forte avversione alle perdite, soffrendo in misura molto maggiore rispetto alle vincite della stessa grandezza. Per questo motivo, ad esempio, tendono a liquidare le posizioni in guadagno troppo presto ed a tenere le posizioni perdenti  troppo a lungo. Non è vero quindi che, come asserito dalle teorie economiche classiche, gli investitori si muovono secondo il proprio interesse, cioè in modo logico e razionale.

Gli studi di Kahneman hanno messo in luce, invece, che tali scelte sono influenzate da fattori psicologici quali le emozioni, il mancato autocontrollo, la relazione con gli altri, la paura di perdere, l’eccessiva fiducia nelle proprie decisioni. Tutti questi fattori determinano il modo con cui i soggetti elaborano le informazioni a loro disposizione e le utilizzano per scegliere come comportarsi in situazioni caratterizzate da incertezza.

L’emotività è dunque secondo Kahneman una trappola per i risparmiatori. Il successo passa dunque più attraverso elementi di carattere psicologico e la disciplina, che attraverso tecniche di investimento sofisticate.

Non esiste quindi un metodo vincente, ma un approccio vincente, che è quello di avere una strategia coerente con il proprio orizzonte temporale, i propri obiettivi di vita e la propria propensione al rischio.

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