La crisi finanziaria nasce negli anni ottanta e arriva fino ai nostri giorni

Quando e’ incominciata veramente la crisi finanziaria che e’ oggi sotto i nostro occhi? Secondo Piero Monsurro’ inizia negli anni ottanta, di seguito il suo bell’articolo.

Per molti, l’attuale crisi finanziaria ha le sue origini nel boom immobiliare del 2003-2006. Per me, bisogna risalire agli anni ’80. Infatti bisogna distinguere i singoli episodi ciclici dall’accumularsi di distorsioni strutturali che si sono fatte via via più gravi. In una crisi strutturale, il singolo ciclo dice poco, perché è solo un episodio di accelerazione/decelerazione in un quadro di fenomeni più importanti per la sostenibilità strutturale dell’economia.

Supponiamo che le garanzie statali infatti provochino un eccesso di leva finanziaria, togliendo il rischio dalle banche, che dunque saranno incentivate a prendere più rischi: il credito extra produrrà un boom che presto o tardi terminerà in una recessione (l’eccesso di rischio prima o poi si paga). Supponiamo che l’intervento pubblico espandendo ancora di più il settore creditizio eviti la recessione e faccia iniziare un nuovo boom. Supponiamo che questo capiti non una ma due o tre volte.

Supponiamo infine che alla quarta o la quinta volta che ciò accade, la leva finanziaria ha raggiunto livelli così enormi che nessun intervento pubblico riuscirebbe a posticipare una recessione. Se è questo che è successo, bisogna risalire all’accumularsi di distorsioni strutturali, non partire dall’inizio dell’ultimo boom. I singoli episodi ciclici sono solo salite e discese locali in un lungo percorso che porta verso il baratro.

Ecco un po’ di buoni motivi per pensare che le distorsioni si siano accumulate in decenni di duro impegno da parte della Federal Reserve americana, che se in trent’anni fosse stata meno attiva, sarebbe stato un bene per tutti.

Nel 1987 si salvarono i mercati da un’improvvisa crisi dell’azionario, e in quegli anni dalla crisi delle savings and loans associations. Nel 1990 si salvarono da una prima recessione, nel 1994 dalla crisi del peso messicano, nel 1998 dalla crisi russa (e degli hedge funds), nel 2000 dal Millennium Bug e dalla recessione, nel 2001 dalle twin towers, dal 2007 ad oggi – con scarsi risultati – da tutti i problemi che si sono avuti finora. Nel frattempo, i mercati immobiliari erano drogati da garanzie semi-pubbliche, e ogni ente finanziario sufficientemente grande da poter costituire un rischio sistemico sapeva di non avere nulla da temere (né i suoi clienti correvano rischi: i rischi erano tutti dei contribuenti). Come dimenticare poi la “Greenspan Put” , cioè la garanzia sull’azionario che Greenspan introdusse dicendo che se i mercati fossero scesi lui sarebbe intervenuto per farli risalire, e se fossero saliti non avrebbe fatto nulla per tenerli in condizioni normali? Un demagogo da competizione. E dire che lo chiamavano “Maestro”.

Tutto ciò ha creato un sistema finanziario slegato dall’economia reale, recettivo ai privilegi politici da cui traeva forza e sostentamento, strutturalmente fragile perché privo di interessi verso la corretta gestione del rischio. Di fatto il sistema finanziario ha cominciato a comportarti come un qualunque stato: in maniera miope, scriteriata, inefficiente, avventata.

In Europa una ricostruzione dei problemi è più difficile perché fino al 2001 non c’era l’euro, ma decine di valute con diverse banche centrali. In ogni caso, alcuni Paesi hanno usato i “dividendi dell’euro”, cioè i risparmi dovuti all’abbassamento dei tassi di interesse, per finanziare ulteriore spesa pubblica improduttiva (Grecia, Italia), altri per finanziare boom immobiliari e finanziari insostenibili (Irlanda, Spagna). Tutti sotto l’egida dell’Unione Europea che certamente, come poi ha fatto, sarebbe intervenuta per salvare i responsabili dalla propria irresponsabilità. Dunque sempre di azzardo morale si tratta, ma non tanto verso le banche quanto verso i singoli stati sovrani.

L’Europa ha meno problemi strutturali degli USA, sia perché la principale economia europea ha avuto sempre politiche monetarie e fiscali serie, la Germania, sia perché l’euro esiste solo da un decennio e non ha potuto ancora creare azzardo morale sistemico a livelli paragonabili a quelli prodotti dalla Greenspan Put. Maastricht era stata creata per evitare che i Paesi più populisti potessero sfruttare la credibilità dell’euro per adottare politiche scriteriate, ma nessuno – con grande vergogna per le classi dirigenti europee – lo ha preso sul serio. La crisi strutturale negli USA e in Europa era prevedibilissima, e se si fosse agito in tempo, anche evitabilissima.

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