La crisi economica colpisce il Sud Italia in maniera drammatica

Aumento dal tasso di disoccupazione, consumi e Pil in calo, imprese che chiudono, soprattutto al Sud: sono prospettive «molto modeste di crescita» quelle che l’Ufficio Studi di Confcommercio indica per il Pil e per i consumi delle famiglie. I dati sono stati illustrati nel corso della seconda tappa degli Stati generali «Anzitutto l’Italia» di Confcommercio-Imprese per l’italia, organizzata a Napoli, dal titolo «Ripartiamo dal Mezzogiorno».

In Italia, nei primi nove mesi del 2011, tra aperture e chiusure, si registra una riduzione di oltre 41mila imprese del commercio e dei servizi, di cui, circa il 40% – oltre 16mila – al Sud. In questo scenario, Campania, Sicilia e Puglia registrano quasi i tre quarti delle chiusure di tutte le imprese del Mezzogiorno.

Per quest’anno, evidenziano i dati, il tasso di crescita di attesterà a un +0,7% con un rallentamento ulteriore nel 2012 (+0,3%). Sul fronte dei consumi si prevede un +0,7% nel 2011 e +0,2% nel 2012.

Il Mezzogiorno riduce il suo contributo in termini di Pil (con una quota sul totale nazionale che passa dal 24% del 1995 al 23,5% del 2011), e di consumi (dal 28,6% al 26,6%). Questi ultimi, in particolare, risultano in termini pro capite inferiori ai livelli di dieci anni fa e con una prospettiva di «assoluta stagnazione» per i prossimi anni.

Dai dati emerge anche una ripressa dei flussi migratori da Sud a Nord: si registra una ripresa dei flussi migratori verso Nord (4 milioni di residenti in meno tra il 1955 e il 2008); si riduce la quota di popolazione sul totale nazionale (passata dal 36,4% del 1995 al 34,4% del 2011); si registra una «scarsa capacità» di attrarre lavoratori stranieri: per ogni 100 nati vivi, infatti, sono solo 3,6 gli stranieri mentre nel Nord-Est sono circa 6 volte di più.

Non sono positivi i segnali che arrivano dal mondo del lavoro: è in aumento, infatti, secondo i dati, il tasso di disoccupazione (passato dall’11% del 2007 al 13,6% del 2011), in particolare quello giovanile (dal 32,3% al 39,9%); nelle regioni meridionali, inoltre, si concentra quasi la metà del totale nazionale delle persone in cerca di occupazione (il 47,5%).

«Non tutte le riforme possono essere fatte a costo zero, e in tanti casi, per reperire risorse, basterebbe una robusta sforbiciata ai costi della politica». Carlo Sangalli presidente di Confcommercio, dagli stati generali dell’associazione a Napoli, rilancia le proposte di Confcommercio per uscire dalla crisi e mettere in campo interventi per lo sviluppo. «Occorre – aggiunge – invertire la rotta, reagire. Cosa che può essere realizzata facendo riforme che abbiamo al centro crescita e sviluppo puntanto sui settori come il commercio, il turismo, l’export, valorizzando il patrimonio storico-culturale dell’Italia».

E la crescita, secondo Sangalli, può essere sostenuta anche in un momento di congiuntura sfavorevole. «Basterebbe – dice – una robusta sforbiciata ai costi della politica. Invertire la rotta e reagire significa anche in questi casi realizzare un salto di qualità nell’azione delle pubbliche amministrazioni e nella collaborazione tra pubblico e privato».

Il presidente di Confcommercio, nella seconda tappa degli stati generali, indica anche le misure che il nuovo Governo dovrebbe adottare non solo per fronteggiare la crisi ma per tracciare anche un modello diverso di economia. «Scelte coraggiose e ambiziose – spiega Sangalli – sono necessarie per rilanciare le privatizzazioni, le liberalizzazioni e le semplificazioni. Agendo così tanto per la riduzione del debito pubblico quanto per la liberazione dele energie del lavoro e delle imprese italiane».

 

Articolo ripreso da gazzettadelsud.it

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