La creazione di moneta crea instabilita’ nei sistemi bancari

Abbiamo parlato in un precedente articolo delle motivazioni delle banche centrali nell’eliminare l’uso di un bene fisico come l’oro e di come la sostenibilità dell’attuale sistema bancario sia causata proprio dal mancato controllo sulle modalità di creazione della moneta.

Che fare, comunque, con l’aumento esponenziale dei rischi di abuso? Continua il prof. Masciandaro: “Occorreva una nuova àncora: lo è divenuta l’indipendenza delle banche centrali. Tutti i Paesi, ancorché in tempi e modi diversi, hanno dovuto affrontare la tossina dell’inflazione. Alle sue radici vi era l’abuso di moneta, con la tentazione endemica che la politica ha di risolvere con l’abuso di moneta qualunque problema macroeconomico. La moneta è stata affidata alle banche centrali, disegnate come burocrazie tecniche che devono tutelare la stabilità del potere d’acquisto della moneta, proprio per garantirne la scambiabilità.”

La favola delle banche centrali indipendenti, i cui vertici però sono nominati dal potere politico, continua a essere raccontata da decenni. La tutela del potere d’acquisto, valutata su un orizzonte ormai secolare, dovrebbe rendere evidente che il tutore non ha lavorato granché bene. Secondo Masciandaro il problema è che ci sono privati che ottengono profitti producendo moneta.

“Ma produrre moneta ha continuato ad essere vantaggioso per altri soggetti, stavolta privati: prima le banche, poi la finanza. Le banche sono le uniche imprese private le cui passività sono utilizzate come mezzo di pagamento; questo ne aumenta l’appetibilità, sotto più di un aspetto. Ne aumenta però anche la rischiosità sistemica, in quanto se un produttore privato di moneta fallisce, può causare il cosiddetto effetto domino.”

Il problema si pone perché buona parte di quelle passività sono create dal nulla e la figura stessa della banca centrale come prestatore di ultima istanza favorisce l’azzardo morale da parte delle banche commerciali.

Continua Masciandaro: “La regolamentazione pubblica ha messo sotto i riflettori le banche. Ma questo oggi non basta più. Grazie all’innovazione tecnologica, anche non-banche possono creare moneta. E siamo arrivati alle criptovalute: prodotte e/o gestite da soggetti privati, che garantiscono al contempo due proprietà della criptovaluta: anonimato e vincolo alla produzione. Con una ulteriore caratteristica (meno pubblicizzata): a differenza delle banche, non sono passività dell’emittente. Con la criptovaluta, la moneta dovrebbe essere scambiabile perché è anonima e perché è garantito un vincolo di produzione. Ma il vincolo aureo era fisico, non virtuale; per di più avendo come garante soggetti istituzionalmente opachi ed economicamente irresponsabili, nel senso che al default di passività virtuali non corrisponde alcun attivo.”

La regolamentazione pubblica è la causa stessa dell’instabilità dei sistemi bancari a riserva frazionaria. Prendiamo il caso del’area euro: attualmente le banche commerciali devono detenere presso la banca centrale risorse liquide pari all’1 per cento di tutte le passività entro i 2 anni di scadenza. Generalmente le passività a vista sono la parte preponderante di quell’aggregato. Supponiamo che su 100 euro di passività con scadenza entro 2 anni, 80 siano a vista e 20 con scadenza fino a 2 anni. L’obbligo di riserva per quella banca è pari a 1 euro, il che significa che i depositi a vista sono coperti solo per l’1,25 per cento. Solitamente le banche hanno delle riserve di attività prontamente liquidabili o finanziabili in banca centrale, quindi il problema può essere tamponato.

Ma il problema non è risolto: quelle attività sono per lo più titoli di Stato, il che crea un circolo vizioso tra precarietà dello Stato e instabilità delle banche. Fino ad arrivare a una situazione, come quella che si trascina da 5 anni in Grecia, di uno Stato che è insolvente (non avendo accesso a finanziamenti volontari sul mercato a tassi sostenibili) e banche che ricevono liquidità di emergenza dalla banca centrale (creata da nulla) a fronte di collaterale che ha un valore puramente arbitrario. Quello greco è un caso limite, ma il sistema è lo stesso anche negli altri Paesi. Il tutto, si noti bene, si svolge in base alla regolamentazione pubblica di cui parla Masciandaro.

Venendo alle criptovalute, Masciandaro evidenzia che si tratta di monete che non rappresentano passività dell’emittente. Indubbiamente il vincolo aureo era fisico, mentre nel caso delle monete virtuali si tratta di vincoli intrinseci negli algoritmi che le generano. Anche nel caso dell’oro, peraltro, la moneta non era una passività dell’emittente. Qui Masciandaro mi pare confonda la moneta (l’oro) con le banconote o i depositi, ossia mezzi sostitutivi della moneta vera e propria, che erano effettivamente passività della banca emittente, a fronte tuttavia di riserve di oro. E il problema sorgeva quando le banconote e i depositi erano emessi in quantità eccessiva rispetto alle riserve auree.

Nel caso delle monete virtuali ciò che deve essere credibile e conquistare la fiducia degli utilizzatori è il sistema che le genera, ossia quello che Masciandaro definisce “vincolo alla produzione”. Indubbiamente per creare fiducia in una moneta di questo genere è necessario del tempo, sia perché un numero crescente di soggetti ne capisca il funzionamento, sia perché si dimostri “affidabile” il sistema che la genera.

Secondo Masciandaro, però, serve l’intervento di governi e banche centrali. “In conclusione, oggi le criptovalute sono monete ad alto rischio, che però possono rappresentare un serbatoio di opportunità, se verranno efficacemente regolamentate. I governi e le banche centrali devono far divenire le criptovalute un bene pubblico, perché la moneta sia scambiabile in quanto rende più efficiente gli scambi, e non perché è anonima, oppure perché è anarchica, oppure ancora per fantasticare su piani B di uscita dall’euro. Saremmo al niente di nuovo sotto il sole: abusi di moneta, per far quadrare conti opachi, e/o sballati, micro e/o macro.”

Contrariamente a Masciandaro, credo che la regolamentazione da parte di governi e banche centrali avrebbe come unico scopo quello di mantenere sostanzialmente pubblico il monopolio di emissione di moneta. Un monopolio che, lungi dall’eliminare gli abusi, li ha semplicemente istituzionalizzati e riservati a taluni soggetti. La ricerca di mezzi monetari alternativi a quelli attualmente a corso legale deriva anche dalla necessità di disporre di strumenti non soggetti ad abusi da parte di soggetti pubblici.

I furti vanno certamente perseguiti, ma è bene non supporre che un bene oggetto di furto debba per forza essere reso pubblico.

Credo che ne vedremo presto arrivare sul mercato

Quanto alle ipotesi di piani B per la Grecia elaborati dall’ex ministro Varoufakis, dubito fortemente che l’intenzione fosse quella di usare una moneta stile bitcoin, perché l’obiettivo era quello di disporre si una moneta fiat da affiancare all’euro. Una moneta che sarebbe stata introdotta per legge e prodotta dallo Stato, con quale “vincolo alla produzione” è facile immaginare.

Fonte: miglioverde.eu/la-regolamentazione-pubblica-e-la-causa-dellinstabilita-dei-sistemi-bancari/ – autore: M_Corsini

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