La condivisione delle informazioni si puo’ applicare anche all’accesso a Internet

connessione-a-banda-larga-condivisa-in-una-cooperativa-di-sociPartendo dal presupposto che internet è un bene comune, perché non fare in modo che sia la stessa comunità ad auto organizzarsi, fornendo a tutti la possibilità di accedere ad internet con un costo accessibile e con standard qualitativi elevati?

Grazie al maggior potere di interlocuzione del grande gruppo di acquisto rispetto al singolo utente, sarebbe stato infatti possibile ottenere migliori condizioni di mercato dai fornitori all’ingrosso della banda ultralarga mediante fibra ottica per la connessione superveloce ad internet.

Inoltre, mantenendo bassi i costi della fornitura, i soci non solo sarebbero stati co-proprietari della rete, ma avrebbero potuto pagare ad un costo di mercato relativamente basso una connessione notevolmente più veloce di quella offerta dai grandi operatori del settore.

Senza contare che in questo modo, ovvero creando una vera e propria infrastruttura di rete Wifi capace di far gestire direttamente dai soci/abbonati (il cosiddetto “ultimo miglio”), la comunità avrebbe potuto cominciare ad affrancarsi dai monopoli, che imponendo le loro regole sulle telecomunicazioni hanno impedito di fatto l’attuazione di una vera democrazia della rete. È da queste premesse che nel mese di giugno del 2011 è nata la cooperativa di Comunità NOInet.

La parola “cooperativa di comunità” è di fondamentale importanza per comprendere la natura e lo spirito che anima Noinet. Sia perché nel suo atto costitutivo vengono richiamati i principi di una nuova economia collaborativa basata sulla sostenibilità ambientale, sulla condivisione delle conoscenze e, soprattutto, sulla solidarietà umana. Sia perché il modello organizzativo a cui si ispira Noinet è quello della “No Profit Utility”, in quanto il perseguimento di un profitto privato contraddirebbe lo stesso principio fondante della cooperativa di considerare internet un bene collettivo. Pertanto, una volta creati i posti di lavoro strettamente necessari al buon funzionamento della cooperativa, Noinet ha già pubblicamente dichiarato di voler restituire gli eventuali profitti alla comunità territoriale che in prima istanza li ha generati.

Questo potrà avvenire secondo le tre seguenti linee direttrici:
• potenziamento e continua qualificazione tecnologica della rete e dei servizi;
• progressivo abbassamento dei costi di abbonamento fino a rendere gratuito il servizio (più si è e meno si paga);
• sostegno economico a progetti di alto valore sociale per le comunità locali nelle quali Noinet è e sarà presente.

In sostanza, la missione di Noinet è quella di creare una rete a banda ultralarga tale da consentire ai soci aderenti una comunicazione libera e a basso costo. Ogni socio, oltre ad essere co-proprietario insieme agli altri soci della rete, è anche allo stesso tempo fruitore ed erogatore del servizio. Il modello è quello della cosiddetta rete distribuita a maglia (reti mesh): ogni socio è un nodo della rete che riceve e ritrasmette a sua volta il segnale. L’unione di tutti questi nodi costituisce la rete: tanti nodi interconnessi fra loro che comunicano e si scambiano dati ed informazioni ad alta velocità.

La cooperativa ha scelto di autofinanziare la costruzione dell’infrastruttura di rete con le quote sociali (200,00 euro), rimborsabili in caso di recesso del socio. I costi di gestione invece vengono supportati tramite i canoni di abbonamento mensile, che al momento sono per i privati di 20,00 euro e di 34,00 euro per le imprese. Inoltre, poiché l’infrastruttura di rete si basa sull’installazione di antenne WiFi sui tetti delle case, i soci che usufruiscono del servizio mettono questi spazi in comodato d’uso gratuito alla cooperativa (per legge, gli amministratori di condominio non possono rifiutarsi di farlo). La proprietà dell’infrastruttura di rete è quindi degli stessi soci/abbonati, che possono così decidere sia la strategia che la politica di gestione. Si comprende quindi come in questo modo venga addirittura capovolto il rapporto che c’è attualmente fra il singolo cliente e il tradizionale gestore di telecomunicazioni.

Una caratteristica molto importante di questo progetto è quella di aumentare la velocità di connessione ad internet portando il Best Effort a 10 Mbit/s reali sia in download che in upload (spesso però si arriva anche a 30Mb). La velocità dell’intranet invece aumenta in funzione della numerosità dei partecipanti e può arrivare a velocità quasi incredibili (100 Mb) permettendo così una circolazione sia di servizi gratuiti, per la maggior parte, che di servizi a pagamento quando quest’ultimi siano studiati appositamente per il mondo imprenditoriale/enti pubblici ecc. Alcuni esempi dei servizi che si possono immaginare sono: le web radio e le web tv locali, la trasmissione di eventi locali nella rete cittadina notiziari anche in lingua per gli immigrati, e-learning, telelavoro, assistenza sanitaria e telecontrollo per anziani e malati, automazione dei servizi comunali, streaming di film a pagamento (che sostituiranno il noleggio di dvd), prenotazioni in tempo reale, guide digitali per musei e siti archeologici e molti altri che solo la fantasia di una autostrada informatica potrà scatenare.

Da notare che la tecnologia WiFi è a basso impatto visivo ed ambientale. Le emissioni degli apparati utilizzati da Noinet rispettano pienamente le normative stabilite per legge. In particolare, le antenne che vengono installate sul tetto hanno una potenza che varia da 0,1 Watt per i 2,4 GHz, ovvero le più comuni, fino ad 1 Watt per quelle a 5 GHz del backbone, contro 1-2 Watt dello smartphone che teniamo in tasca.

Attualmente la rete è già operativa a Roma e sul litorale di Cerveteri/Ladispoli, connettendo anche zone sino ad oggi in digital divide. In altre zone d’Italia invece sono in partenza delle Nuvole Noinet. Quelle che sono in una fase più avanzata di formazione e pronte per partire sono quelle di Torino, di Vicenza/Treviso e Napoli/isola di Procida. Per saperne di più, il sito di NOInet è www.noinet.eu

 

Articolo di Guido Galelli – ripreso dal sito genteinmovimento.com

 

 

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