La Cina nuovo regno del commercio online

La Cina e’ la nuova frontiera per tutto e indubbiamente in una nazione cosi’ grande dal punto di vista geografico il commercio online non puo’ che rappresentare una soluzione a molti problemi logistici. Pero’ andiamoci piano con questi trionfalismi, se hanno una bolla immobiliare in atto avranno anche una bolla in molti altri campi e, come abbiamo visto nel 2000, Internet si presta benissimo a questo scopo.

Con una popolazione di un miliardo e trecento milioni la Cina è potenzialmente la mecca del commercio online. Ed infatti una miriade di piccole e piccolissime imprese già vendono i loro prodotti in rete. È questo l’ultimo colpo di scena dell’industrializzazione cinese? L’interscambio virtuale? Come sempre i numeri sono da capogiro. Taobao – il portale più gettonato da produttori e consumatori online e di proprietà di Alibaba, il gigante del commercio online cinese – offre la bellezza di 800 milioni di prodotti, dall’abbigliamento al cibo. Ogni giorno 50 milioni di persone lo visitano – ben tre quarti dei consumatori on line -, Taobao è la quarta web cinese per numero di utenti. Usarla naturalmente non costa nulla.

Nel 2010 l’industria del commercio virtuale ha fatturato 80 miliardi e le statistiche ci dicono che sta crescendo del 87% l’anno. Sempre nel 2010 i 420 milioni di utenti hanno trascorso più di un miliardo di ore al giorno online e 185 milioni hanno fatto almeno un acquisto. Lo shopping virtuale è pari al 5% delle vendite al dettaglio totali e chi vende prodotti attraverso Taobao si assicura il 70% delle transazioni virtuali.

La Cina si sa è la capitale dei falsi e per evitare truffe in rete sono nati milioni di forum dove i consumatori interagiscono tra di loro, ma anche dove si dialoga con i produttori. Analisti occidentali, come ad esempio quelli del Boston Consulting Group, una società di marketing americana, sostengono che i commercianti occidentali devono imparare dai cinesi come interagire personalmente con i clienti per rassicurarli sulla qualià dei prodotti.

Il commercio online dei cinesi è, comunque, ancora in fase sperimentale. Tra i problemi da risolvere c’è la distribuzione, come renderla più veloce, meno costosa ed agevole in una nazione grande come un continente. A dicembre di quest’anno DangDang, l’equivalente di Amazon, è uscita sul mercato americano quotandosi sul Nasdaq. Ha raccolto 272 milioni di dollari che ha usato per potenziare una nuova rete di magazzini. La facilità con la quale DangDang è riuscita a piazzare le sue azioni conferma l’interesse degli investitori americani ed internazionali per imprese cinesi particolarmente attive in rete. Lo stesso non si può dire per le classiche imprese occidentali, che invece nel burrascoso mese di agosto hanno visto cadere le quotazioni dei propri titoli.

Articolo parzialmente ripreso da caffe.ch

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