La Cina e’ pronta ad abbandonare l’America e il suo debito pubblico al suo destino

Nostro commento: cos’altro aggiungere a questo articolo? Oramai e’ tutto un castello di carta che si regge non sulla fiducia, ma sulla paura reciproca di scoprire il grande bluff perche’ c’e’ il terrore delle conseguenze che ne deriverebbero.

Ci sono due correnti di pensiero mainstream che, a mio giudizio, prevalgono su tutte le altre. La funzione continua del Dow, il flusso sostenuto di capitale che entra e esce dal settore bancario e la spesa sostenuta del governo federale sono TUTTE totalmente dipendenti dalla vita di queste duplici illusioni; la prima, che il dollaro sia un investimento sicuro e che tale rimarrà in un futuro indefinito; e la seconda, che la Cina, come molte altre nazioni in via di sviluppo, continuerà a pompare la crescita del dollaro sempre senza limiti perché “è nel loro interesse”.

Negli uffici di Wall Street queste idee sono tanto radicate e pervasive, e domandarsi della loro validità è quasi un sacrilegio. Solo dopo il recente abbassamento del rating del debito USA da parte di S&P, qualche analista mainstream ha pensato che l’impossibile fosse concepibile, anche se una parte considerevole del gregge che opera nel trading giornaliero ha continuato come prima, senza accorgersi che la bomba a orologeria è prossima alle peggiori schifezze del loro edificio finanziario e che sta esaurendo il tempo. Il dibattito sulla salute e la longevità del dollaro casca a pezzi di fronte a un semplice e innegabile pilastro dell’economia; quello della domanda e dell’offerta. L’offerta di dollari nei sistemi finanziari di molti paesi è senz’altro debordante. Infatti, la privata Federal Reserve è stata davvero attenta nel mantenere un velo di segretezza sulle dimensioni della saturazione del dollaro nei mercati stranieri, per poter nascondere la svalutazione dei biglietti verdi e l’inflazione che essa stessa ha creato. Se, per una qualche ragione, le riserve dei dollari detenute oltre oceano dagli investitori e dai creditori dovesse inondare gli Stati Uniti, assisteremmo a una spirale iper-inflazionistica più distruttiva di quanto mai visto a memoria di uomo. Quando l’offerta di dollari in tutto il globo aumenta esponenzialmente – troppa per la domanda proveniente dall’estero -, la macchina del debito va in corto circuito e gli impoveriti statunitensi useranno i verdoni come zolle per le proprie case di fango. Come vi dimostrerò, la domanda di dollari non sta aumentando tanto quanto l’offerta, ma è anzi in fase di stallo, pronta a crollare.

La Cina – la seconda detentrice di debito degli Stati Uniti dopo la Fed e la prima detentrice di dollari per quanto riguarda le riserve forex – è sempre stata la chiave per valutare il progresso del collasso economico globale, che in questo momento è in piena attività. Se si desidera sapere quello che avverrà domani, basta guardare a quello che fa oggi la Cina.

Nel 2005 la Cina avviò un programma di basso profilo per emettere debiti governativi denominati in yuan, chiamati obbligazioni yuan o “obbligazioni Panda”. Questa iniziativa è stata quasi totalmente ignorata dagli economisti dell’establishment. Dovevano aver compreso che la Cina si stava muovendo per rafforzare lo yuan, espandendo il suo utilizzo in altri mercati e per rendere la propria struttura economica sempre meno dipendente dalle esportazioni, portandola così verso il consumismo (e sono riusciti a farlo, formando un blocco commerciale con l’ASEAN). Naturalmente, nei media mainstream di quel periodo non c’era traccia della bolla dei derivati, della crisi del credito e dell’implosione del debito.

L’America era al settimo cielo. La Cina, con le proprie conoscenze e forse grazie a una sfera di cristallo, sapeva esattamente quello che stava per accadere e si è isolata in modo da marcare una distanza tra il suo sistema e la pericolante società statunitense, basata sulle vendite al dettaglio. Questa dinamica non è cambiata dallo scoppio della bolla nel 2008 e le attività cinesi sono ancora la cartina di tornasole definitiva per stimare la volatilità economica.

Oggi c’è una confusione generalizzata nei mercati riguardo la direzione del futuro finanziario dell’America. Dopo il downgrade creditizio, molti degli investitori che analizzano il quadro globale si stanno disperatamente attaccando a qualsiasi barlume di notizia senza prestare attenzione alla sua trivialità, a ogni voce che arriva dalla Fed e a ogni vacuo annuncio del governo. I resoconti economici della Cina sono stati attentamente gestiti e filtrati, ora più del solito (e questo mi preoccupa alquanto) proprio mentre le distrazioni in Europa abbondano. Facciamo una trattazione completa di questi argomenti, e vediamo se riusciamo a fare un po’ di chiarezza …

U.S.A. contro U.E., uno scambio di patate bollenti… fino alla morte?

L’altalena teatrale tra Stati Uniti ed Europa non sta solamente diventando ovvia per una parte minoritaria degli analisti economici, ma sta anche annoiando. L’intera ordalia è stata sovversivamente sfruttata come falso esempio di “contagio” sistemico con un secondo scopo; le banche globali dovevano convincere l’Americano e l’Europeo medio che la destabilizzazione in una zona del mondo si sarebbe diffusa ovunque. Questo concetto è vero solo fino a quando la globalizzazione e la centralizzazione forzata lo rendono possibile.

Questa sciarada è stata in qualche modo efficace per condizionare la popolazione con idee di sopravvivenza collettivista. In altre parole, siamo stati addestrati a prendersi la responsabilità fiscale per paesi al di fuori dei nostri confini nazionali come se fossimo moralmente legati a ogni centesimo che di ricchezza presente in questi paesi; socialismo/feudalesimo globale, eccoci pronti! Questo processo è culminato con un’armonizzazione planetaria dovuta alla paura e la colpa.

Quello a cui assistiamo NON è un contagio. Invece, stiamo vedendo una serie di collassi multipli fondamentalmente separati che si sono attivati simultaneamente. Tutte le nazioni che stanno passando brutti momenti in Europa lo fanno a causa dei propri problemi finanziari, non per i problemi dei paesi vicini e certamente non per i problemi di quei Paesi che sono agli antipodi geografici. Gli argomenti del contagio sono solo applicabili a quelle economie che dipendono troppo dalle esportazioni, e la Cina ha già dimostrato (almeno nel caso degli Stati Uniti) che simili pericoli possono essere controllati minimizzando le esposizioni con le porzioni avvelenate del sistema e spostandole verso la creazione di ricchezza interna.

Il Segretario del Tesoro Timothy Geithner e i direttori della Banca Mondiale e del FMI hanno perpetuato la menzogna del contagio tra gli Stati Uniti e l’Unione Europea fondamentalmente per servire il progresso della globalizzazione, ma anche per nascondere gli effetti inflazionistici della svalutazione del dollaro.

Mentre le più grandi minacce erano ammassate di fronte all’economia statunitense e al dollaro, in qualche modo siamo stati costretti a focalizzarci sui drammi molto meno esplosivi presenti nell’Unione Eeuropea. I dollari, così come i fondi cinesi, stanno inondando l’Europa per darle un sostegno, mentre gli investimenti negli USA e il suo debito si indebolisce e scompare. Nel frattempo, un Euro più debole rende il dollaro più appetibile (almeno sulla carta), ma in realtà entrambe le monete sono sulla strada di un sanguinoso hara-kiri.