La Cina ci obbligherà a cambiare la nostra economia

In questo interessante articolo (da noi riportato in maniera parziale) preso dal noto blogger “Gaolin” su Intermarketandmore, alcuni interessanti riflessioni sulla Cina e sui motivi per cui e’ destinata a divenire sempre piu’ una forza dominante dell’economia mondiale

Da intermarketandmore.finanza.com

In occidente, quando si parla della Cina si commette un errore fondamentale, per di più gravissimo. Si ha la presuntuosa pretesa di giudicarlo con i ns parametri e con le ns visioni. Nelle analisi e valutazioni che si fanno in occidente di questa nazione, la Cina viene quasi sempre considerata come un paese e non, come in realtà è, un enorme continente, con tutte le diversità che lo caratterizzano.Tradizioni, lingue, culture, economie, grado di sviluppo sono diversissime fra le varie 33 province in cui è suddivisa la Cina, ognuna delle quali potrebbe tranquillamente essere considerata per popolazione ed estensione uno stato con all’interno tante regioni, province e municipalità, come è ad esempio l’Italia.Ci sono lingue, dialetti e variazioni culinarie innumerevoli in ogni provincia cinese per cui l’aspetto che più dovrebbe meravigliare coloro che si mettono ad analizzare questo paese dovrebbe essere.
Ma come si fa a tenere insieme una tal moltitudine, oltre 1.300 Milioni di persone, senza che ci siano devastanti sommosse ogni giorno, ovvero senza che ci siano reali segni di possibili disgregazioni prossime e tantomeno imminenti?
Una risposta precisa univoca credo non ce l’abbia nessuno, neppure i cinesi ma per quanto ho potuto sperimentare di persona vi sono un insieme di caratteristiche che fanno di questo popolo una nazione vera. tutto sommato coesa, e perciò vincente contro chiunque nel tempo.

Alcune analisi

Chi in Cina ci vive per lungo tempo o ha avuto modo di relazionare per tanti anni con in cinesi, accumulando esperienze pratiche che non sono normalmente oggetto di pubblicazione o dibattiti televisivi, più o meno lentamente si rende conto o apprende che:

• I cinesi hanno un governo che governa nel vero senso della parola. Gli obiettivi di breve e medio periodo sono sempre inseriti in processi frutto di visioni chiare e di lungo termine. Insomma la Cina economicamente può essere considerata un’azienda diversificata di immani dimensioni.

• I cinesi, a tutti i livelli, mai prendono decisioni delicate che non siano frutto di meditazioni e analisi equilibrate, che passano attraverso un processo che dura tutto il tempo che necessita. Più queste sono importanti più durano. Le decisioni avventate sono praticamente impossibili e nessuno pretende di “decidere alla svelta” come si dice da noi. Quando però poi vi avvia la fase operativa e attuativa di queste decisioni, i cinesi sono presi invece dalla frenesia di realizzarle in tempi il più possibile brevi. Progetti di cambiamento, che potremmo definire epocali, i cinesi sono in grado di attuarli in tempi contenuti che di più non si può. Progetti infrastrutturali enormi vengono realizzati in tempi così brevi da sembrare a noi occidentali prima impossibili e poi incredibili.

• I cinesi hanno nella pazienza una virtù che, aggiunta al loro numero, ne fa un esercito che, senza bombe e guerre, conquisterà il nostro globo. Di questo i governanti cinesi sono ben consapevoli e si permettono addirittura di non avere parti da protagonista nei consessi internazionali tipo G7/8/20 dove a loro interessa una cosa sola: cioè che la competitività internazionale del sistema industriale cinese non venga messa in pericolo da richieste di adeguamenti di parità monetarie a sfavore del CNY. Pochi ci fanno caso ma questo è l’unico tasto che fa incavolare i cinesi, i quali sanno bene cosa comporterebbe lasciare al libero mercato la decisione di stabilire un valore alla loro moneta corrispondente alla potenza economica della Cina.

• I cinesi per natura non ritengono che l’uso della forza sia l’arma per vincere le battaglie. Tutt’altro. La loro tattica è quella di conquistare posizioni avanzando con circospezione, invadendo diciamo pacificamente, stabilendo situazioni di fatto di cui l’invaso si accorge troppo tardi, quando ormai le cose sono fatte.

• I dirigenti cinesi sono superconvinti che la loro forza sta nell’economia reale. Per il momento ritengono che vendere le loro merci agli occidentali, in cambio di surplus di carta senza valore, o meglio rimborsabile, se mai lo sarà, non certo a quello con cui è stata ottenuta, sia ancora conveniente per la Cina. Non hanno per nulla torto, questo permette loro di sviluppare ogni settore industriale, dalla produzione di cianfrusaglie a cui non rinunciano, fino ai massimi livelli tecnologici. E’ il prezzo che hanno ritenuto finora equo per recuperare alla svelta il gap tecnologico che avevano fino 20 anni fa e che allora era di almeno 40 anni, se non di più. Oggi praticamente questo gap è già stato in buona parte annullato quasi in ogni settore ma i cinesi non si accontentano, vogliono essere più avanti di tutti e si danno da fare come meglio non si può. Scolarizzazione mediamente buona e soprattutto selettiva, quando si va su con il livello d’istruzione. A scuola non si va per stare in parcheggio o passare il tempo, anche perché è molto costosa. Lo stato cinese, che sa fare i suoi conti bene, sa che istruire costa e non ritiene profittevole lo spendere il denaro di tutti, per insegnare agli asini o agli svogliati. Se a un esame di accesso a una buona scuola, che in Cina sono molto severi, si viene bocciati, si deve andare in un’altra senza appello. Una scuola dura tempra spirito e corpo e di per sé non è per nulla da preferire al duro lavoro in fabbrica o in campagna.

• I cinesi non possono sperare che lo stato si preoccupi troppo dei propri cittadini. I servizi sociali sono ancora ridotti al minimo e ognuno deve darsi da fare, per assicurarsi benefici che da noi si ritiene debbano essere a carico della collettività. Ciò stride con il fatto che la Cina è uno stato comunista ma tant’è, la Cina è un paese diverso in tutto, quindi anche in questo.

• I cinesi sono un popolo di grandi lavoratori. Sono normalmente molto motivati, desiderosi di apprendere e migliorare. Disposti a turni di lavoro che noi definiamo massacranti ma che loro sostengono con disinvoltura e disponibilità, purchè ci sia il tornaconto economico. Fattore che tutti i cinesi mai trascurano, visto che sono avidi di denaro e di accumularne in gran quantità. Le 2.000 ore di lavoro annuo sono il minimo normale, poi ci sono tantissimi che ne fanno ben di più.Pensando all’Italia e alla competizione globalizzata che si trova ad affrontare c’è veramente di che preoccuparsi. L’unico conforto è che in occidente siamo in buona compagnia ma non credo possa consolare granché. Certamente non sarebbe il caso di profondere ottimismo sul nostro futuro, come invece usano i politici di tutto il mondo quando sono al potere, di qualunque schieramento essi siano. Fra costoro la competizione si riduce alla stremante lotta per mantenere o sottrarre poltrone che garantiscano rendite di posizione da dove si può guardare il mondo solo con occhi distorti o bendati. In ogni caso ben lontano dalla realtà vissuta dalla stragrande maggioranza dei cittadini.
Non è che i politici cinesi siano dei buoni samaritani, tutt’altro ma almeno questi si appropriano di una quota di ricchezza vera, generata dall’economia reale e non di quote di debito che gli altri dovranno rimborsare.

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