La bancarotta della Federal Reserve degli Stati Uniti e’ giunta al limite

La MSCI, una società di New York che si occupa di analisi del rischio e che di solito viene incaricata dai “regolatori” di eseguire gli stress test sulle banche, ha appena concluso uno stress test sul sistema della Federal Reserve USA, giudicandolo essenzialmente in bancarotta. Secondo il peggiore scenario di alti tassi di interesse e contrazione economica, la Fed dovrebbe mettere in conto una perdita “mark to market” di 547 miliardi di dollari nel corso di tre anni. Questa cifra è un multiplo del capitale della Fed, il che implica una bancarotta di fatto, secondo criteri contabili onesti.

La Fed dichiara attivi per 3.000 miliardi di dollari (principalmente in buoni del Tesoro e cartolarizzazioni, la maggior parte dei quali sono titoli tossici), ma se la Fed mette fine ai salvataggi bancari e cerca di vendere sul mercato quei titoli, otterrà un prezzo di gran lunga inferiore a quello dichiarato sui libri contabili.

Per eseguire lo stress test, commissionato da Bloomberg News, La MSCI ha utilizzato gli stessi scenari ideati dalla Fed che aveva usato per collaudare le 19 maggiori banche americane. “Le potenziali perdite” calcolate dal test “sono senza precedenti nella storia centenaria della Fed”, ha scritto l’agenzia Bloomberg in una nota del 26 febbraio.

Come abbiamo riferito in precedenza, negli ultimi mesi è andata aumentando l’opposizione al Quantitative Easing, perfino all’interno del Consiglio della Federal Reserve, perchè quando la Fed deciderà di porre fine a questa politica e di cessare l’acquisto di 85 miliardi di dollari di titoli ogni mese, si prospetta un crac del mercato. Come ha spiegato Pierre-Antoine Delhommais sul settimanale francese Le Point, questo provocherà un aumento brutale dei tassi di interesse che getterà l’economia nella recessione. L’autore francese accusa Bernanke di aver creato un gigantesco schema Ponzi, con ripercussioni mondiali.

Un critico di questa politica è Richard Fisher, che dirige la Federal Reserve Bank di Dallas. Parlando alla CNBC il 28 febbraio, ha paragonato gli acquisti mensili della Fed ad una sorta di “Ritalin monetario” a cui i mercati potrebbero assuefarsi.

Ciononostante, Bernanke resta a favore dell’espansione monetaria, sostenendo che la sua banca può sempre stampare altri soldi per coprire le perdite.

Mario Draghi della BCE ha assunto la stessa posizione con la famosa dichiarazione che l’Euro verrà salvato costi quel che costi. Il bilancio della BCE ha superato quello della Fed. Se venisse eseguito uno stress test onesto sulla BCE, giungerebbe indubbiamente alle stesse conclusioni di quello eseguito sulla Fed.

Chiunque abbia seguito l’analisi di LaRouche da anni, non verrà colto di sorpresa dal rapporto sulla bancarotta della Fed. Ad esempio, durante la sua videoconfer4enza del 1 agosto 2009 LaRouche aveva dichiarato: “Prima di tutto, dovremo riconoscere il fatto che il sistema della Federal Reserve è in bancarotta, secondo criteri appropriati… [la Fed] maschera la propria bancarotta stampando denaro. Questo mi ricorda la Germania nel 1923.”

In una conferenza a Monaco il 27 febbraio, Draghi ha negato che la politica di espansione monetaria della BCE provochi inflazione. “È sbagliato fare un collegamento meccanico tra la creazione di liquidità della banca centrale e un aumento della massa monetaria. La liquidità che forniamo alle banche è usata nei mercati dove le banche si prestano denaro a vicenda. Non aumenta automaticamente il credito o il denaro nell’economia – e così, non conduce automaticamente a pressioni dei prezzi nell’economia. I rischi di inflazione a valle sono saldamente sotto controllo”, sono state le ultime parole famose di Draghi, il quale evidentemente ritiene che il “non automaticamente” coincida con il “mai”.

 

Fonte: movisol.org/13news039.htm