L’India allenta le redini del mercato interbancario

La banca centrale indiana ha deciso ieri di ammorbidire una serie di restrizioni sulla quantità di capitali che gli istituti finanziari locali possono chiederle in prestito.

Si tratta di una mossa significativa, dal momento che dimostra come – anche in un’economia che per anni è cresciuta a livelli record – si teme che il comparto bancario possa riscontrare una carenza di liquidità, e conseguentemente non fornire il supporto necessario a cittadini ed imprese.

L’operazione della Reserve Bank of India – riferisce il Wall Street Journal – sarà effettuata attraverso un particolare strumento, il Marginal Standing Facility (MSF), che costituisce una “finestra” secondaria offerta dalla stessa banca centrale agli istituti di credito, ad un tasso pari al 9,50% (un punto percentuale più alto del tasso principale).

A tale fondo ciascun gruppo poteva attingere fino ad un tetto massimo dell’1% dei propri depositi netti, mentre d’ora in poi tale limite sarà eliminato: sarà richiesto solamente di mantenere un rapporto del 24% tra depositi da un lato e obbligazioni statali, oro e capitali liquidi dall’altro.

Non si tratta della prima misura imposta dalla RBI per cercare di migliorare il sistema dei prestiti interbancari. Dal mese scorso, infatti, l’istituto centrale ha avviato un’imponente serie di buybacks sui bond al fine di iniettare liquidità nel sistema. E la scorsa settimana aveva concesso altri prestiti addizionali alle banche.

Secondo alcuni analisti, tuttavia, non è detto che tali operazioni (compresa quella di ieri) siano in grado di garantire sufficienti capitali e, soprattutto, di fornire tale denaro a costi sostenibili.

 

Articolo ripreso da valori.it

Per saperne di piu', potete inviarci una email a contatto@consulenza-finanziaria.it oppure mandarci un messaggio tramite Facebook 

FB Messenger