Italia avrebbe bisogno di un De Gaulle o di un Peron per uscire dalla crisi economica

Questa la tesi che arriva da Rischio Calcolato, uno dei piu’ noti blog di Economia. Magari una tesi discutibile, soprattutto quando si parla di un Peron, non crediamo che un po’ di populismo farebbe al caso nostro di questi tempi. Su un De Gaulle concorderemmo subito.

Ci stiamo preparando all’ennesima manovra lacrime e sangue. Il governo liberale e di destra ha appena calato la scure su una parte consistente del suo elettorato, facendo la famigerata “patrimoniale”, pardon, contributo di solidarietà. Assieme alla patrimoniale in versione politically correct, altre misure draconiane. Misure che sono ormai identiche da circa 20 anni. Più tasse, tagli alla spesa, liberalizzazioni, privatizzazioni, innalzamento età pensionabile etc. etc. Le stesse cose che sentiamo e subiamo da vent’anni, col risultato che siamo sempre fermi allo stesso punto da vent’anni. Al netto del fatto che comunque la tanto vituperata “seconda repubblica” sul fronte del contenimento del debito è stata molto più virtuosa della “prima repubblica”, rimane l’evidenza che da questa situazione non riusciamo più ad uscirne. Sono vent’anni che siamo al palo, vent’anni che facciamo manovre draconiane senza però riuscire mai ad arrivare a ridurre questo fardello.

Ovviamente manovre draconiane accompagnate dal ritornello “ce lo chiede l’Europa”, al che sorge legittimo il dubbio per cui forse è il caso di smettere di ascoltare l’Europa dato che vent’anni di lacrime e sangue imposti da Bruxelles non han prodotto risultati di alcunchè. Il fatto forse può essere spiegato da una teoria, una teoria che vuole un paese non riuscire più a crescere quando il rapporto debito-PIL supera il 90%. In Italia la cifra magica l’abbiamo passata da 23 anni e da allora non riusciamo più ad uscirne. Che fare? Lasciamo stare i teorici dei due massimi sistemi che continuano imperterriti a proporci le loro ricette.

I socialisti, che continuano instancabilmente a dirci che l’URSS è fallita perché secondo loro non ha applicato il vero marxismo, rialzano la testa. Dall’altro lato i liberisti si comportano come i marxisti, continuando a dire che il motivo per cui gli USA, fino all’altroieri il loro paradiso, sono alla canna del gas è perché non hanno applicato il vero liberismo. Due facce della stessa medaglia, stesso dogmatismo, stessa ottusità ideologica. Lasciando perdere il delirio ideologico di liberali e socialisti, parliamo di cose serie. Molti ritengono che la strada per l’Italia, e per gli altri membri del gruppo PIIGS sia segnata. Solo l’insolvenza e la conseguente l’uscita dall’euro-zona può aiutare i PIIGS a uscire da una situazione insostenibile. Vediamo un precedente su cui basarci. L’Argentina nel 2001 dichiarò la propria insolvenza. Il debito dell’albiceleste era relativamente piccolo. Il debito argentino equivaleva al 30% del PIL, per fare le debite proporzioni circa la metà del debito spagnolo e un quarto del debito italiano. Un altro termine che può mettere in parallelo il caso argentino e quello dei PIIGS è il legame con una moneta forte, troppo forte per economie come quella argentina e quelle dei PIIGS.

All’epoca infatti il pesos argentino era collegato al dollaro americano, esattamente come oggi le economie PIIGS sono legate all’Euro. Il collegamento del pesos al dollaro era stato voluto dal presidente Menem negli anni ’80 con lo scopo di combattere l’inflazione a quattro cifre. La scommessa di Menem riuscì e l’inflazione tornò a livelli normali, ma a lungo andare la parità forzosa ed irreale col dollaro soffocò l’economia albiceleste portando al tracollo del 2001. Dunque, diamo un’occhiata ad alcuni dati macroeconomici dell’Argentina, pre e post bancarotta. Vediamo come si sono evoluti crescita del PIL, disoccupazione, inflazione e tasso di povertà prima e dopo il fallimento.

  Crescita PIL Inflazione Disoccupazione Povertà
1999 -3% -2% 14% 36%
2000 +0,8% -0,9% 15% 37%
2001 -7,0% +4% 25% 37%
2002 -14,7% +41% 21,5% 45%
2003 +8,7% +13,4% 17,3% 52%
2004 +8,3% +6,1% 14,8% 44%
2005 +9,2% +9,6% 11,6% 38%
2006 +8,5% +9,8% 8,7% 27%
2007 +8,7% +9,5% 8,5% 23%
2008 +6,8% +8,6% 7,9% 23%
2009 +0,9% +7,7% 8,7% 13%

 

NB Il 2001 è evidenziato in quanto anno del crack

Come possiamo vedere, l’impatto iniziale dell’insolvenza argentina è stato tremendo. Nel biennio successivo al crack del dicembre 2001 abbiamo avuto un’impennata nei tassi di disoccupazione e povertà. Dopo un biennio terribile però l’Argentina si è piano piano rialzata, anzi, ha addirittura scampato la recessione del 2009 registrando un PIL in crescita, seppur minima, perfino nell’annus horribilis dell’economia mondiale. Ora, la teoria dei favorevoli all’insolvenza, vuole che i PIIGS, liberi dal fardello del debito e liberi dal fardello dell’Euro possa imitare quanto avvenuto in Argentina. Un impatto tremendo nell’immediato, ma positivo nel lungo periodo. L’altra soluzione radicale è quella della immissione di euro-bond. La Germania s’è detta finora contraria a questa soluzione, anche se nell’intransigenza del gigante teutonico sembrano aprirsi diverse crepe. Il presidente della SPD, Sigmar Gabriel, s’è detto favorevole agli eurobond e secondo il Suddeutshce Zeitung il governo della Merkel sta studiando questa soluzione, nonostante le smentite e i mal di pancia dei liberali. Io però mi trovo contrario, mi trovo contrario perché aprirebbe la strada agli Stati Uniti d’Europa. Perché sono contrario agli “Stati Uniti d’Europa”? Essenzialmente per due motivi

1-Guardate com’è ridotto politicamente il Belgio, senza governo reale da anni, con democristiani, socialisti; liberali e verdi divisi irrimediabilmente tra ala fiamminga e ala vallona ovviamente in perenne lotta fra loro, con i tre partiti nazionalisti fiamminghi che vogliono la secessione ma che nel frattempo si guardano in cagnesco tra loro e con un esecutivo che da anni fa solo ordinaria amministrazione. Il Belgio è uno stato minuscolo con soli due popoli, valloni e fiamminghi, che parlano due idiomi di ceppo completamente differente. Ecco, immaginate la situazione belga e moltiplicatela per 27 idiomi differenti (senza contare il basco). Al tutto aggiungete pure le differenze religiose, non presenti nel Belgio che è unito solo nella fede cattolica comune a valloni e fiamminghi. Riuscite anche solo a immaginare una Babele del genere come potrebbe funzionare?

2- Sant’Agostino ci insegnava che si diventa schiavi quando qualcuno ti risparmia la vita. Quando si risparmia la vita a un altro essere umano, questo diventa a completa disposizione del nuovo padrone. La schiavitù è ereditaria, difatti i figli dello schiavo continueranno ad essere al servizio della famiglia del padrone. Se il padrone non avesse avuto clemenza del capostipite difatti i suoi successori non sarebbero mai nati e questo perpetua la situazione di dipendenza. Ecco, nel caso dell’emissione degli euro-bond ci troveremmo in questa situazione. Francia e Germania sarebbero i nostri padroni a cui dovere eterna riconoscenza e servitù. Piuttosto che ritrovarmi a dover servire e riverire il duo franco-tedesco preferisco la morte. Preferisco morire per la libertà con le lame che affettano le carni, piuttosto che l’eterna servitù a gente che si ammala di e. coli perché non in grado di lavare frutta e verdura prima di mangiarla o che non conosce l’uso del bidet.

Per me è meglio la soluzione Argentina (tra parentesi, uno dei segreti della rinascita argentina è stato l’aver mandato a quel paese i soloni dell’FMI e le loro ricette). Da vent’anni siamo sull’orlo del burrone, e non riusciamo a venirne fuori. Meglio cadere nel dirupo e poi tentare di uscirne fuori che continuare a stare aggrappati a un ramo sporgente. Il problema è, chi avrà il coraggio di prendersi la responsabilità politica di un atto così grave? Chi avrà la forza di rompere le righe e gettare o scompiglio? Di certo non un Berlusconi vecchio, stanco e sempre più schiavo delle proprie perversioni sessuali. Di certo non il Trota senior il cui partito ormai non tollera più l’abbraccio mortale al sultano di Hard-Core. Di certo non un Bersani, il quale è nulla più che un prestanome di D’Alema oltre che leader di un covo di serpi unito solo dall’opposizione a Berlusconi. Lasciamo perdere il Terzo Pollo, che è solo una UDC allargata, o il Niki Vendola. Ci serve un De Gaulle o un Peron che faccia saltare il tavolo, e ci serve presto.

Da RischioCalcolato.it, gran sito di economia e di commenti finanziari