Intervento preventivo per la solidita’ del settore bancario in Cina

La solidità del settore bancario cinese rappresenta un grande punto interrogativo. Secondo Stephen Green – a capo della divisione di Standard Chartered dedicata alle analisi sul gigante asiatico – c’è una via d’uscita: il governo deve mettere in campo riforme strutturali. E intervenire in via preventiva in sostegno delle banche.

Attualmente sono molti i fattori di potenziale criticità per gli istituti di credito. Innanzitutto si prevede un rallentamento della corsa della seconda economia del mondo: nel 2012 gli analisti prevedono che il pil cresca “solo” dell’8,3%, a fronte del 10,4% dell’anno scorso e del 9,5% del secondo trimestre del 2011.

Inoltre, gli sforzi anti-speculazione del governo sembrano aver finalmente posto un freno all’immobiliare: ma ciò significa che alcune imprese del settore si troveranno in difficoltà. Soprattutto, resta il problema dei prestiti a rischio concessi agli enti locali. E gli investitori vogliono capire se e come il governo potrà strutturare un intervento di salvataggio qualora questi ultimi si rivelassero insolventi.

Secondo Green, il governo ha ampio margine in tal senso. E una riforma bancaria in tempi brevi potrebbe rassicurare gli investitori e spianare la strada per ulteriori interventi. Stando a quanto si legge nell’editoriale, la strada obbligata sarebbe quella della nazionalizzazione. Il ministero delle Finanze, oppure una delle grandi banche statali, dovrebbero quindi emettere debito e riacquistare le infrastrutture dagli istituti di credito. Questi ultimi, così, si toglierebbero un rilevante elemento di rischio: e i costi di finanziamento si ridurrebbero, dal momento che i tassi d’interesse risulterebbero più bassi rispetto a quelli sui prestiti bancari.

A questo punto, afferma Green, bisognerebbe riformare radicalmente il processo di finanziamento delle grandi opere. Attingendo direttamente al bilancio statale, invece di prendere i fondi a prestito dalle grandi banche come si è fatto finora. Infine, continua l’editoriale, bisogna rivedere la gestione dei tassi d’interesse, che finora sono stati tenuti a livelli molto bassi per favorire la crescita, salvo poi alzarli a più riprese.

Normalizzarli significherebbe anche normalizzare il tasso di cambio dello yuan, che risulta ancora sottovalutato contro il dollaro, nonostante un apprezzamento del 5-6% negli ultimi mesi.

Articolo ripreso dal sito valori.it