Innovazione significa ricerca continua dell’efficienza

Shortcuts. Muoversi da A a B – risparmiando qualche minuto, qualche chilometro, qualche soldo. Intelligenza. Efficienza, a volte furbizia. Il concetto è utile, ma a un certo punto diventa pericoloso: cerchiamo scorciatoie in tutti i percorsi della vita – per alcuni diventa un modo di fare, un modo di essere, un modo di vivere. Ma vivere per scorciatoie è un “vivere minore”: le cose preziose della vita si trovano spesso passando per i percorsi lunghi, quelli in salita, quelli più faticosi. La fortuna non consiste nel trovare delle scorciatoie, ma nel poter affrontare a cuore aperto le salite. Non senza paura, ma con la coscienza della propria fragilità e con lo sforzo di diventare – grazie a quella salita – in grado di farcela. Sono le strade difficili che ci permettono di capire “cosa sia una strada”. Sono i percorsi più duri che ci permettono di realizzare “chi siamo” – non i successi a basso costo, e a basso rischio.

Tutti sappiamo che le storie delle persone che hanno realizzato cose straordinarie sono fatte di salite, di cadute, di crisi. Quasi mai queste persone sono diventate più capaci grazie a una vita semplice. Eppure tutti cerchiamo, continuamente, un modo veloce – magico? ipertecnologico? – per diventare qualcun altro, per fare qualcos’altro. Illusioni che fanno vendere biglietti della lotteria, pillole per dimagrire senza dover smettere di mangiare la pizza, polveri per ingrossare i muscoli senza faticare in palestra per anni, corsi miracolosi per imparare lingue in poche settimane… Date un’occhiata alle pubblicità, sono tutte promesse di scorciatoie: “Inutile sforzarsi: c’è una scorciatoia a portata di mano. Pagate qui. E poi: cliccate su like”.

Non è solo la sfera personale a nutrirsi di illusioni e scorciatoie: le aziende sperano che sia la tecnologia a realizzare il miracolo che farà lavorare le persone bene insieme (“In sala riunione si odiano, ma grazie all’intranet faremo miracoli”); credono che un call center a basso costo possa esprimere la stessa cura di una persona che ha fatto tutta la gavetta; investono su “best-practices” e sistemi di “knowledge management” sperando che la conoscenza venga assimilata da persone che non hanno neanche lo spazio per parlarsi; spiegano tutto per bene su PowerPoint, perché per scrivere un memo ci vuole troppo tempo, ma cinque bullet point si possono mettere insieme facilmente… “Non c’è bisogno di guardarsi negli occhi, lavorare insieme, discutere, affrontare il disaccordo, elaborare un pensiero e scriverlo per bene – basta un click!”. Shortcuts To Nowhere. Perché in troppi non capiscono che il viaggio è più importante della destinazione. E quasi tutti sono troppo di corsa per riuscire ad ascoltare chi prova a ricordarglielo.

Lentamente, invece, alcune persone lavorano per cambiare le cose, per affrontare con fatica le vere difficoltà della vita o i veri problemi del mondo. Se si incontra una persona così – una di quelle che conosce le salite – conviene rallentare e imparare qualcosa. È probabile che ci dia un consiglio più o meno come questo: “Se vuoi fare la strada giusta: allunga di là, prendi la prima salita – quella più ripida – e poi continua controvento. E se arriva un temporale: goditelo tutto”.
È importante sapere che non si arriverà mai, ma che ogni passo può diventare straordinariamente interessante.

Maurizio Travaglini
esperto di innovazione

www.architectz.eu – Articolo pubblicato su Artribune Magazine #30

 

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