Innovazione e competizione non sempre vanno d’accordo

 E’ da tempo che da queste pagine virtuali invitiamo le aziende a rifuggire da una nefasta e mortale competizione attraverso innovazioni “radicali”.
Inoltre indichiamo nei linguaggi di strategia d’impresa gli strumenti per cercare e trovare queste innovazioni, che sono sempre di “senso” e mai di tecnologia, organizzare un business intorno a loro, costruire progetti di futuro di successo (o valutarne l’inefficacia già in fase progettuale).
A supporto di queste nostre tesi, che poi non sono nostre, stavolta abbiamo un testimonial d’eccezione attraverso unaintervista rilasciata alla rivista Wired da Larry Page. Page, insieme a Sergey Brin, lanciò nel 1998 il motore di ricerca Google. In 15 anni l’azienda è diventata un colosso con un fatturato di 50 miliardi di dollari, capitalizzazione di borsa di 250 miliardi di dollari, 53.000 dipendenti.
Come ha fatto? Page è ossessionato dal “10x”. Non cerca il 10 per cento di miglioramento sul fatturato o i margini, ma prodotti e servizi che siano 10 volte meglio di quelli esistenti. Per raggiungere questi risultati bisogna avere ambizioni importanti, guardare il mondo in modo totalmente diverso, immaginare l’inimmaginabile e… crearlo.
Perchè questa ossessione?
Page risponde così: “Mi preoccupa che qualcosa di gravemente sbagliato sia accaduto nel modo in cui gestiamo le aziende. Se leggete la copertura stampa della nostra azienda, o dell’industria tecnologica in generale è sempre tutto sulla competizione (Ma quanto è vero per tutti gli altri settori! N.d.T.).
Le notizie sono scritte come se stessero parlando di un evento sportivo. Ma è difficile trovare esempi di cose realmente formidabili che accadono esclusivamente per la competizione. Come può essere eccitante andare al lavoro se il meglio che puoi fare è annientare qualche altra azienda che fa più o meno la stessa cosa?
Ecco perchè la maggior parte delle aziende si spengono lentamente con il tempo. Tendono a fare più o meno la stessa cosa che facevano prima con pochi cambiamenti… ma è garantito che il miglioramento incrementale  sarà obsoleto col tempo… una grossa parte del mio lavoro è mantenere le persone focalizzate su cose che non sono solo incrementali.”
Un “mantra” totalmente ignorato dalle aziende, dalle istituzioni, dalla società intera che, non a caso come Page profetizza, si stanno spegnendo. Un richiamo a tutti, ma sopratutto alle “classi dirigenti”, per uscire dalla confortevole nicchia delle cose che sappiamo fare e avventurarsi nel cercare il “davvero nuovo”.
Dove e come fare innovazione?
Page: “…Io sento che ci sono tutte queste opportunità nel mondo per fare migliore la vita delle persone . In Google forse stiamo attaccando lo 0,1 per cento di quello spazio. E le aziende tecnologiche tutte insieme forse solo l’1%. Questo significa che c’è il 99 per cento di terreno vergine.”
Questa è una affermazione di una intuizione straordinaria che la strategia d’impresa indirizza chiaramente. Questo terreno vergine fatto di vita delle persone ha molte dimensioni: economica certamente, ma anche sociale, culturale, istituzionale, ambientale, ecc. Senza una mappa dettagliata che ci inviti ad esplorarle siamo soli con il nostro intuito.
Un intuito che per quanto fine riesce a cogliere, nel caso dell’ azienda di Page e per sua stessa ammissione, solo lo 0,1%… Figuriamoci le altre aziende, con imprenditori o manager meno “intuitivi” di lui, cosa potranno fare!
Page: “Gli investitori si preoccupano sempre, “Gente state spendendo troppi soldi su queste cose pazze”. Ma ora quelle sono le cose sulle quali sono più eccitati… Se non fai alcune cose che sono pazze, allora stai facendo le cose sbagliate.”
Ecco una dimostrazione della necessità di dotarsi del linguaggio della strategia d’impresa anche da parte degli stakeholder (investitori, istituzioni, sindacati e sopratutto banche) e non solo degli imprenditori e manager. Infatti disponendo di tali strumenti essi sarebbero in grado di comprendere, e l’imprenditore di spiegare e dimostrare, che le cose che fanno non sono “pazze” ma “giuste”, evitando di lasciarlo solo o negandogli quel supporto che a volte è vitale per il successo della “impresa” (che in molte lingue è la stessa parola sia per indicare l’azienda che… un viaggio sulla luna). Fare azienda significa fare una “impresa”. Ben misera impresa è incrementare il fatturato di un 1% o ridurre le perdite!
Page:” …non stiamo insegnando alle persone come identificare quei progetti difficili…probabilmente ci sarebbe la necessità di una educazione tecnologica abbastanza ampia e conoscenze sull’organizzazione e l’imprenditorialità…il nostro sistema addestra le persone in modo specialistico, ma non per identificare i progetti giusti…”.
Una affermazione onesta, ammette la mancanza e richiede conoscenze, ma grave se consideriamo che Page vive ed opera in un paese che non dovrebbe essere secondo a nessuno in quanto qualità delle conoscenze in quegli ambiti.
Una triste possibile conclusione e che per fare azienda la conoscenza non serva. Ma sarebbe ben strano che il mondo del business sia l’unico settore di attività umana dove questo accada. L’altra è che quella prodotta non sia facilmente fruibile. E allora la richiesta di Page, come forse di tutti gli imprenditori e manager, è quella di una offerta di servizi all’avanguardia negli ambiti della organizzazione e imprenditorialità e non solo negli ambiti specialistici.
Una strada che noi abbiamo deciso di percorrere.
Articolo di Luciano Martinoli, ripreso dal sito Imprenditorialitaumentata su Blogspot.com