In Grecia non hanno il catasto degli immobili e devono aggiungere le tasse alle bollette dell’elettricita’

Ogni giorno si impara qualcosa, cari lettori e noi abbiamo appreso oggi questa informazione. In Grecia non hanno il catasto degli immobili. In tutta onesta’, gia’ talvolta ci domandiamo noi cosa ci facciamo in Europa.. quindi figuratevi cosa pensiamo della Grecia.

(Nota per le email ricevute: lo sappiamo bene perche’ stanno con noi in Europa, perche’ abbiamo bisogno della Turchia e certo non potevamo mai pensare di farla entrare se non c’era anche la Grecia. Notare come la questione dell’entrata in Europa della Turchia ultimamente e’ passata sotto silenzio, ma state sicuri che dove si decidono i destini del mondo non e’ certo stata dimenticata).

Come nelle cupe tragedie shakespeariane, la scena politica greca può essere alterata da un unico personaggio che non è il protagonista né una figura positiva, ma è di importanza cruciale nella trama. Un po’ come Iago in Otello.

Con le debite differenze, questo ruolo potrebbe toccare a Nikos Fotopoulos, presidente del sindacato Genop-Dei (gestore dell’energia elettrica). È bruno, mal rasato, veste di nero e ha un che di teatrale. Ma la somiglianza è dovuta soprattutto al fatto costui si presenta sotto i riflettori nel momento più critico della nostra tragedia finanziaria nazionale.

Il governo  sta cercando di racimolare due miliardi di euro per ripianare il debito pubblico. Così ha proposto l’idea di tassare i proprietari di casa per mezzo delle bollette dell’elettricità, dato che in Grecia non c’è un catasto e il Dei quantifica i consumi a metro quadro, in rapporto all’età di un immobile e al quartiere in cui si trova. Ma utilizzare le fatture del Dei per imporre una nuova tassa, che sarà integrata nel calcolo della bolletta, è un po’ come confessare apertamente uno smacco. Il governo, infatti, così facendo riconosce di non potersi fidare del fisco e rimette in discussione le imposte precedenti.

Quest’anno e il prossimo il governo imporrà una nuova imposta straordinaria, perché da venti mesi cerca inutilmente di riformare l’amministrazione pubblica, di vendere beni dello stato e di cancellare qualche istituzione. Sugli stipendi si sono abbattuti alcuni tagli, ma non riforme vere e proprie. L’istituzione di uno stipendio unico per tutti i dipendenti pubblici ha tali e tante eccezioni che si invalida da sola. L’operazione che consente di mettere in aspettativa i funzionari pubblici è talmente oscura che lo stato non potrà riuscirci senza licenziare gli statali. Per evitare di riformare lo stato, il governo preferisce far pagare tutti i greci proprietari di casa.

Questa tragedia va in scena con una regia invisibile. Fotopoulos e i boss di Genop-Dei rifiutano che le bollette dell’elettricità siano utilizzate per applicare la legge imposta dal governo.

Questi figli del Pasok, che costituiscono un’elite statale, si stanno dunque rivoltando contro il  governo. Preferiscono che il paese precipiti nella bancarotta piuttosto che metter mano ai loro benefici. In ogni caso, il prezzo da pagare sarà enorme. Il problema è che nessuna vera tragedia – né quelle di Shakespeare né quelle finanziare – ha mai un lieto fine. Alla fine si deve sempre pagare.

Articolo ripreso da Presseurop.eu

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