In Brasile non conviene evadere l’IVA perche’ il consumatore ci guadagna a pagarla

Solo un aggettivo: affascinante questo sistema inventato dai nostri amici brasiliani. E, a ben vedere, non sarebbe nemmeno di impossibile applicazione qui in Italia. Basterebbe la volonta’ politica, chissa’ quale governo ce l’avra’ prima o poi. O forse, basta solo rendere l’evasione meno conveniente e piu’ difficile per entrambe le parti e il problema sarebbe presto risolto.

Questa estate di passione per i nostri conti pubblici e di affannosa ricerca di misure di risanamento del debito ha riportato al centro dell’attenzione il tema della lotta all’evasione fiscale. È necessario spezzare il circolo vizioso, in cui due elementi si sostengono a vicenda: più è alta l’evasione, più devo fare ricorso a misure dure e invasive e più incrino il rapporto tra fisco e contribuenti, facendo venir meno ogni possibilità di cooperazione tra gli attori del sistema. In effetti, la cosa più fastidiosa per un lavoratore autonomo è essere considerato automaticamente un evasore. E probabilmente non è neanche utile per raccogliere più tasse. Secondo gli economisti, il modo migliore per incentivare il buon comportamento fiscale non sia tanto il controllo e la punizione quanto piuttosto la “compartecipazione ai profitti”. (1)

A SAN PAOLO SI FA COSÌ

Nel corso della discussione su questa manovra economica si è parlato molto di un aumento dell’Iva (e non è ancor detto che non avvenga davvero). L’Iva è però la tassa più evasa in quanto si crea una naturale collusione tra il venditore e il compratore ai danni del fisco: tu venditore mi fai lo sconto sul prezzo, e io compratore non ti chiedo lo scontrino-fattura. Ma oggi esistono tecnologie di facile adozione per limitare l’evasione dell’Iva e sono fondate sulla compartecipazione e sulla cooperazione piuttosto che sulla punizione.

Le adotta per esempio lo stato di San Paolo in Brasile. Il programma Nota Fiscal Paulista prevede che il cittadino registrato al programma, comunicando il proprio codice fiscale all’atto dell’acquisto di beni, riceva il 30 per cento dell’Icms dovuto dall’esercente. (2) La somma accreditata può essere usata dal cittadino in compensazione delle proprie imposte o bonificata direttamente sul suo conto corrente.

Gli esercenti hanno l’obbligo di aderire al programma, che è invece una semplice facoltà per i cittadini. Il tutto è gestito via web, ma non è necessario che l’esercente sia sempre on-line, può trasmettere i dati periodicamente. Il software è fornito gratuitamente dalla Secretaria da Fazenda.

Il consumatore non ha nessun obbligo di conservazione dei documenti fiscali emessi nei suoi confronti, che saranno inviati dall’esercente e accessibili on-line in ogni momento. Lo scontrino cartaceo è utile al consumatore solo per successiva verifica, oppure nel caso di omissione di invio online da parte dell’esercente, per denunciarlo. Per accumulare il credito, il consumatore deve semplicemente comunicare il suo codice fiscale al momento dell’acquisto, è necessario registrarsi (tutto online, in pochi minuti) solo per consultare il credito accumulato e utilizzarlo. Anche i consumatori residenti in altri stati del Brasile possono aderire al programma e accumulare crediti.

Alcuni dati (dal sito) dall’inizio del programma nel gennaio 2008 a oggi. 1 euro = 2,3 reais

Totale crediti distribuiti R$ 3.955.311.981

Consumatori registrati    11.739.586

Scontrini “processati”      13.666.039.167

Esercizi registrati                   704.683

Il programma prevede un ulteriore incentivo che si affianca alla restituzione di parte dell’Iva incassata: la distribuzione di premi sorteggiati mensilmente tra i partecipanti; finora ne sono stati distribuiti per 489.500.000 reais.

L’effetto combinato degli incentivi previsti dal programma ha portato a un incremento del gettito nei primi tre anni di applicazione pari al 23,3 per cento, con punte di quasi il 40 per cento nei settori più a rischio, come sport, tempo libero e ristoranti, secondo i dati della Secretaria da Fazenda. È un incremento notevole se consideriamo che anche il Brasile ha sofferto, seppur meno di altri paesi, per la crisi economica esplosa nel 2008. Secondo le stime del fisco paulista, al netto dei rimborsi, dei premi e delle spese di pubblicità del programma, il beneficio per le casse pubbliche a fine 2010 era di circa 800 milioni di reais annui, circa 350 milioni di euro al tasso attuale. Lo stato di San Paolo è grande quasi come l’Italia (248mila kmq), con una popolazione di 41 milioni di abitanti, e 11 milioni di consumatori registrati al programma sono davvero un numero imponente. Il Pil dello stato di San Paolo è circa di 350 miliardi di euro, quindi il gettito aggiuntivo è lo 0,1 per cento del Pil: come se in Italia, che ha un Pil di circa 1.500 miliardi di euro, un sistema analogo potesse raccogliere un gettito aggiuntivo netto di premi e rimborsi di 1,5 miliardi di euro.

DUE OSTACOLI ITALIANI

In Italia esistono le detrazioni dall’imponibile Irpef di alcune spese, considerate “meritevoli” (sanità, spese di iscrizione per l’istruzione pubblica e così via): al compratore conviene chiedere la fattura di tali spese per dedurle in sede di dichiarazione fiscale. Per godere del beneficio, che si risolve in minori imposte versate, è necessario indicare le spese nella dichiarazione annuale e conservarne i giustificativi fino alla fine del periodo di accertamento (cinque anni). Molti ritengono che si debba estendere il meccanismo, e quindi il conflitto di interessi tra venditore e compratore, a una più ampia serie di spese per limitare l’evasione. Ma nell’impostazione italiana i principali ostacoli a questa proposta sono due. Il primo: per le spese minute è oneroso tenere gli scontrini fino alla fine del periodo entro il quale il fisco può rettificare la dichiarazione fiscale, come è richiesto oggi. Inoltre per la “gestione” delle detrazioni è spesso necessario il ricorso a un professionista, con relativi costi e fastidi, che spesso vanificano il beneficio della deduzione. Il secondo ostacolo è il “costo” per l’erario, in termini di minori entrate: se per ogni euro raccolto lo stato ammette diciamo il 20 per cento di detrazioni, non elimina del tutto l’incentivo a evadere e il suo gettito si riduce se il guadagno che ricava da una minore evasione è inferiore al costo dello “sconto fiscale” (si veda questo articolo).

Il primo ostacolo, come ci mostra l’esempio dello Stato di San Paolo, può essere facilmente eliminato attraverso il ricorso a una tecnologia ormai già sperimentata con successo in altri paesi (si veda anche questo articolo). Il secondo certamente va valutato, ma la percezione di un fisco che incentiva un comportamento onesto aiuta anche nella raccolta delle tasse. Il modello brasiliano trasforma radicalmente il rapporto fisco-cittadino, creando un controllo capillare esercitato da un esercito di volontari che si applica ogni giorno in milioni di transazioni.

Il sistema ovviamente non cancella tout-court l’evasione. Crea però un forte disincentivo in quella fascia di transazioni in cui il costo della collusione tra venditore e compratore (in termini di costo di transazione, rischio, ecc.) è superiore al beneficio per il compratore. L’automatismo del beneficio, la sua facile realizzabilità tecnica sono i principali punti di forza del programma.

Soprattutto, capovolge l’impostazione degli strumenti di lotta all’evasione cui si fa spesso ricorso nel nostro paese, basati sull’inasprirsi dei controlli e dei criteri di calcolo presuntivi, che creano costi e fastidi (diretti e immediati per tutti, in termini di maggiori esborsi e tempi per la compliance; potenziali, ma gravemente iniqui, in caso di sanzioni ingiuste se non si riesce a vincere le presunzioni contrarie pur essendo nel giusto).

Se nel futuro si aumenterà l’Iva, parte dell’aumento non potrebbe tornare automaticamente sui conti correnti di chi si pretende lo scontrino? In Italia come a San Paolo del Brasile.

Articolo ripreso da lavoce.info

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