Il traffico aereo non e’ influenzato dal prezzo del petrolio

Abbiamo scoperto oggi un bellissimo blog, ORONERO, a cura di Anna Ryden

Ne riprendiamo questo bell’articolo, ripromettendoci di seguire questo promettente sito con grande attenzione.

Allora cosa useremo durante i prossimi mesi per seguire l’andamento della crisi? Io ho pensato che i trasporti nazionali via aereo potrebbero fare da indice meglio di altri, e sono andata sul sito “ASSOTRASPORTI” (Il paese riparte se gli italiani si muovono). Dopo un notevole sforzo di datamining fatto domenica sera, non avevo la pazienza per aspettare lunedi mattina e chiedere se cortesemente mi mandavano tutti i dati in un unico file excel, sono riuscita a creare i grafici, che contengono dati fino a giugno 2011 inclusi.

A parte lo sforzo del mining, un applauso per ASSOTRASPORTI, che non solo presenta i dati sul sito, ma dati raggiungibili con pochissmi click, e anche relativamente aggiornati. Complimenti!

Passeggeri, numero totale in arrivo e partenza:

Il grafico contiene dati mensili per il traffico aereo passeggeri, la linea nera è la media mobile su 12 mesi, per facilitare la lettura. I punti bassi sono sempre i mesi novembre, dicembre, gennaio, febbraio, mesi che gli italiani maggiormente rimangono a casa. La punta massima è agosto, anche li nessuna sorpresa.

Dalla media mobile si direbbe che il trend è praticamente ininterrottamente positivo, con qualche rallentamento. Guardando il MIB storico (qualche vecchio grafico su Internet c’è) per capire l’andamento dell’economia italiana si vede che il primo rallentamento del traffico aereo coincide con il crollo della borsa nel 2001.

Quell’inverno c’è stato un crollo del numero di passeggeri, con ca 1,2 milioni di passeggeri in meno rispetto al periodo l’anno precedente, cioè poco più di 5 milioni. Nel 2002 il turismo invernale si è ripreso con un aumento di 1,3 milioni di passeggeri.

Il prossimo rallentamento è avvenuto ancora prima del crac del 2008. Infatti le punte massime di luglio-agosto 2008 è ca 300 mila passeggeri in meno rispetto al 2007. Siamo abituati a parlare del crac del 2008, ma di fatto i mercati avevano reagito già un anno prima.

Il traffico del inverno 2008-2009 è sceso ai livelli del 2005-2006, perdendo di nuovo 1,2 milioni di passeggeri.

Si vede che il traffico invernale è molto più soggetto all’andamento economico rispetto a quello estivo. Può darsi che durante l’inverno viaggino persone con più facilità di partire in periodi scomodi, come pensionati e studenti, che però sono anche più vulnerabili durante i tumulti finanziari.

Peak oil a parte, in futuro queste categorie viaggeranno molto meno di prima. Gli studenti perché le rette universitari raddoppiate si mangeranno anche quei soldi in più, e i pensionati perché le pensioni saranno sempre più redotti, in termini reali se non in nominali.

A dire la verità, il traffico invernale non ha neanche fatto in tempo a riprendersi del tutto, quest’anno era comunque 200.000 persone corto rispetto a febbraio 2008.

Inserendo una linea trend per i minimi, si vede che ormai abbiamo passato il terzo anno in cui il traffico invernale precisava di una nuova linea, più in basso. Le categorie più deboli saranno cresciute in numero, ma hanno meno potere di acquisto:

Aggiungendo anche la linea per i massimi, mi sembra che non sia cambiato molto. Le famiglie viaggiano come sempre, con l’eccezione degli anni di estremo ottimismo 2007 e 2010, che probabilmente ha visto guadagni in borsa trasformati in viaggi in Thailandia:

Quest’anno a giugno abbiamo 14 milioni di passeggeri, 1,2 milioni più del massimo di giugno 2007. Se questo dipende dal tempo freddo in Italia, quindi migliaia di partenza last-minute, oppure viaggi pianficati da mesi, merito dell’andamento forte dell’economia e titoli dei giornali superpositivi, resta da vedere. Oppure, terza alternativa, gli italiani hanno ancora i soldi per le vacanze, ma partono a giugno per risparmiare.

Se è così, anche luglio sarà forte, mentre i dati per agosto potrebbero essere i primi di un nuovo trend su una linea più bassa.

Tutto sommato, quello che vediamo per quanto riguarda il traffico passeggeri, è che non dipende direttamente dal prezzo del petrolio. Altrimenti avremmo visto una graduale diminuzione del numero di passeggeri dal 2004 in poi. Le compagnie hanno evidentemente scelto di diminuire i costi e/o accumulare debiti invece di aumentare il prezzo del biglietto. Se accumulano debito è perché si aspettano prezzi più bassi in futuro. Questi non arriveranno come vorrebbero loro e noi vedremo tante di quelle compagnie andare in bancarotta.

Articolo ripreso da: oronero.wordpress.com, un blog sul petrolio e sul suo picco di produzione che cambiera’ l’economia.

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