Il titolo di stato che va su e giu’ come calzon de puta

Da quando l’ansia dello spread si è impadronita del nostro paese, i titoli di stato sono stati catapultati dalla sezione investimenti alle prime pagine di tutti i quotidiani italiani. Ma nonostante se ne parli ormai nei salotti televisivi come nei bar di provincia, il legame tra il loro andamento e l’emergenza nazionale che ha portato alla terribile manovra correttiva del governo Monti è tutt’altro che trasparente.

Dato che in Germania la preoccupazione non è tanto minore che da noi, Die Zeit ha cercato di illustrarlo ricostruendo la storia di un titolo italiano dalla sua emissione, precedente alle prime avvisaglie della crisi del debito, all’avvento del governo tecnico.

“Gennaio 2004: il titolo IT0003535157 viene emesso e acquistato soprattutto da fondi d’investimento britannici, tedeschi e italiani. Il suo rendimento è del 5 per cento all’anno. All’epoca non era molto. All’inizio del decennio tutti volevano prestare denaro all’Italia. Già allora il debito superava il prodotto interno lordo annuo, ma il mondo aveva fiducia nella solida struttura economica del paese, in Ferrari e in Armani.

E ora l’Italia al posto della lira aveva l’euro, quindi sono finiti i tempi in cui il paese poteva svalutare il proprio debito stampando moneta – motivo per cui gli investitori in passato avevano imposto pesanti aumenti dei tassi d’interesse. Chi è alla ricerca di un investimento garantito sembra trovare in Italia un porto sicuro.

Settembre 2005: L’IT0003535157 raggiunge un record storico sul cosiddetto mercato secondario, dove sono negoziati titoli già in circolazione. Il 22 settembre il titolo ha guadagnato ben il 22% rispetto al prezzo di collocamento. In questa fase lo stato non guadagna più nuovo denaro, ma il governo non è indifferente alle sorti dei titoli già piazzati.

È una sorta di barometro per valutare gli umori dei finanziatori. Più gli investitori prevedono di poter realizzare investimenti redditizi in Italia, più la domanda di titoli di stato cresce e l’andamento sale. Se gli investitori dubitano della solvibilità del paese, l’andamento scende.

Maggio 2010: L’IT0003535157 si attesta appena al di sopra del suo prezzo di collocamento. Gli acquirenti di titoli di stato chiedono maggiori garanzie, così come finora ne hanno sempre ottenute, in fin dei conti gli europei dalla seconda guerra mondiale hanno sempre onorato i loro debiti.

Ma l’inizio della crisi del debito della Grecia e l’esitazione della Germania a venirle in aiuto creano inquietudine nei mercati. La calma torna quando i paesi europei si accordano su un programma di salvataggio e promettono che nessun paese della zona euro dichiarerà default. L’andamento dell’IT0003535157 subisce un lieve miglioramento.”

Luglio 2011: Le preoccupazioni per la Grecia si riacutizzano portando con sé nuove insicurezze. Il 21 luglio i capi di stato e di governo della zona euro si riuniscono in un vertice a Bruxelles. Dopo lunghe trattative la Germania impone la sua linea: chi detiene titoli del debito greco deve rinunciare a una parte del loro valore.

Per la prima volta dalla fine della guerra un paese europeo non è in grado di mantenere i suoi obblighi di pagamento. Il mercato è in fermento: i titoli di stato rappresentano ancora un investimento che offre delle garanzie? Quale sarà il prossimo paese a rinegoziare il proprio debito? L’andamento dei titoli italiani peggiora sempre più.”

Agosto 2011: Il governo Berlusconi è in crisi. Aumentano i dubbi sulle capacità del paese di gestire il suo debito pubblico, che nel frattempo ha raggiunto il 120 percento del pil. Gli investitori iniziano ad abbandonare i titoli di stato. Anche la Deutsche Bank ridimensiona la sua esposizione. All’inizio del mese l’IT0003535157 si attesta a ben il 15 percento al di sotto del prezzo di collocamento. Poi il sette agosto la Bce decide di comprare titoli italiani per sostenere i prezzi favorendo un abbassamento dei tassi d’interesse. Il titolo sale e si attesta al 9 per cento sotto il prezzo di collocamento.

Settembre 2011: Standard & Poor’s e Fitch declassano il debito italiano. L’immagine dell’Italia è cambiata profondamente. Se prima tutti vedevano in essa possibilità di investimento, ora vedono la possibilità di un default.

Ottobre 2011: La ricapitalizzazione imposta dall’Unione europea innervosisce le banche, che vogliono evitare l’intervento pubblico e decidono di vendere i titoli di stato in loro possesso. L’’IT0003535157 subisce un brusco calo e si attesta al 20 percento al di sotto del prezzo di collocamento.

Novembre 2011: Durante il vertice del G20 a Cannes, Germania e Francia minacciano l’uscita della Grecia dall’unione monetaria. Tra gli investitori scoppia il panico: significa che in futuro alcuni paesi potranno abbandonare l’euro? I loro investimenti rientreranno in lire o in pesetas? Poiché i titoli italiani sono considerati a rischio, le banche devono offrire maggiori garanzie per negoziarli. L’8 novembre l’IT0003535157 vale il 30 per cento meno del prezzo di collocamento.

Quando Monti assume la guida del governo, la situazione dell’IT00035355157 si calma solo per poco: il titolo viene trattato a quasi il 26 per cento al di sotto del suo prezzo di collocamento.”

 

Articolo ripreso da presseurop.eu