Il terremoto in Emilia rischia di distruggere una intera generazione di imprenditori

Riprendiamo questo articolo di Andreas Voigt, fondatore di Innovando.it.

Il terremoto in Emilia di domenica scorsa ha provocato danni enormi, difficili da quantificare. Le gente emiliana è poco propensa all’autocommiserazione e con una dignità fuori dal comune cerca di non far apparire quello che pian piano invece sta emergendo. Un disastro economico che si ripercuoterà sull’intera economia italiana per i prossimi anni a venire.

Il terremoto non ha solo danneggiato castelli, chiese e vecchi edifici civili o cancellato piccoli centri storici. Se questo fosse il problema, pur grave e triste, si risolverebbe in po’ di anni di restauri e ricostruzioni. Vittime del terremoto ve ne sono state pochissime grazie anche alla lungimirante politica ambientale ed edilizia che ha costretto gli impreditori edili a costruire secondo norme antisismiche piuttosto corpose anche in territori a bassa intensità sismica. Ma l’edilizia civile non è quella industriale, dove i criteri sono diversi e ora pian piano emerge tutto il vero dramma.

Sono centinaia le aziende agricole che hanno perso gli animali da reddito, fonti di patrimoni gastronomici di cui l’Emilia è sempre andata fiera. Tra latte e salumi, tra vacche e maiali, i danni patrimoniali sono inquantificabili. Intere piccole e medie aziende agricole non si risolleveranno dal disastro. Ma là dove gli agricoltori piangono, gli imprenditori industriali sono ormai senza voce. Talmente senza voce da essere dimenticati anche dai media nazionali.

Interi comparti industriali, fiori all’occhiello dell’Italia che produce e lavora, sono in ginocchio. Il comparto biomedicale tra Mirandola, Medolla e Cavezzo è fermo per danni incalcolabili. Le grandi industrie multinazionali si salvano gestendo l’emergenza grazie alla propria struttura multipolare ma le centinaia di piccole aziende fatte di 10-20 dipendenti, rischiano di non aprire mai più.

Le imprese ceramiche del territorio finalese e parliamo di aziende piccole medie e grandi, non hanno solo gli impanti danneggiati (occorrono centinaia di migliaia di euro per ripristinare un forno, riaccenderlo e rimetterlo in funzione, tanto è vero che la manutenzione la si fa a forno acceso con i tecnici che entrano con lo scafandro di amianto) ma anche il materiale per la smaltatura, è rovinata sul terreno e rischia di produrre danni ambientali colossali.

Parliamo di centinaia di migliaia di persone che rischiano di rimanere senza lavoro e di centinaia di imprenditori che perdendo tutto, non avranno più la forza di ricominciare. Si ipotizza che le grosse imprese prenderanno l’occasione per non aprire più e delocalizzare la produzione in Paesi a basso costo di manodopera. L’effetto domino che questo disastro provocherà sulle imprese collegate, clienti, partner o associate in reti, consorzi o partnership, non è ancora partito ma è sicuro che non saranno anni facili.

Sarebbe bello che l’opinione pubblica venisse informata su quello che realmente sta accadendo. Eppure il silenzio pare essere d’obbligo. Noi emiliani comunque ci faremo sentire!

Andreas Voigt
Innovando snc
Tedesco-Emiliano di Carpi (MO)

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