Il premier ungherese fa cassa sulle banche e non sui cittadini

Un brevissimo nostro commento su questa notizia passata inosservata sulla grande stampa: c’e’ qualcosa da imparare dall’Ungheria e dalla sua gestione della crisi economica.

Il premier ungherese Victor Orban, leader del partito di destra Fidesz, spesso sotto accusa per posizioni considerate populiste e con venature xenofobe, ha lanciato una proposta per colpire il sistema bancario nazionale ed internazionale a favore dei cittadini ungheresi che hanno contratto con questi istituti un debito in moneta straniera.

La mossa consiste in una svalutazione forzosa della moneta nazionale, il fiorino, nei confronti di due monete estere di riferimento, il franco svizzero e l’euro, nel ripianamento dei debiti bancari. Ciò significherà che i cittadini ungheresi che avessero contratto un debito bancario in franchi, vedranno una svalutazione del fiorino ungherese di circa il 23%, di oltre il 12% se in euro. Ciò significherà che occorreranno meno fiorini per ripagare il proprio debito, di fatto la svalutazione si trasforma in uno sconto. Ma non basta. La differenza tra il valore nominale del cambio monetario, imposto per legge, e quello reale, ovvero regolato dai mercati, sarà imputato agli istituti di credito che sono detentori dei debiti. Insomma lo sconto sui debiti del 23% e 12% sarà pagato dalle banche.

La misura punta a rivitalizzare i settori commerciali e industriali del paese legati all’import-export con l’estero, alleggerendo notevolmente il peso del debito in questi settori economici in un momento di crisi generalizzata. L’iniziativa dovrebbe portare anche benefici, indirettamente, all’occupazione.

La manovra, ovviamente, ha suscitato le ire del sistema bancario. Secondo l’associazione delle banche ungheresi si potrebbero provocare gravi perdite finanziarie con conseguenti rischi macroeconomici ed è stato minacciato il ricorso agli organismi giudiziari dell’Unione europea per bloccare l’iniziativa. Quando le voci del progetto Orban hanno cominciato a circolare la borsa ungherese ha avuto un brusco calo dovuto soprattutto alla vendita di titoli bancari.

Le perdite per il sistema finanziario si riverserebbero anche sugli istituti esteri, in particolare austriaci, che sono particolarmente esposti in Ungheria dove hanno massicciamente investito. Si calcola che le perdite potrebbero essere nell’ordine di due miliardi di euro. Il ministro delle finanze austriaco, la signora Maria Fekter, ha definito “inaccettabile in una economia di mercato” il piano proposto da Victor Orban a cui ha già indirizzato una lettera ufficiale di protesta. Gli austriaci avrebbero già preventivamente allertato la Commissione europea per una procedura abbreviata davanti la Corte di Giustizia.

Tuttavia il problema dei debiti in valuta estera contratti nei paesi dell’Europa orientale non riguarderebbe solo l’Ungheria ma anche, soprattutto, Polonia, Croazia e Repubbliche baltiche, le cui imprese hanno, negli anni scorsi, contratto debiti in franchi svizzeri quando il valore di questa moneta era molto inferiore rispetto l’attuale, ovvero prima che la crisi internazionale facesse individuare il franco come moneta rifugio determinandone rialzi incontrollati. Anche la Polonia starebbe pensando a misure analoghe a quelle ungheresi.

Articolo di Miriam Pace ripreso da ariannaeditrice.it