Il mercato obbligazionario cinese e i rischi connessi ad una valuta pilotata

mappa-cinaPochi giorni fa la Banca Centrale Cinese (PBOC) è stata costretta ad intervenire con un’ingente immissione di liquidità per stemperare le tensioni che hanno caratterizzato l’interbancario in seguito al nuovo aumento del premio per il rischio sul mercato obbligazionario cinese.

La guideline della PBOC è quella di mantenere libero il mercato dei tassi, ma in queste ultime settimane un tasso REPO a 7 giorni vicino al 10% ha costretto la banca ad intervenire immettendo direttamente nel sistema bancario liquidità per 255 miliardi di yuan.

In questo senso la principale preoccupazione delle autorità monetarie cinesi e degli operatori di mercato è legata alle conseguenze che un eccessivo e prolungato aumento dei tassi sull’interbencario possa avere sul sentiero di crescita cinese e sulle sue condizioni del credito.

Gran parte della nuova politica economica cinese affonda infatti le proprie basi sul credito e sul fenomeno dello shadow banking, ovvero quel fenomeno legato ai canali di credito non finanziari e non convenzionali, già maturo nelle economie sviluppate, ma che sta prendendo molto piede anche nelle economie emergenti nonostante le problematiche regolamentari e di vigilanza che le caratterizzano.

Nonostante una dimensione complessiva inferiore rispetto a quanto possa succedere nei paesi sviluppati (primo fra tutti gli Stati Uniti con asset per 26 trilioni di Dollari) il fenomeno dello shadow banking in Cina rimane un elemento di tensione da non sottovalutare. Alcuni economisti hanno cercato di stimarne il giro d’affari, con non poche difficoltà. Le stime infatti variano notevolmente a seconda di come si vuole definire e delimitare questo fenomeno.

Wang Tao di Ubs ritiene che il settore ammonti in Cina ad almeno 13,6 trilioni di yuan (2mila miliardi di Euro), cifra che secondo lo stesso Tao potrebbe arrivare a 24,4 trilioni, ovvero il 50% del Pil cinese. Yao Wei di Societe Generale stima invece che i crediti dubbi nel settore shadow siano arrivati a 2 trilioni di yuan. Una cifra pari a un terzo del mercato ufficiale dei prestiti, che già di per se sta soffrendo non poco: la stessa China Banking Regulatory Commission ha reso noto che il terzo incremento trimestrale consecutivo ha portato in giugno a 456,4 miliardi di yuan i prestiti bancari in sofferenza.

Le tensioni del sistema bancario, sia quello ufficiale che quello ombra, non sono sfuggite agli operatori di mercato.

Nelle ultime settimane i mercati stanno infatti prezzando con sempre maggiore enfasi il rischio di credito dell’emittente “Cina”, anche se per il momento le emissioni governative trovano ancora un’ottima domanda e dei rendimenti non particolarmente elevati: 24 miliardi di yuan sul decennale scadenza 2023 sono stati collocati dal governo nei giorni scorsi con tassi al 4,45%, nonostante uno spread sui CDS che è aumentato dai 65 bps di metà dicembre fino a superare la soglia dei 100 bps.

Per il momento quindi non si intravedono particolari rischi di natura strategica sul singolo emittente “Cina”: l’asset class risente come il complessivo comparto del debito emergente delle tensioni legate all’avvio del tapering e alle recentissime dinamiche socio-politiche di alcuni rilevanti emittenti emergenti (Turchia e Argentina i più colpiti nelle ultime sedute).

E’ comunque vero però che nel 2014 i tassi di default nel sistema bancario ombra potrebbero aumentare (in base ad alcune ricerche della Chinese Academy of Social Sciences): è notizia recente del quasi imminente default da 469 milioni di dollari del Wealth Management Product “Credit Equals Gold #1,” per il quale è intervenuta la Industrial and Commercial Bank of China (ICBC) quale garante sugli investimenti fatti dal veicolo finanziario.

Se questo trend venisse confermato in peggioramento nuove tensioni potrebbero quindi sorgere prima di tutto sull’interbancario, con possibili conseguenze però anche nel comparto corporate e governativo cinese.

Articolo di Luca Mainò – ripreso dal sito consultique.com