Il governo inglese finanzia ventimila startup e l’Italia non fa niente

La notizia che mi colpisce oggi è l’annuncio dalla sponda oltremanica che l’intervento del governo britannico ha consentito il finanziamento di 20.000 startup per un totale di 100 milioni di sterline sborsate al ritmo di 41 operazioni al giorno.

Ma questa è solo una delle iniziative della BRITISH BUSINESS BANK annunciata dal governo di Sua Maestà  nel settembre 2012 con 1 mld.di sterline di dotazione, potenziata a dicembre con altri 250 mil.e ora in pieno funzionamento. Le attività, che saranno trasferite a fine 2014 a una vera e propria banca posseduta dal Governo, sono promosse attivamente dal ministro del Department for Business Innovation and Skills (che corrisponde a buona parte del nostro MISE ma che solo a giudicare dal sito web è un po’ più avanti) , sono focalizzate interamente sul sostegno alle PMI britanniche, sostenute da una profonda attività di ricerca che ha identificato problemi e soluzioni per la crescita delle piccole imprese. Questa è la prima differenza con l’Italia: nonostante molte promesse e blandizie, nonostante le PMI siano il 98% del sistema imprese, non abbiamo un ministero che se ne occupi, non abbiamo un centro di ricerca che metta insieme tutte le tessere. Tanti osservatori, tanti piccoli pezzi, nessun disegno unitario né una regia comune.

Ma non è solo estetica e confusione, sono i fatti che ci distanziano. Il nostro principale strumento di aiuto finanziario alle PMI consiste nella concessione di garanzie al sistema bancario da parte del Fondo Centrale di Garanzia (che si è sviluppato molto in questi anni, non sempre con la necessaria lucidità) e in qualche intervento spot della Cassa Depositi e Prestiti.  Il resto per finanziare le PMI è lasciato all’iniziativa delle banche. La British Business Bank invece ha un suo articolato piano strategico, idee molto chiare e progetti diversificati sul fronte dell’equity, del debito e della finanza specialistica. E’ soprattutto un modello collaborativo con tutti gli attori della finanza alternativa, non bancaria, dal venture capital, al crowdfunding, alle piattaforme di invoice financing, come è ben riassunto in questa infografica, che ricevono fondi e supporto dal governo attraverso la BBB.

L’obiettivo dichiarato è quello di supportare le piccole e medie imprese, predisponendo alternative al sistema bancario che si è pesantemente ritirato dal mercato PMI in questi anni, esattamente come in Italia.

La British Business Bank supporta i nuovi protagonisti della finanza alternativa, come è stato il caso di Funding Circle (una piattaforma molto efficace di P2B lending),  ZOPA, una seconda piattaforma di pere-to-peer lending e ben due piattaforme private di Invoice Financing: Market Invoice e URICA.  Soldi dello stato messi a disposizione di iniziative innovative e private che alimentano un circuito parallelo che porta fondi e soluzioni alle PMI. Qui il confronto con l’Italia è impietoso, perché semmai la burocrazia sembra impedire la nascita di nuove iniziative, i regolamenti hanno in passato bloccato i primi tentativi spontanei (come ad esempio Zopa in versione italiana). Insomma siamo fermi al palo.

La domanda è perché non abbiamo la stessa freschezza, lucidità e incisività degli inglesi? Perché parliamo tanto di sostegno alle PMI e facciamo così poco?  Adesso balocchiamoci a lungo sul ruolo positivo o negativo delle camere di commercio che il governo vuole ridimensionare e la Confcommercio vuole lasciare così come sono, ma stiamo solo perdendo altro tempo su questioni minori, invece di copiare le cose fatte bene dagli altri paesi.  Trovate voi le risposte.

Articolo di F. Bolognini – ripreso da linkerblog.biz

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