Il fondo di stabilita’ sembra scomparso nel nulla in questi giorni

Non sappiamo voi, vari lettori, ma da quando si parla del nuovo governo non si sente piu’ nominare il fondo di stabilita’ finanziaria che doveva intervenire per acquistare il nostro debito pubblico assieme a quello della Grecia, della Francia e piu’ in generale di mezza Europa.

E’ forse perche’ la Germania ha deciso di non volerne sapere o comunque di tergiversare per vedere se qualcun’altro interviene a toglierle le castagne dal fuoco? Magari l’America che rimane sempre messa peggio di tutti? Forse la FED sara’ costretta a intervenire lei prima salvando la faccia ai falchi della BCE?

Difficile capirlo, bisognera’ attendere gli eventi. DI seguito vi proponiamo un articolo di Gerardo Coco che tratta di queste problematiche, traendone conclusioni a dir poco pessimistiche. Le lasciamo alla Vostra opinione.

In una situazione così incerta come l’attuale e’ difficile fare delle previsioni nei prossimi mesi sull’esito della crisi europea anche perché essa è intrecciata con la crisi americana che l’amplifica. Alcune brevi premesse. Gli Stati Uniti, fra poco, per contrastare le forze deflazionistiche che premono l’economia, opteranno per un ulteriore espansione monetaria e l’Europa, per salvare l’eurozona attuerà una politica analoga attraverso l’European Financial Stability Facility (EFSF) una specie di fondo di mutua assistenza predisposto per combattere il debito.

L’Europa sta comunque peggio degli Stati Uniti perché non solo deve difendere una valuta comune ma deve salvare un’unione monetaria. Il fatto stesso che si sia creato questo fondo significa che è tutta l’eurozona ad essere fallita. Pertanto l’uscita della sola Grecia, ora non avrebbe senso. D’altronde questo paese è già stato “salvato” perché  il sistema bancario europeo non solo non ha mai smesso di acquistarne il debito ma lo pone ancora a garanzia dei finanziamenti dalla Banca Centrale Europea.  Si darebbero forse in garanzia titoli di una società che sta fallendo?

Per assistere gli stati membri è stato predisposto un incremento dell’ EFSF da 440 miliardi a 2 trilioni di euro come standby credit facility per cinque anni. Per rendersi conto dell’entità di questa cifra terrificante basta dire che è pari ad una volta e mezzo l’intero stimolo della FED fino ad oggi o, se si preferisce, pari al doppio del debito pubblico Usa detenuto della Cina. Un fatto senza precedenti nella storia. Alcuni analisti la reputano perfino insufficiente a salvare l’eurozona. In base a queste premesse ci sentiamo quindi di azzardare una previsione: entro il 2012, l’euro subirà una massiccia svalutazione perché il fondo di salvataggio avrà solo effetti inflazionistici.

Debito senza fine
L’obiettivo dell’ EFSF è di garantire la stabilità finanziaria dell’Unione. A tal fine emetterà obbligazioni per ottenere fondi da prestare ai paesi bancarottieri. Le emissioni dei titoli sono garantite dall’insieme dei governi pro rata in proporzione al capitale versato dalle singole banche centrali nella BCE. Tecnicamente è un credit transfer facility: un’istituzione sovranazionale dedita alla raccolta di fondi da trasferire ai paesi da salvare. In pratica è un embrione di un futuro Tesoro europeo, sovrastatale che emette come tutti i tesori, titoli di debito, funzionando la BCE da gestore della liquidità. L’EFSF, a seconda del programma predisposto da ciascun paese, non solo fornirebbe fondi ai governi, ma anche ai loro sistemi bancari per ricapitalizzarli. Così l’eurozona per salvare se stessa dai debiti dovrebbe contrarre altri debiti.

Noi sosteniamo che non è la liquidità che può pagare i debiti ma è solo il capitale che ha la capacità di estinguerli. Tuttavia, il capitale, che origina solo ed esclusivamente dall’economia privata, è stato dissipato. Siamo dunque in un circolo vizioso. Ci spieghiamo.

Una crisi di liquidità, definizione fuorviante della situazione europea, verrebbe risolta facilmente se i fondamentali dei bilanci fossero sani. La situazione è invece molto più grave. Siamo in presenza di una gigantesca crisi di insolvenza. Se si consolidassero i bilanci di tutte le quasi 8000 banche europee si avrebbe un patrimonio netto negativo perché il capitale dovrebbe essere abbattuto per la svalutazione degli attivi che ora hanno un valore nominale superiore a quello di mercato. Ad esempio, anche la BCE può considerarsi fallita. Infatti, con un patrimonio netto (capitale e riserve) di 82 miliardi di euro di debiti ed un attivo di 1895.9, basterebbe svalutare quest’ultimo (carico di titoli tossici) poco più del 4% per prosciugare il capitale. In queste condizioni è tutto il sistema bancario che, naturalmente, è impossibilitato a finanziare il sistema industriale. Ma vi è di più. Questa dissipazione di capitale dalle banche si è estesa all’economia intera. Il fenomeno dell’erosione di capitale, che avviene a discapito del fondo di ricchezza presente, non ha evidenza intuitiva (specialmente per i politici e gli economisti di governo) anche perché non può essere rilevato statisticamente ma è un fenomeno sempre operante e che, persistendo nel tempo, porta nelle banche ai dissesti (default) e, nell’economia, alla recessione. Quest’ultima viene invece sempre attribuita ad altre cause, animal spirits compresi, ma mai alle politiche di debito senza fine che divorano il capitale. I titoli dei debiti pubblici assorbono il capitale che dovrebbe invece fluire nell’economia mentre tassi di interesse artificialmente bassi ostacolano la formazione di risparmio e quindi l’accumulazione di capitale. Minor capitale fa diminuire la produttività del lavoro, produzione, retribuzioni reali e quindi la domanda aggregata. L’erosione di capitale si manifesta poi come mancato ammortamento e ricostituzione e rinnovo della sua forma industriale per produrre maggiori beni e servizi reali vanificando la ripresa. Se non si afferrano questi concetti non si capirà mai la crisi in cui viviamo. Finché al centro della scena economica avremo lo Stato, il Tesoro, la Banca e lo Spread, verrà solo creato capitale fittizio nella forma di liquidità e il fenomeno sarà accompagnato sia dal letargo imprenditoriale sia dalla emigrazione del residuo capitale reale verso aree che possono remunerarlo e tassarlo di meno. Da che mondo è mondo nessuno investe in paesi basati su debiti e burocrazia ma in quelli dove l’investimento cresce. La crisi attuale non riguarda il credito o la liquidità ma è una crisi da carenza di capitale.

Questo ragionamento ci porta a prefigurare la catena di effetti che lo “stimolo” dell’ EFSF dovrebbe produrre. I fondi ottenuti con l’emissione di obbligazioni entrati nel circuito bancari monetizzeranno il debito attraverso l’espansione creditizia. La massa monetaria dell’eurozona aumenterà svalutando la moneta comune. Anche il PIL europeo, essendo funzione solo dell’inflazione monetaria aumenterà, mentre la percentuale del debito diminuirà perché il suo valore reale si ridurrà per effetto dell’inflazione. Questi fenomeni daranno l’illusione della crescita ma non si tratterà di altro che della seconda, gigantesca redistribuzione del potere d’acquisto dalle tasche dei contribuenti a favore dei governi. In altre parole tutto il peso del debito, cioè il costo dell’Europa, ricadrà ancora sulle spalle della collettività. La svalutazione dell’euro farà aumentare l’esportazioni contribuendo a rafforzare l’illusione della ripresa. Ma ogni euro ricevuto in più varrà sempre di meno mentre le importazioni costeranno sempre di più. L’inflazione accentuerà la deindustrializzazione cioè l’evaporazione del capitale e si entrerà in una depressione inflazionistica.

BCE scandalosa
Ma quale meccanismo ha portato al dissesto europeo? Non era compito della Banca Centrale Europea promuovere la stabilità finanziaria operando la vigilanza prudenziale sul sistema bancario in modo da preservane il capitale? Il comportamento della BCE invece è stato analogo a quello di un padre che abbia consegnato un assegno in bianco alla prole dipendente dagli stupefacenti.  Chiariamo l’analogia.

Per dieci anni il sistema bancario ha scambiato i propri fondi contro titoli di stato e i governi hanno utilizzato questi fondi per espandere la spesa pubblica. Le banche a loro volta hanno utilizzato i titoli in portafoglio come garanzia per ottenere finanziamenti dalla BCE. Parte di questi finanziamenti è di nuovo affluita nell’acquisto di titoli finanziando nuova spesa pubblica. Pertanto la BCE accettando i titoli in garanzia dei prestiti ha finanziato il deficit di tutti gli stati membri. Il grave è stato che la BCE ha applicato un basso interesse indipendentemente dal grado di solvibilità dei governi che venivano incentivati ad indebitarsi alle stesse condizioni dei paesi solvibili. In sostanza, la Grecia aveva lo stesso merito del credito della Germania. Pertanto le economie si adattavano alla spesa fuori controllo dei governi e dunque alla inefficienza dirigendosi verso il collasso. Solo nel 2009 quando la situazione si cominciava ad aggravare la BCE “scopriva” la necessità di differenziare i tassi in base all’affidabilità ma continuava a permettere che il sistema bancario si finanziasse fornendo in garanzia titoli di debito di stati sull’orlo del fallimento.

Per anni le società di rating non si sono preoccupate di valutare i titoli nella presunzione che l’eurosistema avrebbe evitato il default dei propri membri. E così è scattava la frenesia dell’espansione creditizia e della spesa. Il sistema bancario si è indebitato a breve per investire a lunga fornendo persino in garanzia i titoli del debito immobiliare USA (i famosi asset backed securities). In tal modo la BCE attraverso il sistema bancario europeo oltre al deficit dei paesi membri è riuscita pure a finanziare indirettamente la bolla dei mutui aggravando non solo i bilanci del sistema ma anche quelli di milioni di risparmiatori a cui titoli venivano venduti. Tutto naturalmente in trasgressione del trattato di Maastricht che stabilisce le garanzie sicure su cui la BCE deve basare l’erogazione dei prestiti. Tutte queste manovre hanno minato il potere d’acquisto l’euro.

Con la crisi la BCE si conferma come un’istituzione fondata sull’irresponsabilità monetaria, fonte di destabilizzazione economica e dissipatrice di capitale.

Il futuro dell’euro
L’Europa è stata costruita su due pilastri: la solidità monetaria e fiscale. La prima doveva essere garantita dalla Banca Centrale, la seconda dagli Stati membri. Sia la prima che i secondi hanno fallito il compito. La BCE ha abusato del sistema monetario a danno della collettività. I secondi non hanno rispettato il Patto di stabilità aumentando spesa e deficit. E’ tempo di guardare in faccia la realtà. Le recenti parole dell’ex maoista Josè Barroso, attuale presidente della Commissione europea: “L’Europa è la soluzione dei problemi dei cittadini europei” suonano come quelle di un rimbambito che non ha capito cosa è accaduto. L’Europa è stato un’ideale astratto che si è fracassato contro lo scoglio dei fatti. I fatti dicono che è impossibile creare un unione monetaria basata sulla politica. Questo fu ben compreso da Milton Friedman fin dal 1999 quando polemizzò con il collega canadese Nobel Robert Mundell, il teorico delle aree monetarie ottimali, secondo il quale l’euro rappresentava un passo avanti nella direzione di una riforma dell’architettura finanziaria internazionale. Mai nella storia un’area monetaria ottimale si è creata con “architetture” politiche. E l’euro è l’ultima eloquente dimostrazione. Prima c’era stata l’area del rublo che aveva un’architettura proprio molto simile a quella dell’euro.

Dopo un’inflazione monetaria le varie repubbliche rifiutarono di scambiarsi la valuta comune che in ciascuna di esse aveva acquisito un valore diverso e, a seguito del crollo dell’Unione Sovietica il rublo seguì in ciascuna nazione una evoluzione diversa. Ciò potrebbe accadere anche nell’eurozona dove i paesi più forti potrebbero separarsi dagli altri dando vita ad una nuova valuta.

Le aree ottimali presuppongono fondamentali economici e sociali omogenei che si sedimentano nei tempi, come cultura, lingua, produttività, strutture salariali similari e istituzioni politiche che permettano mobilità del lavoro e del capitale senza forti attriti.

Illusi sono pertanto coloro che credono che la soluzione sia una maggiore integrazione europea. Essa comporterebbe il completo abbandono delle sovranità politiche e questo è irrealistico. A meno naturalmente di non creare “l’unione delle repubbliche europee”. Una soluzione forse auspicata in pectore da Barroso e compagni di burocrazia, ma che comporterebbe l’assassinio delle democrazie.

Perché dunque ostinarsi a tenere in piedi un sistema che ha dimostrato di essere impraticabile e che procederebbe di crisi in crisi? Lo si accompagni senza traumi verso la sua fine naturale prima che sia il mercato ad emettere una brutale sentenza.

Parzialmente ripreso da Chicago-Blog.it

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