Il disastro epocale nel settore delle costruzioni

Appena pubblicato il rapporto di Federcostruzioni mostra la devastazione di un settore non più limitato al solo perimetro ANCE (società di costruzioni) ma anche ad altri settori della filiera collegati poco o tanto agli investimenti privati e pubblici in costruzioni. Un argomento che è stato trattato più volte su questo blog per la sua rilevanza assoluta sulla mancata crescita economica e sul comparto del credito.

Dal rapporto di Federcostruzioni emerge in pieno lo stato di malessere e il nuovo richiamo disperato al governo perché promuova una serie di iniziative tra cui spicca al primo posto la richiesta di maggiore protezione dalle infiltrazioni malavitose nel settore.

A soffrire della crisi prolungata, come si è detto in premessa, non sono solo le imprese strettamente parlando di costruzioni, ma l’intera filiera che tocca altri 12 settori, dal cemento -14% nel 2013) al vetro (-11,5%), alle macchine movimento terra (-7,2%), le piastrelle (-3,1% grazie ai mercati export) e l’impiantistica elettrica (-10,5%).

Complessivamente un botta che complessivamente dal 2009 vale il 26% della filiera fino a quest’anno e non è prevista migliorare nel 2015: oltre 1/4 della produzione complessiva volatilizzata in 6 anni.

Federcostruzioni non manca di fare avere al governo la sua lista di priorità che sono nell’ordine:

• il rispetto delle regole, contro le infiltrazioni di organizzazioni malavitose (il caso EXPO insegna)
• la riforma del Patto di Stabilità per sbloccare la politica di investimento degli enti locali
• il rilancio di investimenti contro l’emergenza nel settore scolastico e idrogeologico (Genova dice tutto)
• la riqualificazione delle città, sulla quale ANCE ha da tempo buttato sul tavolo un documento molto articolato
• l’housing sociale, per contrastare il peggioramento delle condizioni economiche delle famiglie che si riversa sul problema casa
• i tanto vituperati ritardi nei pagamenti della PA
• il credito alle imprese del settore
• la gestione dei Fondi Europei
• la riduzione del costo del lavoro
• lo sfruttamento dell’innovazione tecnologica e la riduzione del costo dell’energia.

Relativamente al credito basta leggere questo passaggio per capire dove va a parare la proposta di Federcostruzioni:

L’insufficiente diversificazione delle fonti di finanziamento riflette la struttura finanziaria delle imprese, caratterizzata da un indebitamento elevato e da un alta quota di prestiti bancari sul complesso dei debiti. È necessario, quindi, ristabilire un corretto rapporto tra credito ed investimenti, utilizzando tutte le leve finanziarie disponibili per la diversificazione del funding delle imprese.

Sul fronte del finanziamento alle imprese appare opportuno sviluppare modelli di intervento che rendano accessibile l’uso dei nuovi strumenti di finanziamento (per esempio, i minibond) anche al settore del real estate e delle infrastrutture. i minibond, infatti, appaiono particolarmente adatti per il finanziamento di operazioni di retrofitting degli immobili, perché questi interventi possono avere un profilo rischio-rendimento ragionevolmente contenuto per gli investitori, associato ad un tempo di rientro compreso mediamente tra i 7 e i 10 anni e anche nella realizzazione di interventi di riqualificazione urbana.

Appare, inoltre, decisivo il ruolo che il Fondo di garanzia per le PMI può svolgere nel consentire l’accesso al credito ad imprese di costruzioni sane ma che, per effetto della crisi, presentano evidenti difficoltà di equilibrio finanziario, pur in presenza di una struttura economica efficiente. Una maggiore apertura del Fondo di Garanzia nei confronti delle imprese del settore delle costruzioni potrebbe stimolare le banche ad un rinnovato impegno nei confronti del comparto, aiutandole a superare questa fase di profonda sfiducia nei confronti del comparto immobiliare.

La decisione della Bce di escludere, inspiegabilmente, i mutui per l’acquisto di abitazioni dalle operazioni finanziabili con il nuovo programma di immissione di liquidità (TLTRO) da 1.000 miliardi non va in questa direzione. Peraltro, l’esempio americano mostra come sia assolutamente necessario che questa decisione venga rivista: la Federal Reserve americana (Fed) ha effettuato imponenti operazioni di quantitative easing, nella convinzione che la ripresa economica potesse avvenire solo se il mercato immobiliare nazionale avesse ripreso quota. Queste misure hanno ottenuto i risultati sperati: gli investimenti in costruzioni, dopo 6 anni di crisi, sono aumentati nel biennio 2012-2013 dell’11,7% ed è previsto un rafforzamento della ripresa nel 2014 (+4,1%) e nel 2015 (+7,6%).

I soliti temi di finanza aziendale, applicati a un settore visto come un appestato dalla finanza bancaria: accesso ai minibond (non semplice), estensione della garanzia del Fondo Centrale per invogliare le banche a riaprire i rubinetti e anche una tirata d’orecchie alla BCE che non ha seguito l’esempio della Federal Reserve essendo rimasta scottata da varie bolle immobiliari, la peggiore delle quali in Spagna.

Proposte sensate, anche se non semplici. La domanda rimane: ma qualcuno nel governo e nel MISE sta ascoltando seriamente il grido di dolore di questo settore e da oggi dell’intera filiera? Perché le risposte sono state sinora del tutto inefficaci.

 

Articolo ripreso dal sito linkerblog.biz – autore: F. Bolognini

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