Il credito bancario si restringe rapidamente sale la preoccupazione nelle imprese

Nostro commento: e puo’ solo andare peggio, non dimentichiamolo. Da qui a fine anno ne vedremo delle belle.

Nonostante i dati diffusi da Banca d’Italia oggi tentino di dissimulare i fenomeni reali, la realtà sulla situazione del credito alle imprese è diversa e molto peggiore. Si sta entrando in una fase delicatissima nella quale all’interno della banca l’allarme è passato a Livello 2 e gli ordini sono emessi dalla Tesoreria non più dalle Direzioni Commerciali o dalle Direzioni Crediti.

L’abbassamento repentino dei livelli di liquidità sul mercato dei depositi interbancari, che si sta concentrando nei depositi presso la BCE, e fugge dal mercato interbancario europeo sta mettendo in grande difficoltà quasi tutte le banche italiane.  Basta riascoltare l’intervista al CEO di Deutsche Bank, Josef Ackermann, per capire che non sto dicendo cose assurde. Ackermann dice chiaramente che la liquidità è scarsa e che le banche dei paesi sud europei hanno problemi a rifinanziarsi. Ed è esattamente quello che sta avvenendo.

In questa situazione di pericolo, dove il rischio è quello di essere insolventi e dovere chiedere aiuto alle banche centrali, tutte le banche stanno lavorando alacremente a contingency plan, che significa mettere rapidamente in funzione metodi per procurarsi liquidità, il più semplice dei quali è la riduzione del livello degli impieghi, altrimenti detti finanziamenti alla clientela. E’ un movimento rapido e massiccio, tanto che in un articolo ben argomentato di oggi Bloomberg stima la riduzione di impieghi in arrivo nell’ordine di 1.000 miliardi di euro per tutte le banche europee.

Alcune grandi banche estere lo hanno già annunciato chiaramente e non sembrano farsi alcun problema nel dire che diminuiranno gli impieghi alla clientela.  Le banche italiane, notoriamente meno trasparenti nella comunicazione, continuano su una linea di comunicazione rassicurante dichiarando che non c’è un problema di capitale (quando è ormai chiaro che c’è sia per le grandi banche che per le piccole) e non facendo alcuna affermazione sulla necessità di ridurre gli attivi di bilancio per rientrare nei parametri di capitale eventualmente richiesti in zona tempesta.  Purtroppo la realtà che raccogliamo da molte fonti è ben peggiore, le banche italiane stanno gradualmente riducendo il portafoglio impieghi.  Sappiamo che alcune piccole e medie banche stanno affrontando difficoltà quotidiane nel rifinanziare la loro posizione di liquidità e oggi il prezzo dei depositi sta salendo alle stelle anche nelle banche che non fanno pubblicità ai loro conti deposito come Fineco, IWBank, Banca Iifis e Che Banca!.

Nonostante questo atteggiamento di finta calma i segnali di rallentamento delle erogazioni di nuovo credito sono evidenti: alcune banche hanno dato istruzioni alla rete di non erogare nuovi finanziamenti a medio-termine sino a nuovo ordine, e i direttori di filiale sono sinceri nel raccontarlo alla clientela, altre hanno rallentato appositamente la macchina decisionale, una tattica che alla fine produce lo stesso effetto, per cui tra richiesta ed erogazione possono passare tranquillamente quattro o cinque mesi.  Altre banche stanno intensificando le richieste di rientro sui crediti concessi a clientela con profilo di rischio elevato, aumentando così il rischio di nuove crisi e sofferenze. Tutte le banche sono alla disperata ricerca di nuovi depositi, anche dalle imprese, per cui non c’è da sorprendersi se a fronte di una richiesta di credito per 1.000.000 ci si senta dire che la metà deve poi essere ridepositata o investita in obbligazioni emesse dalla banca.

Attenzione dunque, questa è la fase 2 del credit crunch autunnale, è già in atto e si intensificherà in prossimità della scadenza cruciale del 31.12 con la quale tutte le banche devono fare i conti.  Poco da temere per le imprese finanziariamente solide, che essendo tali hanno meno appetito di finanza, molto per le imprese fragili, moltissimo per chiunque sia in cerca di nuovi finanziamenti di un certo peso. Tutto questo senza neppure toccare l’argomento costi, che è un’altra pagina durissima.  Spread del 5% o oltre vengono oggi richiesti sui nuovi finanziamenti con l’atteggiamento del ‘prendere o lasciare’, qualcuno ci ha fatto vedere livelli di costo attorno al 10%.

Articolo ripreso da Linkerblog.biz, una società di consulenza finanziaria che si rivolge specificamente ai piccoli imprenditori per fornire un supporto nella gestione e nel miglioramento del rapporto con le banche, nell’accedere a nuovi finanziamenti o nella ristrutturazione dei finanziamenti in essere.

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