Il credito bancario in Lombardia si comporta ancora stranamente

Il-credito-che-manca-alle-imprese-in-lombardiaLa pubblicazione degli studi della Banca d’Italia sulle Economie Regionali aiuta sempre a fare qualche considerazione sull’andamento della finanza per le imprese e del credito. Nell’ultimo numero dedicato alla Lombardia ci sono conferme e qualche sorpresa che cerco di illustrare e commentare.

1) la frenata del credito si sta allentando ma siamo sempre su tassi di riduzione elevati tra il -3% e il -6% su base annua. Non fatevi ingannare dalla direzione delle curve, siamo ancora in territorio negativo. Si potrà tirare un sospiro solo quando supereremo la fatidica quota zero, che potrebbe accadere a inizio 2015 anche grazie alla politica monetaria e di rifinanziamento delle banche varata questa settimana dalla BCE.

2) le microimprese sono state meno tartassate delle PMI e delle grandi dal 2013 in poi e sembrano avere un tasso di risalita più rapido.

3) la divaricazione tra imprese rischiose e non-rischiose e la fuga da quelle rischiose è sempre più evidente. Funziona dal 2009 e sta progressivamente marginalizzando le imprese più deboli economicamente e finanziariamente, imponendo loro un livello di costi (tassi) insopportabile che contribuisce al loro declino irreversibile (e alle sofferenze…)

4) il credito per le banche è sempre meno valutazione del rischio e sempre più raccolta di garanzie. Peccato, non dovrebbe essere così, le stesse banche parlano di rapporto trasparente con le imprese, di valutazione dei business plan ma poi al momento di concedere credito si rifugiano nelle garanzie. 5 punti percentuali di crescita dal 2007 al 2013 nella quota dei prestiti alle imprese assistiti da garanzie.

5) il credito è ancora ‘malato’ perché risponde soprattutto a una domanda di ristrutturazione delle imprese e del loro ingente debito bancario. Sorprende piuttosto il calo negli ultimi 3 trimestri dell’appetito di credito per sostenere il circolante, probabilmente dovuto alla stasi dei fatturati di quest’ultimo anno. Ugualmente scontato nelle condizioni del credito alle imprese l’irrigidimento verso il settore costruzioni.

6) l’analisi del credito per forma tecnica crea qualche perplessità,: se anticipi fatture (-5,6%) scoperti di c/c (-9,1%) e mutui (-10%) calano a questo ritmo rispetto al marzo 2013 come è possibile che il credito complessivo alle imprese cali ‘solo’ del 5-6% ? Grazie al factoring che cresce?

7) il timore delle banche a fare nuovo credito resta ed è funzione del continuo ingresso di sofferenze e crediti dubbi senza grande possibilità di ritorno. Sorprende però che nei tassi di crescita delle sofferenze il livello assoluto del settore costruzioni (che non vede ancora la fine della tempesta) ma anche la notevole crescita nel flusso del settore servizi. Una sorpresa ma anche una conferma che la debolezza della domanda interna sta trasmettendo la peste finanziaria al settore del commercio e dei servizi.

8 ) ultima considerazione sul credito rispetto all’appetito per il rischio, che in un sistema bancario alla costante rincorsa di livelli di capitale minimo pesa tantissimo nelle scelte. Le imprese lombarde non stanno andando bene da anni: margini insufficienti o negativi, struttura finanziaria appesantita dal debito. Nel confronto con le imprese europee appaiono chiaramente più rischiose. Anche da questi numeri nasce l’appello disperato a riequilibrare le strutture finanziarie delle nostre imprese.

Ma ci vorrà molto tempo e molta pazienza anche da parte delle banche che continuano a dichiararsi ‘sulla stessa barca’. Andrebbe anche bene come metafora, a condizione che al rematore (le imprese) venga indicata la rotta e che non sia fatto sfiancare per incorrere una liquidità che non ha e non c’è nel mercato italiano.

 

Articolo di F. Bolognini – ripreso da Linkerblog.biz