Il Bitcoin secondo la Banca Centrale europea e’ uno schema di moneta virtuale

la-bce-proprio-non-riesce-a-considerare-il-bitoin-come-una-valutaValute virtuali o Criptomonete? Una cosa è certa secondo la BCE, intervenuta per la seconda volta in meno di tre anni sul Bitcoin.

Qualunque sia il nome che possiamo dare loro, Bitcoin, Litecoin, Namecoin, Dogecoin o altro, queste, tutte indistintamente chiamate Altcoin, non possono dirsi letteralmente “monete. ”

Nella sua relazione, la Banca Centrale Europea, per designare il fenomeno delle crypto-valute, preferisce invece parlare di “sistema di moneta virtuale” o “schema di moneta virtuale”, cioè di Virtual Currency Schemes (VCS). E questo perché secondo Francoforte, il Bitcoin manca di alcune caratteristiche che la letteratura economica attribuisce alla moneta, né possiede i connotati giuridici propri del denaro. Cioè non gode di quella vasta base di accettazione sociale all’interno di un paese quale mezzo di scambio e strumento universale di adempimento delle obbligazioni pecuniarie.

Nulla di nuovo insomma; inclusa la predilezione dichiarata della BCE per l’espressione “schema di moneta virtuale”, già utilizzata nel rapporto del 2012 e che, ora, si arricchisce dell’aggiunta dell’acronimo (VCS) e di una riedizione della “vecchia” definizione.

E, nel complesso, nulla di rilevante neppure su quest’ultimo fronte. Anche se, a dire il vero, l’eliminazione di alcuni riferimenti dalla vecchia definizione del 2012 e l’aggiunta di altre precisazioni lasciano intravedere qualche elemento di novità che meriterebbe di essere evidenziato.

Infatti, la BCE, affermando che le crypto-valute sono “a digital representation of value, not issued by a central bank, credit institution or e-money institution, which, in some circumstances, can be used as an alternative to money”, da un lato elimina la precedente restrizione dell’ambito di accettazione del Bitcoin soltanto a specifiche “virtual community” – e, dall’altro, aggiunge l’importante rimando all’utilizzo di esse come “alternativa” della moneta. E ciò, per alcuni, potrebbe suonare come l’abbozzo di una qualificazione giuridica delle monete virtuali nell’ambito delle c.d. monete alternative o complementari (non soggette ad alcuna limitazione dell’ambito di accettazione, appunto).

Ma, l’istituzione responsabile della politica monetaria europea non si limita a respingere il modello di crypto-currencies come denaro, ad emendare la precorsa definizione o ad evidenziarne gli svantaggi, già, peraltro, noti a molti osservatori: la mancanza di trasparenza, l’elevata volatilità, e l’assenza di garanzie giuridiche e controllo che ne disciplinino l’uso.

Il rapporto, in realtà, è l’occasione per la Banca Centrale Europea per analizzare nel dettaglio la forte crescita delle crypto-currencies avutasi in questi due anni e mezzo e che Francoforte ripercorre, non solo nell’aspetto delle oltre 500 nuove valute digitali sorte nel frattempo sulle orme del Bitcoin. La BCE, infatti, ne ricostruisce – con dovizia di dettagli – molti dei profili meno comuni e noti al mainstream; facendo trasparire una conoscenza profonda della materia ed un’autorevolezza che, a dire il vero, mancavano sul tema e che, secondo me, fanno bene allo stesso processo di evoluzione del settore.

Inoltre, l’Eurotower suggerisce che le valute digitali – a causa della loro intrinseca instabilità – possono influenzare l’operatività del sistema economico ufficiale, anche se – ed è il caso di sottolinearlo – non riesce proprio, come magari qualche detrattore vorrebbe, ad identificare i Bitcoin e le altre crypro-monete come una minaccia per la propria politica monetaria né per la stabilità del sistema. E, non solo a causa dell’attuale mancanza di adozione diffusa tra i consumatori e le imprese e della “marginalità” del fenomeno che, invece, il vertice monetario dell’Eurozona continua a ritenere come portatore di “positive aspects in terms of financial innovation and the provision of additional payment alternatives”.

Questa opinione, peraltro, sotto aspetti diversi e, se vogliamo, meno prudenti di quelli espressi dalla BCE, è condivisa anche dalla Banca Centrale IngleseBOE (Bank of England), che, pur riconoscendo che se il Bitcoin fosse ampiamente adottato, potrebbe “seriamente minare” la capacità di governare il sistema monetario, ha recentemente dichiarato – e inserito in un discussion paper uscito quasi contestualmente a quello della BCE – che la tecnologia blockchain su cui si basa Bitcoin potrebbe radicalmente cambiare le funzioni delle banche centrali tanto da dover cominciare a prendere in considerazione la creazione di una propria criptomoneta pubblica.

Infine, l’istituto di Francoforte esamina da vicino la struttura funzionale del Bitcoin come mezzo di pagamento, delineando al riguardo forse l’aspetto più importante dell’intero rapporto.

In proposito, la BCE è molto esplicita sui vantaggi economici delle rimesse elettroniche effettuate con le crypto-valute, e – ricordando che uno dei compiti della propria funzione istituzionale è quello di regolare il sistema dei pagamenti – indirettamente, “promuove” il Bitcoin come opzione tecnologica potenzialmente rivoluzionaria del sistema ufficiale del trasferimento di valore finanziario sia interno che internazionale tra le persone. Anche se auspica, apertamente, che l’attuale operatività delle monete virtuali per applicazioni di e-payment evolva verso forme meno “consumer unfriendliness” di quelle ora a disposizione, colmando alcune debolezze tecnologiche e mitigando il più possibile i rischi connessi per preservare la fiducia dei consumatori verso tutti i sistemi elettronici di pagamento.

Ma, aggiunge la Banca Centrale Europea, “c’è ampio margine di miglioramento, soprattutto nel campo [rimesse], e di conseguenza, i VCS possono avere il potenziale per offrire un servizio migliore di quello dei fornitori tradizionali (banche, servizi e sistemi di pagamento formali)“; senza contare che, “in aggiunta, alcuni elementi del set-up tecnologico dei VCS potrebbero forse servire come ispirazione o persino come base per i provider di pagamento tradizionali per offrire soluzioni innovative di pagamento”.

 

Articolo a cura di Giulia Aranguena, ripreso dal sito newmoney.it