Ignazio Visco governatore della Banca d’Italia

A sorpresa è Ignazio Visco, 62 anni, il nuovo governatore della Banca d’Italia. Il premier Silvio Berlusconi lo ha indicato al presidente Giorgio Napolitano, al termine di un incontro al Quirinale, al quale ha partecipato anche il sottosegretario Gianni Letta. Una nota di Palazzo Chigi ha reso noto che «il presidente del Consiglio ha inviato una lettera al dottor Paolo Blasi, componente anziano del Consiglio superiore della Banca d’Italia, con la richiesta di sottoporre al parere del Consiglio stesso la designazione del dottor Ignazio Visco a Governatore (…) Il dottor Visco è attualmente vicedirettore della Banca d’Italia». Si chiude così un braccio di ferro logorante durato mesi e una vicenda che ha messo a rischio la credibilità del paese e del governo e la reputazione delle istituzioni. A sorpresa, la più bassa ed estenuante delle lotte politiche, a tratti degenerata in una guerra per bande, ha condotto a una scelta di altissimo profilo: Visco è economista di fama, stimato all’estero, con esperienza in istituzioni internazionali.

Passa dunque la scelta interna, una scelta di continuità ma non scontata. Di certo, non la scelta caldeggiata dalla dirigenza della Banca d’Italia,dal governatore uscente Mario Draghi e dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che puntavano tutti sul nome di Fabrizio Saccomanni, attuale direttore generale di Bankitalia. Su Saccomanni si era però creata un’impasse istituzionale imbarazzante, con il ministro Giulio Tremonti e la Lega attestati a sostegno di Vittorio Grilli (attuale direttore generale del Tesoro). Fra le ipotesi alternative era circolato anche il nome di Anna Maria Tarantola, anche lei vicedirettore generale di Bankitalia. Ma in realtà, riferiscono fonti autorevoli, la Tarantola non ha mai avuto davvero la chance di farcela. Fino all’ultimo, invece, è stato in corsa Lorenzo Bini Smaghi, componente del comitato esecutivo della Bce: ancora in mattinata era ritenuto il favorito nella successione a Draghi. Su Bini Smaghi aveva scommesso in particolare Berlusconi nella speranza di superare lo stallo sulla spinosa nomina. Tuttavia, secondo quanto ha ricostruito Linkiesta, l’economista fiorentino avrebbe commesso alcuni passi falsi, in particolare un’intervista al Corriere, con cui si è alienato la neutralità del Quirinale. Resta, comunque, da risolvere il nodo diplomatico al vertice della Bce. Il presidente francese Nicolas Sarkozy ha infatti appoggiato la nomina di Draghi alla presidenza della Banca centrale europea in cambio delle dimissioni di Bini Smaghi dal comitato esecutivo, per far posto a un rappresentante francese.

 

Visco, napoletano, sposato, tre figlie – nessuna parentela con il Vincenzo che fu ministro del governo Prodi – vanta un curriculum denso di studi e pubblicazioni scientifiche, nonché un percorso di incarichi internazionali più che brillante. Si è laureato nel 1971 in Economia e Commercio alla Sapienza di Roma, discutendo una tesi sull’incorporamento dell’aumento dei prezzi nel tasso d’interesse con il professor Federico Caffè, economista indimenticato e maestro anche di Draghi. Assunto nel 1972 in Banca d’Italia, si è poi perfezionato presso la University of Pennsylvania. Al ritorno in Italia ha cominciato a lavorare al servizio studi di Via Nazionale, diventandone capo nel 1990. In quegli anni ha coordinato il gruppo di lavoro per la costruzione del Modello trimestrale dell’economia italiana e ha rappresentato la Banca d’Italia in organismi nazionali e internazionali, fra cui l’Ocse e l’Unione europea. Proprio all’Ocse, dal 1997 al 2002, Visco è stato capo economista e direttore dell’Economics Department, un ruolo che lo ha fatto conoscere e apprezzare a livello internazionale. Con il ritorno in Bankitalia ha ripreso, infine, la carriera che lo ha portato, a inizio 2007, ai gradi di vicedirettore generale.

Gli appassionati delle ricorrenze storiche rilevano che negli annali di Via Nazionale è la seconda volta che un vicedirettore generale supera in dirittura di arrivo il suo immediato superiore. La prima volta accadde nel 1993 quando il vicedirettore generale Antonio Fazio divenne governatore, sorpassando il direttore generale Lamberto Dini. In quell’occasione – l’allora governatore Carlo Azeglio Ciampi si era appena dimesso per assumere la carica di presidente del Consiglio – Fazio fu favorito dalla rivalità fra la candidatura “naturale” di Dini e quella Tommaso Padoa Schioppa, anche lui vicedirettore generale, sostenuto dallo stesso Ciampi. E anche Fazio, come Visco, è stato direttore centrale per la ricerca economica.

Come economista Visco si è occupato di questioni relative alle aspettative sui prezzi, alla crescita, alla riforma delle pensioni e all’impatto della conoscenza nello sviluppo economico. Proprio su quest’ultimo tema, ha pubblicato un saggio (“Investire in conoscenza”, il Mulino) che suggerisce di perseguire più alti livelli di istruzione e formazione allo scopo di stimolare la crescita economica. Di fronte ai grandi cambiamenti globali (scambi commerciali, tecnologia, flussi migratori) – è la tesi di Visco – occorre «accrescere il capitale umano di cui dispone il nostro paese». Quanto al fisco, nel corso dell’audizione al Senato dello scorso 30 agosto, ha messo in chiaro il suo pensiero: il cuneo fiscale che pesa sui redditi dei lavoratori può essere ridotto e «compensato da un aumento del prelievo sugli immobili oppure dell’Iva».

Testo ripreso da linkiesta.it

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