I requisiti impossibili richiesti dalla normativa Basilea 3

Con la dizione di Basilea 3 si indica una complessa regolamentazione che si è andata approvando nel corso del 2010 ed è incentrata sul rafforzamento patrimoniale minimo, o necessario, delle banche.

Basilea 3 è venuta a maturare come soluzione per raggiungere una maggiore stabilità del sistema bancario nelle attuali condizioni di crisi dei mercati, e segue e si aggiunge alla regolamentazione detta di Basilea 2.

Basilea 2 era entrata in vigore nel gennaio del 2007, ed era stata costruita su tre pilastri: quello dei requisiti patrimoniali; quello del controllo delle autorità di vigilanza ed infine quello della disciplina di mercato e trasparenza.

La tesi che con questo articolo si vuole sostenere è che Basilea 3, per l’impianto che le è stato dato, provocherà un progressivo e grave soffocamento del sistema del credito, che è elemento essenziale, linfa vitale, per una agognata ripresa dello sviluppo economico dalle attuali condizioni di così grave crisi.

Su Basilea 2 si è detto molto. Così tanto e genericamente si è parlato, che probabilmente si perso l’aspetto forse importante della sua genesi fondativa, ovvero quello che affonda le radici nei desideri del sistema bancario di far decollare il nuovo mercato dei prodotti finanziari, più o meno complessi, costruiti mettendo a sottostante il debito cartolarizzato.

Basilea 2 – di fatto – si è comportata come la piattaforma operativo strategico-bancaria della valutazione dei crediti, che in passato venivano in massima parte detenuti nella pancia delle banche stesse, compreso il connesso rischio.

Debito, debito cartolarizzato, derivati finanziari con rating costruiti sul debito cartolarizzato ed anche dotati di rating, è stata la catena di produzione da cui si è originata la sbornia collettiva della finanza derivata, che ha dato grande euforia e benessere sfrenato ed insostenibile – poiché ad esempio – faceva in odo da indurre chiunque ad acquistare casa anche chi non se la potevano permettere.

Questo perché, vie era comunque certezza di poter cartolarizzare questi mutui (subprime) e costruici sopra dei bei prodotti finanziari salsiccia e dotati di salsa piccate ed appetitosa del rating, e che potevano essere bellamente offerti e mangiati sulle tavole imbandite dei portafogli di ignari comensali/risparmiatori.

L’indigestione e diarrea sta emergendo in questi anni con i fortissimi mal di testa e di pancia dei mercati, a anche nelle banche meno preparate a questa rivoluzione epocale dell’appetito del sistema del credito e di allocazione del finanziamento di tale credito sui mercati finanziari.

Le banche fondamentalmente si sono accorte (ma ci si dovrebbe domandare come potevano non accorgersi) di aver concesso crediti a “gogò” (nel felpato gergo bancario vien detto che le banche sono state “poco prudenti”), e l’esistente “limite normativo” impacciava, era d’inciampo alle banche. Il limite a cui ci riferisce come “incentrato su una visione semplificata dell’attività bancaria e della rischiosità delle aziende” era in realtà quello di prevedere un accantonamento patrimoniale standard dell’8% sui prestiti concessi.

Basilea 2 è stata la soluzione allora individuata dai banchieri, “perno attorno al quale ruotano le economie mondiali” come giustamente dice wiki, rivoluzionando il secolare rapporti tra banca ed impresa e tra banca e risparmiatori (e non solo).

In sintesi, nella autorevolissima Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI) (in inglese Bank for International Settlements – BIS) la più antica, e potente, istituzione bancaria internazionale, con sede a Basilea, i banchieri – da soli – e senza gli impiccioni o i poco qualificati rappresentanti dei sistemi democraticamente rappresentativi, hanno rifatto le regole delle banche, di tutte le banche del mondo quasi intero.

BRI-BIS patrocina il Comitato di Basilea per la vigilanza bancaria, che è anch’esso un’organizzazione internazionale istituita dai governatori delle Banche Centrali dei dieci paesi più industrializzati (G10). Regole che ovviamente impattano sulle famiglie, sulle imprese, sulla società civile e sulle nazioni. Occorre ricordare che la BRI è una Spa posseduta da 55 banche centrali, nonché dalla Banca Centrale Europea – BCE.

Centrale è la questione, riportata così da wiki: “la logica del nuovo accordo (Basilea 2, ndr) ruota intorno all’idea che le banche non debbano assumere rischi eccessivi e debbano tutelarsi dai rischi assunti.”

Tutelarsi dai rischi assunti… e come tutelarsi? La tutela – secondo l’impostazione di Basilea 2 – deriverebbe da mastodontici e costosissimi sistemi semi-automatici di impostazione matematico-statistica di valutazione del merito creditizio; sistemi che stimano il “rating”. Tutte le Banche del mondo quasi intero sono chiamate ad adeguarsi a Basilea 2, facendo le tabelline delle classi di merito creditizio e collocando i loro clienti in queste classifiche.

E non si può ignorare in questo contesto l’epocale abrogazione dello Glass-Steagall Act, nel 1999 che separava il mondo bancario nelle vere banche che sono quelle commerciali e che hanno un ruolo sociale di raccolta ed allocazione del risparmio e le banche di affari, che usurpano in un certo senso il nome di banca e che sono più precisamente delle aziende che fanno affari con la finanza.

Senza questa separazione la banca ora diventata “universale” ha dimostrato di non saper ben gestire il conflitto di interessi che le deriva dall’aver in pancia i due mestieri e nel loro intreccio poter meglio lucrare ad esempio con la catena mutui, cartolarizzazioni, derivati finanziari, distribuzione di questi sul mercato, inzeppamento di portafogli di fondi anche pensione.

Due questioni emergono in questa impostazione di Basilea 2:

prima: l’affidabilità dei sistemi di stima del merito creditizio,

seconda: in ogni classe di rischio ha un suo costo del credito e tale costo ha un andamento non lineare tra le classi di rischio.

Ovvero, il costo nel passaggio da una classe di rischio alla adiacente un poco ad essa interiore è più che proporzionale.

La storia dei rating ora ci evidenzia che i sistemi di valutazione del merito creditizio si sono rilevati complessivamente non affidabilissimi e in parecchi casi gravemente insufficienti, anche per una situazione di aggravamento della generale situazione economica che ha scatenato il tritacarne pro-ciclico, ovvero del più che maggiorato costo per un aumentato rischio di credito.

Infatti, chi viene valutato dalle banche rischioso (anche se non lo è in realtà, ma solo le banche fanno le loro inappellabili ed inverificabili valutazioni) dovendo subire un maggior costo per il supposto maggiore rischio, viene comunque appesantito dal fardello degli interessi passivi maggiorati ed a questo punto si innesta il ciclo negativo di peggioramento della visione bancari, ancora maggiori costi.. e così via… pro-ciclicamente.
Insomma, con l’attuale grave crisi economica questo sistema di stima e di costi del debito complesso ed insufficiente, stava per inciampare su se stesso, evidenziando le sue instabili basi logiche (che, ripetiamo, sono la stima inaffidabile del rischio di credito ed il meccanismo pro ciclico dato dai costi man mano aggravati.

Per risolvere queste gravissime magagne di Basilea 2, cosa hanno pensato alla BIS? I banchieri, sostanzialmente da soli, hanno concepito Basilea 3, un sistema di regole altrettanto complesso e sostanzialmente basato su una maggiore capitalizzazione delle Banche e parametri per la liquidità.

Scenari di difficile ricapitalizzazione che il mercato sconta alla velocità del bit/secondo e degli stress test.

Basilea 3 impone – di fatto – un sistema parecchio costoso incentrato sulla maggiore capitalizzazione dell’intero sistema bancario.
Costi che inevitabilmente verranno scaricati sulle imprese e sulla economia reale; con grande rischio di appesantirle se non di azzopparle. Basilea 3 viene fino ad ora presentata come l’unica soluzione utile e necessaria per mettere le cose a posto. Si tralascia di specificare che questa intelaiatura è piuttosto sbilanciata sul versante bancario e non particolarmente attenta alla attuale situazione economica.

Occorre quindi ragionare attentamente sul fatto se Basilea 3 abbia più lo scopo di salvare la traballante Basilea 2 rispetto ad uno sforzo molto più impegnativo a anche molto più utile, di mettere a posto le cose andando ad incidere direttamente alla radice dei problemi che è, appunto, la fragilità dell’impostazione di Basilea 2.

 

Articolo ripreso dal sito dirittobancario.it