I numeri sul credito bancario raccontano una strana storia in questo 2016

All’interno dell’onda di ottimismo che si sta propagando in questo periodo è entrata anche la prospettiva di una decisa riapertura dei rubinetti del credito, spinta dalla liquidità della BCE e dal QE e dagli annunci delle banche che vogliono tornare sul mercato dei finanziamenti alle imprese.

Da un punto di vista teorico e qualitativo sono abbastanza convinto che l’assegnazione dei budget 2016 alle reti bancarie sia stata più positiva e contenga maggiore stimolo a fare impieghi rispetto all’anno passato. Concretamente però i segnali della ripresa del credito sono ancora debolissimi, come lo sono quelli sui consumi e sulla produzione industriale, motivo per cui senza perdere la piccola dose di ottimismo starei ad attendere segnali più concreti.

I numeri ci vengono in aiuto e sono numeri ufficiali della Banca d’Italia che dicono che almeno fino a gennaio di aumento del credito se n’è visto poco. A gennaio lo stock di prestiti alle imprese è salito di soli 3,5 miliardi su 810 totali, ben lontano dagli 837 miliardi di gennaio 2015 e dagli 865 di gennaio 2014.

In compenso la salita delle sofferenze non si arresta, supera la quota 131 miliardi per le sole imprese più del doppio rispetto a gennaio 2011, raccontando tutto il dramma dell’intermediazione bancaria che cala nei volumi e cresce nella componente con bassa aspettativa di rientro.  Le banche osservano con speranza il tasso di ingresso di nuove sofferenze e traggono auspici positivi dal rallentamento, ma i dati percentuali parlano di crescite sempre superiori al 15% anno su anno, dopo avere toccato punte del 34%.

E’ su questo dato che si appuntano molti dei ragionamenti centrati sulla futura redditività delle banche o sui vantaggi che possono derivare dalla creazione della Bad Bank.

Se davvero la grande pulizia dei bilanci è avvenuta nel triennio 2012-14 (ndr. e chi ci crede…..???!!!!), se la crisi morde un po’ meno e il portafoglio impieghi è ben presidiato, allora è possibile vedere rientrare questi tassi di crescita su livelli ‘fisiologici’ e sperare in un ritorno alla normalità. Per il momento però ci sono più SE che certezze.

Rimane da fare un’ultima precisazione: la variazione dello stock di credito alle imprese è ovviamente un saldo netto tra nuovi finanziamenti erogati e finanziamenti scaduti e ritirati. Il saldo si muove poco, ma questo non significa che le banche non stiano concedendo finanziamenti.

Un anno fa, però, i dati mostrarono un +23 miliardi tra dicembre e gennaio, quest’anno solo +3,5 mld. Dunque ancora nebulosa la ripresa del credito in Italia. I vertici delle banche sono moderatamente ottimisti, registrano maggiore domanda di credito e maggiore propensione all’investimento delle imprese, la risposta ci arriverà sempre dai numeri dei prossimi mesi. Per il momento il confronto su base annua continua a mostrare numeri negativi e una serie incerta che dopo un trend di miglioramento fino a novembre segna una caduta rilevante rispetto allo scorso anno.

Articolro ripreso da linkerblog.biz – autore: F_Bolognini

 

 

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