I makers veri e propri artigiani digitali del futuro

Dietro agli artigiani digitali c’è molto più di una professione o semplice creatività. Quello di makers è un vero e proprio fenomeno culturale che si è diffuso nell’ultimo decennio, prima negli Stati Uniti e ora anche in Europa. Nasce dalla digitalizzazione ed è forse proprio uno dei risultati più interessanti della rivoluzione digitale.

Makers: chi sono i nuovi artigiani digitali?

C’è chi vede nei makers una nuova forma innovativa di fai da te. In effetti gli artigiani digitali progettano e producono oggetti avvalendosi delle nuove forme di tecnologia. Usare le stampanti 3D per realizzare gioielli o addirittura costruzioni come case è un esempio di artigianato digitale.

I makers sono prima di tutto dei creativi, ma spesso anche professionisti provenienti da settori più disparati come ingegneria, robotica o elettronica. A volte il loro obiettivo è quello di rendere accessibili a un numero sempre più vasto di persone, oggetti fino a quel momento destinati solo a pochi e ricchi fortunati. È successo ad esempio quando nel 2009 il maker americano Bre Pettis, appassionato di robotica, realizzò la prima stampante 3D a circa mille dollari. Un prezzo bassissimo, se paragonato ai cento mila dollari delle stampanti 3D in commercio fino a quel momento.

Il successo sul mercato lo spinse a creare la Makerbot, prima startup e ora azienda avviata, leader nel campo della produzione di stampanti 3D low cost. La storia di Pettis è solo uno dei tanti esempi di come dall’invenzione di un artigiano digitale possa nascere un vero e proprio business.

Altri makers, invece, producono per puro divertimento oppure spinti da un hobby o da molta fantasia. Capita così che nascano invenzioni curiose come PosturAroma , una collana che vuole unire l’utile al dilettevole: registra la nostra postura e, emanando una fragranza profumata, ci ricorda di tornare in posizione eretta.

Makers, i nuovi artigiani del digitale

Possiamo quindi pensare ai makers come a degli inventori dell’era del web. I creativi sono sempre esistiti ma il fenomeno dei makers non potrebbe esistere senza il digitale. Non solo perché questa nuova classe di artigiani si avvale di soluzioni hi-tech, ma anche perché il movimento dei makers è molto legato a un principio basilare dell’era del web, quello della condivisione.
Gli artigiani digitali provengono spesso da ambienti accademici o da spazi di innovazione creativa in cui esperti digitali collaborano allo sviluppo di nuove applicazioni.
Infatti, spesso gli artigiani del digitale lavorano utilizzando applicativi free, cioè software a licenza libera, aperti a tutti.

Il libero accesso all’utilizzo dei programmi favorisce la condivisione dei risultati ma anche un impegno reciproco per lo sviluppo e l’implementazione di nuovi applicativi.
Con la loro attività i makers operano, quindi, su almeno tre fronti dando un prezioso contributo allo sviluppo di:
•    applicativi informatici e digitali: implementando le funzionalità dei software
•    settore di appartenenza/interesse del maker: l’edilizia nel caso della stampa 3D di case, per riprendere l’esempio di prima o la robotica se ripensiamo a Bre Pettis
•    prodotti: le invenzioni degli artigiani digitali spesso sono un successo per il mercato e stimolano così la concorrenza

Maker faire e altri eventi

Uno dei più grandi promotori del movimento degli artigiani digitali è il magazine Make, fondato nel 2005 allo scopo di diffondere la cultura del movimento e mettere i makers in contatto tra loro. Ed è proprio Make che organizza ogni anno la Maker Faire, un meeting di makers che ormai vanta cifre record di anche 65000 visitatori. La prima edizione fu nel 2006 in America ma la formula ebbe così successo da essere poi replicata ogni anno, anche nel resto del mondo.

Le Maker Faire sono il punto di incontro di artisti del digitale, un’occasione in cui presentare i propri progetti, divulgare le nuove tendenze e riflettere sugli scenari futuri. Gli eventi sono un susseguirsi di workshop e presentazioni rivolti a persone di ogni età e professione, dagli esperti sino ai semplici curiosi. L’atmosfera è spesso ludica e di festa: insomma, in un mix perfetto tra lavoro e divertimento, i makers hanno modo di ottenere visibilità, farsi conoscere e avviare collaborazioni professionali.
Ritorna, quindi, ancora una volta il tema della condivisione, vitale nel web e, come abbiamo visto, anche nella cultura dei maker.

Gli artigiani digitali in Italia: il caso Arduino

In Italia il fenomeno è più recente ma, nel giro di pochi anni, si è diffuso in maniera esponenziale. La prima tappa risale al 2011 quando fu allestito il FabLab, un laboratorio di idee legate al mondo digitale. Siamo a Torino, in occasione dei 150 anni dell’Unità di Italia e all’interno della mostra “Stazione Futuro”. Il curatore è Riccardo Luna, all’epoca direttore di Wired, ed è proprio lui che ebbe l’idea del FabLab. Doveva essere un laboratorio temporaneo invece si è trasformato in un’associazione culturale e in un makerspace permanente, punto di incontro di artigiani digitali e creativi 2.0.

Torino è sempre stata terreno fertile per i maker. Lo era stata già nel 2005 quando in Italia ancora non si sapeva cosa fossero gli artigiani digitali. Proprio in quel periodo nasceva a Ivrea il progetto Arduino inventato dall’ingegnere Massimo Banzi. Si trattava di una piattaforma hardware la basso costo con cui era possibile creare circuiti per molte applicazioni. Le istruzioni erano online e aperte a tutti e questo ha rivoluzionato il settore. Arduino ha avuto successo e impiego a livello mondiale e Massimo Benzi è diventato uno dei primi artigiani digitali, ora attivamente impegnato nella diffusione del movimento dei maker.

Fonte: undigital.it

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