I dipendenti pubblici non possono piu’ fare una causa di lavoro

Come un cancellino che cassa via i vecchi compiti dalla lavagna, così, proprio così, sono stati archiviati alcuni tra i più importanti diritti dei lavoratori nel settore pubblico.

E mentre tutti parlano dei contenuti più direttamente economici della manovra Monti, ecco che all’articolo sei, nella distrazione generale, trova spazio un testo che in sostanza elimina l’istituto della causa di servizio e quindi dell’equo indennizzo.

Ai lavoratori del pubblico impiego rimarrà solo la tutela dell’assicurazione obbligatoria, ma non potranno più presentare richiesta di infermità derivante da causa di servizio, equo indennizzo e pensione privilegiata.

E d’altro canto il trattamento assicurativo previsto per i privati di fatto si applica non a tutti i lavoratori pubblici come l’equo indennizzo e la pensione privilegiata, ma solo a quelli che sono applicati a determinati macchinari o a specifiche attività, individuate come pericolose nell’ambito dell’ordinamento dell’Inail.

La norma è un po’ tecnica ma vale la pena leggerla integralmente: «Ferma la tutela derivante dall’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni e le malattie professionali, sono abrogati gli istituti dell’accertamento della dipendenza dell’infermità da causa di servizio, del rimborso delle spese di degenza per causa di servizio, dell’equo indennizzo e della pensione privilegiata. La disposizione di cui al primo periodo del presente comma non si applica nei confronti del personale appartenente al comparto sicurezza, difesa e soccorso pubblico».

In poche parole verrà abolita la causa di servizio (o quanto meno sarà sospesa a tempo indeterminato). Le casse sono vuote, insomma, e quindi si salvi chi può.

E i sindacati? Hanno indetto uno sciopero per i lavoratori del pubblico impiego, lunedì prossimo, ma nei comunicati e nelle motivazioni non v’è traccia di questa norma. Incroceranno le braccia contro la riforma previdenziale, la riduzione del potere d’acquisto degli stipendi, i tagli alle pubbliche amministrazioni, il rinnovo dei contratti, la riorganizzazione degli enti previdenziali.

Ma sembra che non si siano accorti di questa novità che, se entrasse in vigore così com’è, sarebbe la pietra tombale, ad esempio, per tutte le cause di lavoro per mobbing, giusto per citare una patologia sempre più diffusa dietro le scrivanie.

Se un lavoratore pubblico dovesse subire un danno fisico e alla propria salute nell’esercizio delle sue funzioni, non potrà rivalersi sul datore di lavoro al pari dell’impiegato nel settore privato.

Gli unici ad accorgersi che qualcosa sta cambiando per sempre sono i sindacalisti dell’Usb (unione sindacale di base) e i lavoratori stessi che infatti stanno riempiendo i blog di commenti. E i toni non sono propriamente benevoli verso il governo.

Chi potrà colpire questa norma? «Chiunque si ammala lavorando. Compresi i malati di amianto, ad esempio, ce ne sono anche nel comparto pubblico – ci dice l’avvocato Ezio Bonanni presidente dell’Osservatorio amianto ed esperto di vertenze che riguardano il mondo del lavoro – ma anche chiunque sia stato colpito da infermità».
Esclusi militari e personale del soccorso pubblico e della pubblica sicurezza.

«La nostra Associazione – continua Bonanni – adirà tutte le competenti sedi, non escludendo una pregiudiziale di illegittimità costituzionale, oltre alle iniziative di mobilitazione già in corso in tutta Italia, e all’appello a tutte le autorità istituzionali e forze politiche affinchè non si prestino ad avallare dette modificazioni, contrarie allo stesso principio di uguaglianza, oltre che di equità e di giustizia, rispetto a chi è stato già pesantemente pregiudicato in seguito ad una patologia per causa di servizio».

 

Articolo ripreso da linkiesta.it

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