I contribuenti inglesi devono rassegnarsi il salvataggio delle banche inglesi cadra’ interamente sulle loro tasche

Quando il governo britannico ha deciso di nazionalizzare Lloyds Banking Group e Royal Bank of Scotland, i contribuenti – che di fatto avevano finanziato l’operazione – ritenevano che, a questa data, lo Stato britannico avesse la possibilità di vendere le proprie quote dei due istituti. E soprattutto che ne potesse ottenere un profitto che lo ripagasse, almeno in parte, dell’investimento effettuato.

Ma al momento la situazione è ben diversa.

Lo rivela il quotidiano Guardian, che pubblica un grafico interattivo dell’andamento delle quotazioni azionarie dei due gruppi bancari negli ultimi tre anni. E riassume dettagliatamente la complessa operazione di nazionalizzazione, annunciata esattamente tre anni fa e portata avanti in diverse tranches fino al mese di dicembre del 2009. Si è trattato di un intervento dal costo totale di 68,5 miliardi di sterline, che ha fatto schizzare il deficit pubblico a livelli senza precedenti (l’11,1% del pil), obbligando lo Stato a ricorrere ad aumenti delle tasse e pesanti sforbiciate alle politiche sociali, di cui i cittadini stanno ancora facendo le spese.

Le quote, all’epoca, avevano un valore superiore ai 60 miliardi di sterline. Attualmente la perdita subita dai contribuenti ammonta a 10 miliardi di sterline per Lloyds e 22 per RBS. Per un totale di 32 miliardi di sterline. Sono diversi i fattori che sono stati messi sul banco degli imputati. In primis la crisi dei mercati finanziari che ha un pesante impatto sulle quotazioni delle banche europee.

O le prospettive di riforma del settore bancario d’Oltremanica, che – in seguito al rapporto della commissione Vickers – sembrano andare nella direzione della separazione delle banche d’affari dal retail. Ma nello specifico, secondo il quotidiano britannico, ciò dimostra che il salvataggio pubblico nel 2008 non era di entità sufficiente per garantire che il sistema bancario nazionale fosse veramente – e stabilmente – al sicuro. E che ci vorrà ancora tempo per togliere definitivamente questo peso dalle spalle dei contribuenti.

Articolo ripreso dal sito valori.it

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